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| Papa Leone XIV incontra i migranti a Las Palmas de la Gran Canaria l'11 Giugno - Foto Vaticano |
Il monito di Leone XIV dalla Spagna: «La Chiesa s'inchina davanti alla dignità dei profughi»
I1 viaggio di Leone XIV in Spagna ha portato un messaggio al Paese, ma ha anche parlato all'Europa. Il Papa ha visitato un Paese europeo dall'antica tradizione cattolica, segnato da una profonda secolarizzazione. Il fenomeno ha alle spalle anche una reazione a quella Spagna, figlia dell'alleanza tra Chiesa e regime franchista, per quasi 40 anni fino al 1975. La Spagna antifranchista, laica, favorevole a nuovi diritti della persona, ostile al modello cattolico di ieri ma anche di oggi, è una componente importante della società. Ma si è visto con sorpresa, specie nei giorni di Madrid, quanta gente - tanti giovani - sia accorsa a partecipare ai momenti liturgici e di preghiera. Il fenomeno è stato più contenuto a Barcellona, anche se sono state importanti le celebrazioni alla Sagrada Familia e in memoria di Antoni Gaudi.
La presenza del Papa è stata rivelatrice di una domanda presente in molti spagnoli: quella di incontrare una parola forte, di fede, autorevole. Non voglio misurare l'intensità della secolarizzazione spagnola, ma affermare che c'è questa domanda diffusa. Essa cresce in un tempo di disorientamento e di guerre verso la presenza serena del Papa della Magnifica Humanitas. Ora la risposta sta alla Chiesa spagnola e al suo impegno nell'intercettare nel quotidiano tanti e diversi cammini di ricerca: «La Chiesa è al servizio di questa sete del cuore umano», ha detto il Papa.
Leone è stato in Spagna per «ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo» e la riconciliazione tra le anime della nazione: la cui storia «suggerisce che non la cultura dello scontro, ma quella dell'incontro genera stabilità e prosperità». Ha criticato la "polarizzazione" e denunciato la tentazione di «guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni». La Spagna migliore è stata quella dei periodi di convivenza, non di scontro. Il Papa ha concluso l'incontro con mezzo milione di giovani a Madrid con un forte invito: «Voi potete cambiare la storia! Fatelo con amore».
Una decisiva frontiera di cambiamento riguarda immigrati e rifugiati. Il Vangelo - ha detto a Las Palmas de la Gran Canaria - «ci strappa dal posto comodo dello spettatore... ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame, dalla violenza, dopo il deserto, la notte, il mare». La Chiesa di Leone si è inchinata davanti alla dignità dei migranti: «Non siete numeri, né fascicoli!».
Il loro dramma si fa «esame di coscienza per la comunità internazionale, i Paesi di transito e d'origine, che devono creare condizioni di vivibilità», e «per l'Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l'Atlantico siano cimiteri senza lapidi». C`è diritto a rimanere nel proprio Paese senza fame e guerra, come a trovare accoglienza.
Questa complessa visione dei migranti (non solo del fenomeno migratorio) spiazza le politiche europee di respingimento o remigrazione, richiama i Paesi d'origine alla responsabilità. La Chiesa ha una visione globale dei migranti. Essere "cattolici" vuol dire non essere chiusi nell`unilateralità. Questo non deve indurre a ripensare coloro che si dicono cristiani ma operano per muri e respingimenti, attenti solo all`interesse nazionale, addirittura seminando paure per avere consenso elettorale?
Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 21/6/2026

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