Passa ai contenuti principali

Aoun, l'ultima occasione per salvare il Libano martoriato: il presidente di questo fragile Stato chiede il disarmo di Hezbollah e il dialogo con Israele

Un ritratto del presidente del Libano, Joseph Khalil Aoun, nel suo studio - Foto Wikimedia Commons da Commissione Europea

 I1 presidente del Libano, Joseph Khalil Aoun, ha parlato chiaro a iraniani e israeliani. Ai primi ha chiesto di non usare il Libano, tramite gli sciiti di Hezbollah, nella lotta contro Israele. 

Ai secondi, che stanno occupando sempre più il Paese, ha detto: «Volete davvero vivere in pace? Se è così sediamoci e parliamone». Verso gli Hezbollah, unico movimento armato, è stato duro: «Possono trascinare il Paese intero in una guerra prolungata, ma anche loro non raggiungeranno mai il loro obiettivo». 

Bisogna negoziare per salvare il Libano, che rischia di essere dilaniato dalla crisi regionale. Aoun, non molto noto internazionalmente, s'è imposto all'attenzione di tutti, pur essendo il suo Paese un "vaso fragile" nella regione. 

Dal 1948, con la nascita dello Stato d'Israele, si sono riversati in Libano i palestinesi, oggi 500 mila, tuttora in campi e senza diritti civili. Qui, per un periodo, è stata la sede dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina di Arafat, quasi un governo parallelo a quello di Beirut. Con la guerra civile in Siria e la caduta del regime di Assad (che ha liberato il Libano da un potente controllore), si sono riversati nel Paese un milione e mezzo di profughi siriani. I libanesi sono 5.200.000. Nei primi due decenni dopo la Seconda guerra mondiale, il Libano era chiamato "la Svizzera del Medio Oriente": spazio di libertà, dove arrivavano capitali mediorientali, tra mondo arabo e Occidente. 

Ricordo di aver preso una rivista a Damasco dove c'erano pagine tagliate dalla censura. In Libano la stampa era libera, come il dibattito delle idee, a differenza di tutto il Medio Oriente. Poi venne la terribile guerra civile dal 1975 al 1990, che sconvolse la terra dei cedri. Ma il Libano sa risorgere dalle sue ceneri. Il Paese è un mosaico di 18 confessioni: spesso la religione coincide con una comunità socio-politica. 

Il Libano nasce, con la regia della Francia, dall'accordo tra borghesia maronita e sunnita. I maroniti sono la prima comunità cristiana, seguiti dai greco-ortodossi, greco-cattolici e altri. La presidenza va sempre a un maronita, com'è Aoun, perché i cristiani erano maggioritari (oggi non più, forse meno del 40% dei libanesi). Gli esclusi della costruzione del Paese sono stati gli sciiti, allora i più poveri, oggi - grazie alla crescita demografica - la più grande comunità. Gli sciiti ebbero la prima rappresentanza nazionale nel 1969, grazie all'imam Moussa Sadr, all'origine dell`emancipazione del proletariato sciita, ucciso nel 1978 nella Libia di Gheddafi. Dal 1982 si affermò il movimento Hezbollah con una forza militare vieppiù potente (supportata dall'Iran) e una rete sociale a sostegno degli sciiti, quasi uno Stato nello Stato libanese. 

Oggi Hezbollah è una realtà armata, che ha appoggiato la lotta di Assad contro l'opposizione e che colpisce il Nord d'Israele. Il Libano non è solo una complessa realtà geopolitica e religiosa, ma - secondo Giovanni Paolo II - un messaggio: si può vivere insieme tra cristiani e musulmani. La storia conflittuale del Medio Oriente ha logorato questo messaggio, che resta però fondamentale. L'Italia, col suo contingente Onu, ha sempre considerato decisiva l'esistenza di questo Paese. Il Libano ha bisogno che tutti i libanesi s'impegnino nel rafforzare lo Stato. Aoun va sostenuto e qui la comunità internazionale ha un grande ruolo.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 14/6/2026

Commenti

Post popolari in questo blog

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...