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Visualizzazione dei post da 2016

La funzione sociale della Chiesa non è ancora stata compresa

Le storie della Shoah raccontante dai volti di vittime e persecutori in una mostra a Roma

Le storie della Shoah non finiscono mai di rivelare qualcosa di nuovo. Non basta l'evocazione retorica di quella vicenda, come talvolta è avvenuto con la Resistenza. Anzi questo crea il fastidio di un rituale. Invece la Shoah va narrata e studiata sempre più in modo approfondito. Se si scava, si trova tanta umanità dolente e s'incontrano inedite dimensioni dell'inferno che è stata. Del resto questo era il metodo dei rabbini e degli studiosi ebraici della Bibbia, che scavavano nella pagina della Scrittura, approfondendola con nuove spiegazioni. Metodo, ripreso e rilanciato, dalla lectio dei Padri della Chiesa sulle pagine bibliche. La Shoah ha tanti volti. Il suo volto romano mi ha sempre interrogato. A Roma la Shoah è scoppiata, improvvisa, dopo 1'8 settembre, mentre gli ebrei, in gran parte, si sentivano al sicuro. La caccia all'ebreo è avvenuta in modo rapido, drammatico, intrecciandosi con la presenza della Chiesa a Roma sott

Aleppo non c'è più. Ricominciare sarà difficile

Aleppo - scrive Andrea Riccardi - era un simbolo di convivenza. Ma dopo tanto odio - si chiede il fondatore di Sant'Egidio - come sarà possibile vivere insieme? Aleppo è libera? Prima di tutto è stata distrutta nella sua struttura urbanistica, nella vita dei suoi cittadini, nel suo animo profondo. È stata distrutta da una guerra folle. La ribellione, nelle sue diverse fasi e organizzazioni, ha preso in ostaggio la vita di tanti aleppini e interi quartieri, trasformati in luoghi di resistenza alle forze armate del presidente siriano. È stato u n dramma umanitario d'incredibili proporzioni. La lotta armata non vale il martirio di una città e dei suoi abitanti. D'altra parte, i siriani di Assad con i loro alleati sono stati spietati sino alla fine. I russi sono entrati in campo nel 2015. Ma, dal dicembre 2013, l'aviazione siriana sgancia barili di esplosivo sui quartieri controllati dai ribelli. È stata una vicenda atroce che mostra come

L'eredità di Paolo Prodi: Un metodo per interpretare il presente «nel fiume di parole che scorre»

Paolo Prodi è stato uno storico europeo con salde radici nel mondo tedesco (si pensi al rapporto fecondo e discepolare con lo storico del Concilio di Trento, Hubert Jedin), ma espressione della storiografia italiana (la scuola di Delio Cantimori). Oggi, con la sua scomparsa, misuriamo l'ampiezza della ricerca, cui ha lavorato fino alla fine. Molto giovane pubblicò studi sul Concilio di Trento e due volumi sul cardinal Gabriele Paleotti (il primo nel 1959 a ventisette anni), figura decisiva specie in rapporto all'arte postridentina. Nella maturità, ha segnato la ricerca storica con pietre miliari, quali Il Sovrano Pontefice , in cui mostrava come lo Stato papale non fosse, sulle soglie dell'età moderna, solo un relitto medievale, ma un soggetto rilevante tra gli Stati moderni, che ha condotto a un'incorporazione della religione e delle forme sacrali nella politica, oppure lo studio sulle origini del dualismo contemporaneo tra coscienza e diri

Pochi capirono il nuovo slancio vitale dei giovani durante l'alluvione di Firenze

Nel mese scorso, in occasione del cinquantenario, si è molto parlato della vicenda dell' alluvione di Firenze del novembre 1966 . Sono emerse testimonianze e immagini. Soprattutto, a distanza di cinquant'anni, si è meglio valutata la portata di quell'evento, non solo per le distruzioni operate (700.000 tonnellate di fango si rovesciarono sulla città), ma per l'impatto sui fiorentini e sugli italiani. La città ferita attirò l'attenzione e l'aiuto di tanti italiani, che accorsero rapidamente a soccorrere i suoi abitanti. Fu un fatto eccezionale. Se ne accorse don Lorenzo Milani, isolato nella sua montagna di Barbiana ma attento a quanto succedeva. Con i suoi ragazzi fece raccolte per gli alluvionati. Ma, soprattutto capì, che c'era un clima nuovo tra i giovani e la gente: parlò di un ritorno al clima unitario della guerra, tanto che "preti" e comunisti lavoravano insieme . Firenze ferita, infatti, fu sentita

Periferie tra disagio e nazionalismi. Rinasca una politica che sappia ascoltare

Nell'analisi del recente voto referendario in Italia di Andrea Riccardi , affidata alle pagine di Famiglia Cristiana, con il titolo "Passato il referendum, rinasca la politica, si leggono le motivazioni profonde di una protesta che si è espressa soprattutto nelle periferie e tra i giovani. "Senza una rinnovata politica si scivolerà nel populismo - scrive il fondatore di Sant'Egidio - E per rinnovarsi bisogna ascoltare" Nelle periferie ha vinto il no, anche se non è stato solo un voto periferico. A Roma, nei due municipi con il reddito più alto ha vinto il sì. Nel resto della capitale il no: nel VI Municipio, periferico e a reddito basso, il no ha superato il 70%. A Milano in città ha vinto il sì con il 51,13%, che invece in provincia ha raggiunto solo il 47,38%. Il Mezzogiorno ha votato compattamente no, con punte oltre il 70% in Sardegna e Sicilia. C`è stata anche una frattura generazionale: il no ha avuto successo tra i giovani e il sì

Perché il comandante Fidel era così attento al mondo cristiano

Questo articolo di Andrea Riccardi è apparso sul magazine "Sette" del Corriere della Sera del 9 dicembre 2016 Fidel Castro, da poco scomparso a novant'anni, è stato uno dei pochi leader comunisti a incontrare tre Papi nel suo Paese. Il primo incontro, quello con Giovanni Paolo II, è stato un fatto storico. Il Papa era aureolato dalla fama di vincitore del comunismo nell'Est europeo, ma Fidel giudicò di grande interesse accoglierlo a Cuba. La stampa internazionale accese i riflettori sull'isola, come mai era avvenuto. Successivamente Fidel, non più capo di Stato, ha voluto incontrare Benedetto XVI (cui ha chiesto consiglio su alcune letture) e Francesco, che visitavano Cuba. Nonostante la sua coerenza ideologica, Castro ha avuto sempre un interesse particolare per il cristianesimo , non solo perché ha studiato dai fratelli cristiani e dai gesuiti all'Avana. Ha rivendicato come, a differenza di altri regimi comunisti, a C

Nell'indifferenza del mondo Aleppo muore. Davanti alla storia diciamo: Io non ci sto!

Andrea Riccardi, dopo le ultime vicende della guerra siriana che hanno ancora una volta avuto il loro centro nella città di Aleppo, torna a chiedere una mobilitazione delle coscienze perchè si metta fine alla tragedia della popolazione civile stretta tra due assedi. Il secondo decennio del XXI secolo è marcato dalla follia della guerra siriana e della distruzione di Aleppo . Tante volte abbiamo denunciato il dramma di questa città assediata dal 2012, e ridotta allo stremo. Una nuova Sarajevo. E ben più grande! Abbiamo lanciato un appello, Save Aleppo , per una tregua che avrebbe potuto salvare tante vite umane, risparmiare dolori, non distruggere un prezioso tessuto urbano e tanti monumenti. Non c'è stato interesse da parte delle forze in campo e degli Stati coinvolti: non contava salvare Aleppo, ma affermare le proprie posizioni. Chi vincerà sarà il macabro padrone delle rovine. Tutti avranno un immenso conto da pagare con la storia. Non si è volu

La scomparsa del leader Fidel e il giudizio della storia

Andrea Riccardi, grazie al suo ruolo nella Comunità di Sant'Egidio,  di cui è fondatore, ha avuto l'occasione di incontrare due volte Fidel Castro, parlandogli di questioni umanitarie. In questo editoriale scritto per Famiglia Cristiana, ne esamina la figura. Fidel Castro è morto. Infuria la polemica sul leader defunto. Obama, con saggezza, ha dichiarato: «La storia giudicherà l'enorme impatto di questa singolare figura sulla gente e sul mondo attorno a lui». Sì, la storia giudicherà le sue realizzazioni e il mito creatosi attorno alla sua figura. La dichiarazione americana mi ha ricordato una frase del giovane Fidel, nel processo del 1953 per il fallito attacco contro Batista:  «Condannatemi. Non importa. La storia mi assolverà». Aveva 27 anni e già pensava di entrare nella storia. Poteva essere un episodio banale. Fu un inizio. Il "comandante" ebbe la capacità di creare un gruppo di combattenti e rientrare nell'isola. D

Dieci anni dopo, ricordare don Andrea Santoro

Andrea Riccardi e il cardinale Leonardo Sandri hanno ricordato, nella basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme, don Andrea Santoro, ucciso dieci anni fa a Trabzon, in Turchia. In questo ultimo appuntamento programmato per ricordare la figura di questo testimone del Vangelo, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ha affrontato un aspetto centrale nella spiritualità del sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, quello del dialogo interconfessionale e interreligioso. «Il dialogo tra le diverse confessioni cristiane e le religioni abramitiche era molto sentito da don Andrea e fu portato avanti anche nel corso dei trent'anni romani attraverso numerosi pellegrinaggi in Terra Santa, fino a creare, dopo la partenza in Anatolia, l'associazione Finestra per il Medio Oriente». Dopo l'intervento di Riccardi, è seguita la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orie

Francesco primo Papa globale. Vuole una Chiesa larga, misericordiosa e attrattiva

Francesco è, per tanti aspetti, il primo Papa globale. Nella sua Chiesa si discute di più. Anche vescovi e cardinali esprimono le loro perplessità verso il Papa in privato e pure in pubblico (fatto inedito nel cattolicesimo). Recentemente, quattro cardinali hanno chiesto chiarezza sul testo dell'Amoris Laetitia, con rispetto, ma decisione. Ma non si tratta solo di dottrina. Le priorità di Francesco non fanno l'unanimità. Parlando al Giubileo delle persone escluse, ha detto la sua idea di Chiesa: «Apriamo gli occhi al prossimo, soprattutto al fratello dimenticato ed escluso... Lì punta la lente d'ingrandimento della Chiesa. Che il Signore ci liberi dal rivolgerla verso di noi. Ci distolga dagli orpelli che distraggono, dagli interessi e dai privilegi, dagli attaccamenti al potere...». Francesco vuole una Chiesa povera e dei poveri, come ha detto fin dall'inizio. La Chiesa è, per lui, una "lente d'ingrandimento" centra

Servizio civile, una scuola di cittadinanza, integrazione e lavoro

Finalmente è stato varato, senza restrizioni il servizio civile - afferma Andrea Riccardi che, durante il suo mandato come ministro della Cooperazione e dell'Integrazione, si impegnò a fondo per difenderne l'istituzione e promuoverlo -  Sarà una preziosa occasione di aggregazione e un momento di integrazione e favorirà l'ingresso nel mondo del lavoro. I1 Governo ha dato il via libera alla riforma del Servizio civile. Per anni, la risposta dello Stato è stata restrittiva. Tra il 2007 e il 2011, a fronte di 432 mila domande di giovani tra i 18 e i 28 anni, sono stati messi a bando solo 156 mila posti. Molti gli esclusi per restrizioni di bilancio. Un errore. Si calcola invece che ogni euro erogato dallo Stato per il Servizio civile crei 3,4 euro di attività dei volontari e oltre. Nasce il nuovo Servizio civile universale per la "difesa" d'Italia: incrementa la solidarietà, rafforza la pace tra i popoli, opera per l'inclusione so

Accettiamo la libertà di migrare ..... ma favoriamo la libertà di restare

Andrea Riccardi torna su un tema che gli sta a cuore, quello delle migrazioni e dei migranti. Non un'emergenza, ma un grande passaggio storico. Va gestito, facendo crescere coscienza e cultura, ma anche coinvolgendo insieme i Paesi di arrivo e di provenienza. Un'utopia? L'Europa ha la sensazione di essere assediata dai migranti e dai rifugiati. Le opinioni pubbliche sono molto sensibili: temono l'insicurezza, il terrorismo, la conflittualità interna con gruppi inassimilabili. I populismi soffiano su queste paure, chiedendo ai governi fermezza. Si ripete tante volte che i "miserabili" del mondo intero non possono riversarsi sull'Europa. Nascono politiche, condotte dagli Stati nazionali, spesso incapaci di fronteggiare il fenomeno. Soprattutto, c'è una percezione emotiva dell'invasione . Ma le masse umane in movimento non mirano solo all'Europa. Gli spostamenti in Africa sono massicci. In un campo del Nord del

Trump presidente. Ma papa Francesco.....

"Tra loro c'è stato un conflitto sugli immigrati - scrive Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana di questa settimana. E aggiunge "Ma Bergoglio non è ideologico: a lui interessano solo i poveri" Donald Trump è presidente degli Stati Uniti. Sembrava impossibile, vedendo le cose dall'Europa. Ma è avvenuto. Ora ci s'interroga su che politica farà, perché parte del nostro futuro è determinata dalle sue scelte. Il ruolo degli Stati Uniti resta rilevante anche in un mondo multipolare. Trump appare isolazionista: gli Usa non sono per lui il poliziotto del mondo. L'Europa è lontana. Non sappiamo però quali saranno le scelte del neopresidente, dopo l'ingresso nello studio ovale della Casa Bianca, e quali saranno i condizionamenti dell'Amministrazione su di lui. In cento giorni, si svelerà. Gli Stati Uniti sono stati, dalla Seconda guerra mondiale e con la guerra fredda, la grande e unica garanzia contro la barbarie del

La sfida del neopresidente per ridare al Libano il nome di Svizzera del Medioriente

Andrea Riccardi, nella rubrica "Religioni e civiltà" del magazine Sette del Corriere della Sera dell'11 novembre 2016 analizza la situazione del Libano dopo le ultime elezioni presidenziali, ripercorrendo la storia di questo paese al centro di una regione in fiamme. Il Libano ha finalmente un presidente. Per quarantasei volte il Parlamento non aveva trovato l'accordo su un nome. Sono passati 890 giorni senza capo dello Stato, in una regione in fiamme, con un milione e mezzo di rifugiati su quattro milioni e mezzo di abitanti (senza contare i quasi 450.000 profughi palestinesi). Il presidente è il generale Michel Aoun, cristiano maronita secondo l'accordo intercomunitario: un revenant da una storia complessa che l'ha visto - alla fine degli anni Novanta e della guerra civile - gestire un interim presidenziale con il disegno di liberare il Paese dai siriani che, poi, lo scacceranno. Dopo un lungo esilio, è tornato in patria con una posizione capovolta:

Integrare è un dovere: la visione di Papa Francesco sugli immigrati

Pubblichiamo qui un editoriale su Famiglia Cristiana del 13/11/2016 di  Andrea Riccardi , in cui il fondatore della Comunità di Sant'Egidio riflette sulla visione di Papa Francesco riguardo all'immigrazione e l'accoglienza dei profughi in Europa, a partire dalle recenti dichiarazioni del Papa a un giornalista svedese e dalla visita ai profughi a Lesbo lo scorso aprile. Papa Francesco, di ritorno dalla Svezia, ha parlato di rifugiati e immigrati, rispondendo a un giornalista svedese che lo interrogava sulla paura europea verso chi proviene dalla Siria o dall'Iraq: questi non minacciano la cultura cristiana dell'Europa? Il Papa ha risposto in modo articolato, non ideologico, parlando anche di necessaria «prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato lo si deve integrare». Il Papa cambia posizione? Dall'appello ad accogliere i rifugiati passa a una posizione più realista?

IL PAPA E L'ACCOGLIENZA. PRUDENZA, NON PAURA

Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, scrive oggi, 9 novembre, sul Corriere della Sera parlando delle ultime dichiarazioni di papa Francesco su migranti e rifugiati. Il futuro dell'Europa sta proprio nella solidarietà. Le dichiarazioni di papa Francesco su migranti e rifugiati, di ritorno dalla Svezia, hanno fatto discutere. Il Papa ha avuto qualche espressione che sembrava rimodulare il ripetuto invito ad accogliere: «Ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato non lo si deve solo ricevere, ma lo si deve integrare». Le difficoltà di accoglienza, le paure della gente, le posizioni dei governi (specie dell'Est europeo), le reazioni populiste, la fatica delle parrocchie a ricevere i rifugiati siriani (come il Papa aveva chiesto), avrebbero spinto Francesco a un maggiore realismo, insomma alla «prudenza»?  La questione dei migrant

La visione meticcia del poeta senegalese Senghor, tanto attuale ancora oggi

In un editoriale pubblicato su Sette il 4 novembre 2016, Andrea Riccardi si sofferma sulla figura di Léopold Sédar Senghor, poeta e politico senegalese, incarnazione di una "civiltà eurafricana". Ed è proprio l'idea di "Eurafrica" che emerge più che mai attuale anche nel nostro tempo. C'era un meticcio chiamato Léopold Sédar Senghor. Non figlio di coppia mista. Anzi era un africano, nato in Senegal, quand'era colonia francese. Fu peraltro presidente del Senegal indipendente per vent'anni, dal 1960 al 1980. Era un meticcio di cultura. La sua storia è importante non solo come padre dell'indipendenza senegalese e uno dei rari presidenti africani che lasciò il potere spontaneamente, vivendo gli ultimi anni in Francia senza il conforto delle ricchezze che molti capi di Stato africani portano all'estero. Senghor rappresenta la cultura meticcia tra Africa ed Europa: una "art nègre", come diceva, in lingua francese. La sua grande ope

Dopo il muro di Gorino. Ma sugli immigrati la UE deve fare di più.

In un editoriale pubblicato su Famiglia Cristiana, Andrea Riccardi commenta i fatti di Gorino e analizza la questione dell'accoglienza ai profughi. Un mese fa a Gorino (frazione di Goro, in Emilia) c'è stata la processione con la statua della Vergine, portata da sole donne. Il 14 ottobre, invece, gli abitanti di Gorino (uomini e donne) hanno respinto un altro corteo di donne: 12 rifugiate (una incinta di otto mesi) e alcuni bambini, mandati dalla Prefettura per essere ospitati. La terra di Goro ha un rapporto complesso con l'acqua, tanto che c'è una benedizione del Po, di cui si temono gli straripamenti. A Gorino è avvenuta una brutta storia: un paesetto con meno di 600 abitanti, con tante case vuote, è entrato nelle cronache così. Rabbia, senso di abbandono, paura del futuro hanno portato a un muro improvvisato. Non mi vorrei aggiungere alle giuste condanne. Né soprattutto a quelli che hanno sostenuto la "resistenza" di Gorino. Invece i rifugiati avreb

Il paradosso della Chiesa di Francia

Ha subìto attacchi che volevano ridurne il ruolo sociale. Eppure oggi chiede una più ampia laicità purché favorisca integrazione e convivenza L'assassinio di padre Jacques Hamel, l'anziano sacerdote di Rouen colpito nel luglio 2016 dai terroristi, ha scosso la Francia. Dopo la tragedia, il discorso pubblico della Chiesa cattolica è stato forte e responsabile. Nella poca chiarezza dei discorsi della classe dirigente francese, l'episcopato ha espresso una visione (non confessionale) sul futuro della Francia multiculturale, in cui molti temono la radicalizzazione islamista. La Conferenza dei vescovi di Francia ha pubblicato, recentemente, un documento sul Paese, Dans un monde qui change, retmuver le sens du polilique «Il vivere insieme è ormai infragilito, attaccato, a pezzi», dichiarano i vescovi, ricordando come le idee tradizionali di nazione, patria e Repubblica siano in discussione e, per tanti, non rappresentino più molto a differenza del passato. La crisi non è l

Sotto i colpi dell'Isis è andato in pezzi il mosaico del Medio Oriente

Un mondo è stato stravolto da guerre e violenza fanatica: sarà difficile ricostruirlo Il Medio Oriente è sconvolto. Tutto cambia. Anche i confini tra gli Stati. Ieri c'erano Libano, Iraq e Siria: tre Stati distinti con storie politiche diverse. La loro origine viene dagli accordi Sykes-Picot (dal nome dei negoziatori) nel 1916, tra Francia e Gran Bretagna. Crearono una nuova architettura statuale nel vasto dominio dell'Impero ottomano, che si estendeva dall'Europa all'Arabia, inglobando il Medio Oriente. La popolazione dell'Impero, dominato dai turchi, era varia: accanto agli arabi sunniti, i cristiani (ortodossi, armeni, maroniti, siriaci...), gli ebrei, i curdi, gli yazidi e altri gruppi. C'erano pure altre comunità musulmane: gli sciiti come nell'Iraq meridionale o in Libano, gli alauiti (oggi al potere in Siria con Assad) o i drusi. Il Medio Oriente era un mosaico di etnie e religioni, quando britannici e francesi se lo spartirono: ai primi l&#

Cosa ha detto Andrea Riccardi accogliendo i profughi dalla Siria: i corridoi umanitari, la nostra risposta alla guerra

Andrea Riccardi era lunedì all'aeroporto di Fiumicino, ad accogliere i profughi arrivati dalla Siria con i corridoi umanitari realizzati dalla Comunità di Sant'Egidio. " Un grande benvenuto in Italia. Sono mesi, anni che noi guardiamo la guerra in Siria, contempliamo la nostra impotenza, ci chiediamo che cosa possiamo fare. I corridoi umanitari sono una risposta, non solo della Federazione Evangelica, della Comunità di Sant'Egidio, della Chiesa valdese, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e degli Interni. Sono la risposta della società civile italiana, perchè voi verrete accolti nelle famiglie, nelle istituzioni della società italiana. La presenza di rifugiati siriani ha suscitato una domanda di aiuto e di coinvolgimento grande da parte della società italiana . Voglio ribadire che c'è un'Italia che non vuole ripiegarsi su se stessa non vuole girarsi dall'altra parte, ma vuole intervenire, aiutare. Dobbiamo ringraziare il Ministero degli esteri

In Colombia è finito un misticismo rivoluzionario religioso non la preoccupazione per i poveri

Andrea Riccardi, nella rubrica "Religioni e civiltà" del magazine Sette del Corriere della Sera del 21 ottobre 2016 torna sulla questione della pace in Colombia di cui aveva parlato all'indomani del referendum sulle pagine del Corriere VAI ALL'ARTICOLO Negli Anni 60 molti cattolici credevano che la rivoluzione fosse l'unico modo «per realizzare l'amore verso il prossimo nel terreno temporale». L'accordo di pace tra il presidente colombiano, Santos, e il movimento guerrigliero delle Farc è stato respinto per poche migliaia di voti in un referendum dalla scarsa partecipazione. Ora il presidente deve rinegoziarlo con i suoi oppositori e, ovviamente, con le Farc. Tuttavia una pagina di storia sta per essere voltata: quella pratica della violenza rivoluzionaria. È stata un'illusione, condivisa in tante parti del mondo, che ha prodotto molta sofferenza. Gli stessi dirigenti delle Farc, attive da1 1964, hanno chiesto perdono dei dolor