Passa ai contenuti principali

Dopo il muro di Gorino. Ma sugli immigrati la UE deve fare di più.

In un editoriale pubblicato su Famiglia Cristiana, Andrea Riccardi commenta i fatti di Gorino e analizza la questione dell'accoglienza ai profughi.

Un mese fa a Gorino (frazione di Goro, in Emilia) c'è stata la processione con la statua della Vergine, portata da sole donne. Il 14 ottobre, invece, gli abitanti di Gorino (uomini e donne) hanno respinto un altro corteo di donne: 12 rifugiate (una incinta di otto mesi) e alcuni bambini, mandati dalla Prefettura per essere ospitati. La terra di Goro ha un rapporto complesso con l'acqua, tanto che c'è una benedizione del Po, di cui si temono gli straripamenti. A Gorino è avvenuta una brutta storia: un paesetto con meno di 600 abitanti, con tante case vuote, è entrato nelle cronache così. Rabbia, senso di abbandono, paura del futuro hanno portato a un muro improvvisato. Non mi vorrei aggiungere alle giuste condanne. Né soprattutto a quelli che hanno sostenuto la "resistenza" di Gorino. Invece i rifugiati avrebbero portato vita e futuro nel paese, destinato al declino demografico. Sui rifugiati si è scaricata la rabbia di una popolazione che si sente ai margini. Una brutta storia. Tuttavia ci sono alcuni aspetti da chiarire. Non prendiamocela solo con Gorino. C'è stata una preparazione degli abitanti all'impatto con i rifugiati? L'accoglienza va spiegata e accompagnata. Dopo il rifiuto, il prefetto di Ferrara ha dichiarato: «L'ipotesi di ospitare dei profughi a Gorino non è più in agenda». Cioè i pullman dei rifugiati hanno fatto marcia indietro di fronte alle barricate. Non mi pare ben fatto. Una decisione dello Stato va sostenuta: bisognava provare ancora. Si crea così un precedente contagioso. La festa degli abitanti di Gorino per la "vittoria" è assurda. Ma la decisione andava spiegata prima. Poi, cedere mi pare debole. L'Italia non è Gorino. L'ha rivelato l'accoglienza di tante famiglie e istituzioni ai siriani passati attraverso il canale umanitario della Comunità di Sant'Egidio, Chiesa valdese e Federazione delle Chiese evangeliche italiane. È vero. Siamo sottoposti a una forte pressione: 152 mila sbarcati da inizio anno, in aumento rispetto al 2015, sul livello del 2014. Il programma di ricollocamento europeo dei profughi giunti in Grecia e in Italia è un fallimento: hanno trovato accoglienza 5.600 rifugiati in un anno, quando era stata data disponibilità per 160 mila. I programmi di reinsediamento dei 22 mila profughi va avanti lentamente: solo lo mila rifugiati sono stati accolti. La pressione dei rifugiati e dei migranti è un fatto strutturale, non un'emergenza. Ha ragione Matteo Renzi quando chiede alla Ue una concreta considerazione dello sforzo dell'Italia. Siamo diventati la porta dell'Europa. E non la chiudiamo.

Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 6 novembre 2016

Commenti

Post popolari in questo blog

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...