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Visualizzazione dei post da maggio, 2016

La frontiera del dolore: l'esodo italiano da Dalmazia Istria e Fiume

Andrea Riccardi, nella rubrica "Religioni e civiltà" sul Magazine Sette del Corriere della Sera, ha pubblicato questo commento, in data 27 maggio 2016. L'esodo di 300 mila italiani dalla Dalmazia, da Fiume e dall'Istria dopo la Seconda Guerra Mondiale: un pezzo di storia che ci deve far riflettere La guerra fredda fu vissuta come uno scontro politico-ideologico. L'Occidente di quegli anni non vedeva che l'ideologia nei Paesi dell`Est europeo, dove il comunismo dominava. In realtà, dopo l'89, riemersero le identità nazionali e religiose, mai cancellate e passate attraverso la glaciazione comunista. Scoppiarono così i conflitti etnici nell'ex Jugoslavia, avvenne il divorzio tra cechi e slovacchi e, soprattutto, la divisione dell`Urss in Stati nazionali (a loro volta con problemi verso le minoranze etniche interne). Insomma, dietro la cortina di ferro - come la chiamò Winston Churchill nel 1946 - sopravvivevano identità e con

Un ponte tra l'Africa e l'Europa. Perchè il destino è Eurafrica

L'Africa sembra lontana. Le passioni degli europei per il continente si sono molto attenuate e forse spente. Non è stato sempre così. Un tempo ci fu la forte corrente di solidarietà suscitata dai missionari. Poi vennero le indipendenze delle colonie e, dagli anni Se ssanta, si sviluppò il terzomondismo. È stato anche criticato. Si deve riconoscere però che fu una grande corrente di solidarietà e partecipazione al destino degli africani, forte nel mondo cattolico e anche nelle sinistre. C`era la sensazione di un debito di giustizia da pagare, non solo per le responsabilità coloniali europee, ma perché l'Africa era povera e l'Europa abitata dal benessere. Nacque anche la cooperazione allo sviluppo delle Ong e dello Stato italiano (andata calando per la crisi, con una ripresa a partire dal 2013). Che cosa è successo? Perché ci siamo allontanati dall'Africa? In Italia, abbiamo vissuto una lunga introversione per i nostri problemi

Don Loris Capovilla, testimone, cooperatore e custode della memoria di papa Giovanni XXIII

Andrea Riccardi ha ricordato con mons. Loris Capovilla, morto il 26 maggio 2016 all'età di 100 anni, con un editoriale su Avvenire: "Addio caro don Loris". Vai all'articolo . La loro amicizia risale a molti anni fa. Mons. Capovilla è stato non solo segretario e amico di papa Giovanni XXIII, ma custode fedele delle sue memorie, che ha saputo con grande sapienza mantenere vive. L'amicizia con Andrea Riccardi risale ad anni lontani. Lo studio della figura di papa Roncalli e la passione per la Chiesa del Concilio hanno cementato un legame di amicizia intenso e fecondo, che ha anche favorito un intenso rapporto tra Capovilla e la Comunità di Sant'Egidio. Nel farne ricordo, pubblichiamo le immagini di alcuni degli ultimi incontri tra Andrea Riccardi e il card. Loris Capovilla.

Il dialogo tra culture plurali per una piattaforma allargata dellla complementarietà

Si tiene oggi a Parigi la seconda edizione della Conferenza Internazionale "Oriente e Occidente: Dialoghi di Civiltà" organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio insieme all'Università di Al Azhar, alla Mairie di Parigi e al Muslim Council of Elders.  Le relazioni principali dell'incontro sono affidate al prof. Andrea Riccardi e al Grand Imam Al Azhar, Muhammad El Tayyeb. Qui riportiamo alcuni stralci dell'intervento di Andrea Riccardi ( le anticipazioni sono state pubblicate anche dal quotidiano Avvenire in data di oggi) Gli ultimi decenni hanno segnato una cristallizzazione del rapporto tra Oriente e Occidente, quasi destinati inevitabilmente all'incomprensione o allo scontro. Quasi in questo scontro pesasse un`incompatibilità ancestrale. Quasi l'incompatibilità fosse un fatto a fondamento religioso. La realtà non è questa. La realtà è che è cambiato lo scenario. La continuazione del dialogo tra Oriente e Occidente, nonostan

Il Papa si lascia il Vaticano alle spalle: una leadership spirituale internazionale

Governa sul piccolo Stato Pontificio, ma è sempre più un leader spirituale internazionale: la Storia è andata al di là del potere temporale  Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, aveva dichiarato: «la perdita dello Stato Pontificio fu un evento positivo per la Chiesa, perché così è chiaro che il Papa governa solo su mezzo chilometro quadrato». Sono ormai remoti i conflitti ottocenteschi (che angustiarono tanti italiani) sulla cosiddetta "questione romana": la sovranità dei papi su Roma e una parte d'Italia. La perdita di questi domini sembrò a molti cattolici la fine del mondo. Significò la rottura tra il papato e l'Italia unita con l'astensione dei cattolici dalle elezioni politiche fino al 1913. Paolo VI, che pure considerava "provvidenziale" la fine dello Stato dei papi, spiegò così lo stato d'animo della Chiesa ottocentesca: «il potere temporale era stato lo scudo difensivo di quello spirituale». L'annosa questione fu ris

Presentazione del libro “Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI”

Benedetto XVI: Università Gregoriana, “oltre la crisi”, il 20 maggio la presentazione di un volume per “un bilancio storico” Il pontificato di Benedetto XVI è stato oggetto di numerose analisi su questioni specifiche, ma non ancora di un bilancio storico complessivo. È quanto si propone il volume “Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI” (Lindau) di Roberto Regoli, direttore del Dipartimento di Storia della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana . L’opera è presentata venerdì  20 maggio, alle ore 18, presso l’aula magna della Pontificia Università Gregoriana, dove Joseph Ratzinger insegnò nel 1972-‘73. Dopo gli indirizzi di saluto di p. Nuno da Silva Gonçalves, decano della Facoltà di Storia e Beni culturali della Chiesa nominato prossimo rettore dell’Università, intervengono mons. Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio . Introduce e modera l’incontro Paolo Rodari

The "Philippine Trump" scares the world

The Philippines has a new president, Rodrigo Duterte. In Italy he's talked little. Yet the Philippines are relevant with a hundred million inhabitants, Asia's largest Christian state (81% Catholic). However Duterte has insulted the Pope for major traffic jams caused by his visit to Manila. Long-mayor of Davao on the island of Mindanao, Duterte has led a fight against crime with heavy methods: "How do you think you were able to make Davao one of the safest cities in the world? Killing everyone, "he said, confirming that it has also used extra-legal means. For him, the fight against crime leads to eradicate poverty, while talking to restore the death penalty. Time described it as" the punisher. " Yet his popularity is strong. Grande is now the concern for authoritarian rule in a country freed from the dictator Marcos only in 1986 thanks to a peaceful transition aroused by the moral courage to Corazon Aquino and Cardinal Sin. Among the oth

Il "Trump filippino" spaventa il mondo

Le Filippine hanno un nuovo presidente, Rodrigo Duterte ( nella foto ). In Italia se n'è parlato poco. Eppure le Filippine sono rilevanti con cento milioni di abitanti, il più grande Stato cristiano dell'Asia (cattolico all'81%). Tuttavia Duterte ha insultato il Papa per i grandi ingorghi provocati dalla sua visita a Manila. A lungo sindaco di Davao, sull'isola di Mindanao, Duterte ha condotto una lotta alla criminalità con metodi pesanti: «Come credete che sia riuscito a far diventare Davao una delle città più sicure al mondo? Uccidendo tutti», ha dichiarato, confermando di aver usato anche mezzi extralegali. Per lui la lotta alla criminalità porta a eliminare la povertà, mentre parla di ristabilire la pena di morte. Time l'ha definito "il castigatore". Eppure la sua popolarità è forte. Grande è ora la preoccupazione per una svolta autoritaria in un Paese liberato dal dittatore Marcos solo nel 1986 grazie a una transizione pacifica suscitata dal cor

Andrea Riccardi all'Università di Lisbona parla delle periferie nel pontificato di papa Francesco

L'Università Cattolica Portoghese e la Comunità di Sant'Egidio orgganizzano una conferenza di Andrea Riccardi a Lisbona sul tema " Periferie. Crisi e novità della Chiesa nel pontificato di papa Francesco". Un tema a cui Riccardi ha dedicato il suo ultimo libro. La conferenza, presideuta dall'arcivescovo di Lisbona, il card.  Manuel Clemente, si tiene il 17 maggio alle ore 18 presso l'Auditorium 1.  Vai al sito dell'Università Cattolica Portoghese

A Ostia, presentazione del libro "Periferie" di Andrea Riccardi. Videointervista con l'autore

Il 12 maggio a Ostia, nella chiesa di Sant'Egidio su Lungomare Toscanelli, è stato presentato il libro di Andrea Riccardi "Periferie, crisi e novità per la Chiesa" . Canale 10 ha partecipato all'evento e intervistato l'autore. IL VIDEO Sul volume di Riccardi si veda anche Corriere della Sera

Migrazioni - e tragedie in mare - da Sud a Sud: il caso dei rohingya

La Birmania buddista costringe alla fuga i rohingya, di religione musulmana: cercano rifugio in Malaysia e Bangladesh. Ma anche lì scattano i respingimenti Il 20 aprile scorso un barcone pieno di migranti è affondato al largo delle coste birmane con una sessantina di persone a bordo. Venti sono morti, tra cui alcuni bambini.  Si tratta di rohingya, un'etnia birmana. Si parla pochissimo del loro dramma, pur trattandosi di un gruppo etnico tra i più perseguitati del mondo, secondo quanto affermano le Nazioni Unite. Il terribile incidente in mare non è il primo, anzi viene dopo molti altri e, probabilmente, non sarà l`ultimo, finché non si porrà seriamente attenzione al problema di questa gente. Sono lontani geograficamente da noi, ma vivono un`esperienza simile ai profughi sul Mediterraneo.  Perché i rohingya fuggono? Dietro alla vicenda c'è un pesante conflitto etnicoreligioso tra maggioranza birmana e buddista al potere a Myanmar e minoranza rohingya di religione m

Il sogno di un'Europa madre, non matrigna

Le parole di Francesco: «Solo una Chiesa ricca di testimoni potrà ridare l'acqua pura del Vangelo alle radici dell`Europa» «SOGNO UN'EUROPA CHE SOCCORRE COME UN FRATELLO IL POVERO E CHI ARRIVA IN CERCA DI ACCOGLIENZA» L'Europa è in difficoltà. Ma le difficoltà possono essere occasione di rilancio. Sono però necessarie visioni che generino speranza e pazienza. Una limpida visione del futuro è venuta da Francesco nel discorso per il conferimento del Premio Carlo Magno. È stato commovente sentire parlare di Europa questo figlio di emigrati italiani. Suo padre è partito da Genova nel 1928 per Buenos Aires. Ha detto: «Come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo». Sì, l'Europa, vista dal Sud del mondo e con gli occhi di un cristiano, non è perduta. Bisogna riprendere a sognare, liberi da rassegnazione, stanchezza e paura. Sembrava che il Papa volesse quasi contagi

Religioni e civiltà - Al "partito della paura" Francesco non piace

Editoriale di Andrea Riccardi su "Sette - Corriere della Sera" del 6 maggio 2016 Il Papa delude chi vuole una Chiesa impegnata a denunciare tutto l'Islam, invece lui ha una visione "evangelica" e non etnica del cristianesimo La visita di papa Francesco a Lesbo il 16 aprile scorso ha ricevuto molta attenzione. Il Papa ha mostrato vicinanza ai rifugiati. Ha anche inviato un messaggio all'Europa e ai suoi governanti: non bisogna aver paura del popolo che bussa alle porte del continente. La soluzione - ha ribadito - non sono i muri, dietro cui l'Europa si spegne, ma i "ponti". I muri, oggi, non sono una metafora, ma una realtà concreta. Inoltre, il papa ha portato con sé dodici profughi siriani (musulmani), come ospiti suoi e del Vaticano. Molti i commenti positivi. C'è stata commozione. Non sono mancate critiche aspre. Innanzi tutto la scelta dei musulmani, che hanno lasciato l'isola con il Papa. Francesco è

Contro i populismi un'Europa più unita

C'è da ricostruire una cultura, bisogna ridare prospettiva agli europei. Anche le Chiese devono educare alla speranza. Discutiamo molto su rifugiati e migranti come pericolo. Invece non parliamo abbastanza di un pericolo ben più prossimo: i populismi. Si dice che siano la conseguenza della paura verso i migranti. Solo una politica severa verso di loro - si aggiunge - potrà fermarli. Non è così vero. Guardiamo le elezioni austriache: al primo turno si è affermato con il 36,7% il candidato di estrema destra Norbert Hofer ( nella foto in basso ). Anche il Partito popolare e quello socialdemocratico sono stati recentemente duri verso i migranti, ma hanno avuto un mediocre risultato, l'11%. Rincorrere la xenofobia non paga. La gente preferisce l'originale alla copia. Ci vuole un'altra strategia: far chiarezza sui veri problemi riprendendo una politica in mezzo alla gente. La situazione è complessa e non si presta a ricette semplicistiche. Il semplicismo, però, regna in