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Visualizzazione dei post da giugno, 2016

La funzione sociale della Chiesa non è ancora stata compresa

Il Papa in Armenia: memoria di dolore e futuro di pace

L'Armenia è un Paese di tre milioni di abitanti, mentre almeno sette milioni di armeni vivono in diaspora: tantissimi in Russia, ma anche 70 mila in Argentina e 100 mila in Siria. Papa Francesco li ha conosciuti a Buenos Aires. Sente il loro dolore per il Metz Yeghern, il Grande Male, la strage perpetrata dall'impero ottomano durante la Prima guerra mondiale. Lo scorso anno, sotto le volte di San Pietro, il Papa ha fatto risuonare la parola "genocidio", per i cento anni del triste evento, alla presenza del presidente armeno e dei due catholikòs (Patriarchi), uno residente in Armenia e l'altro in Libano. La parola "genocidio" è considerata un affronto dalla Turchia, che ha ritirato l'ambasciatore in Vaticano. Ora l'episodio sembra chiuso. Il viaggio di Francesco riaprirà la questione? Già il vicepremier turco ha dichiarato che il Papa ha una mentalità da crociata. Un attacco infondato. In Armenia, il Papa ha citato le parole di Giovanni Pao

L'Europa non sbatta contro i muri che uccidono la speranza

Le barriere sembrano proteggere, ma gli Stati europei, isolati, non riusciranno ad affrontare la sfida di un mondo globale Qualcosa di serio sta succedendo in Europa. Qualcuno parla di un assedio da parte dei migranti e dei rifugiati. Quale la risposta più logica all'assedio, se non il muro? Ha cominciato Orbàn in Ungheria, costruendo il muro per respingere i rifugiati che salivano dai Balcani e ricordando che proprio a Buda nel 1686 erano stati battuti i turchi. Il muro - così sostiene - dovrebbe preservare il carattere ungherese e "cristiano". Altri Paesi dell'Est hanno seguito il modello fino alla Macedonia. Il muro è una risposta archetipale all'assedio. Si è sempre fatto così, si dice. Si pensi alla Grande Muraglia cinese, cominciata prima di Costantino, nel III secolo o al Vallo di Adriano verso la Scozia, iniziato nel II secolo. Al di là del muro c'era l`ignoto: popoli in movimento che non si controllavano né monit

Senza il Mediterraneo non c'è l'Europa

http://www.santegidio.org/pageID/64/langID/it/itemID/23696/Riccardi-Senza-Mediterraneo-non-c-e-Europa.html#64_23696,64_23660,64_23644,64_23648,64_23656 http://www.strettoweb.com/2016/06/oggi-a-reggio-calabria-lex-ministro-per-lintegrazione-andrea-riccardi-per-la-sua-lectio-magistralis-sul-mediterraneo-mare-dellunico-dio-foto-e-intervista/421417/

Gli inglesi al dunque: restare o lasciare?

Comunque vada il referendum sulla Brexit, l'Unione deve ridefinirsi e trovare finalmente un rapporto con i popoli. Restare o lasciare: è l'alternativa per l'elettorato britannico che va al voto il 23 giugno. Non è facile prevedere la scelta dei cittadini. Non riguarda solo gli abitanti del Regno Unito, ma tutti i cittadini dell'Unione. Sarebbe la prima volta che un Paese lascia la casa comune europea, dove - fino a ieri - tanti avevano l'ambizione di entrare. La democrazia britannica è diversa dalle altre europee. Questo marca in profondità leggi, mentalità, tradizioni, istituzioni. La Gran Bretagna ha un legame speciale con gli Stati Uniti e guarda ancora ad alcuni Paesi dell'ex impero, raccolti nel Commonwealth. Ultimamente, il primo ministro David Cameron, mentre negoziava eccezioni alle regole di Bruxelles, ha ribadito che un'unificazione più stretta tra europei non è negli obiettivi del suo Paese. Del resto, sulle Isole si sta diffondendo la paur

Rifondiamo Roma: investire sulla cultura di una città complessa

"Rifondiamo Roma - ha scritto Andrea Riccardi sul magazine Sette del Corriere della Sera - Bisogna investire sulla cultura di una città complessa e creare connessionie identità condivise. Ma la politica non basta" Il grande storico tedesco, Theodor Mommsen, dopo la proclamazione di Roma capitale, chiedeva "concitato" a Quintino Sella ne11871: «Ma che cosa intendete fare a Roma? Questo ci inquieta tutti: a Roma non si sta senza avere propositi cosmopoliti!». Roma è stata spesso legata a un'«idea universale»: quella imperiale e romana o quella di centro del cattolicesimo. Il Risorgimento l'ha voluta come capitale dello Stato, proprio per la memoria storica e ideale della città. Dopo l'Unità, varie idee di Roma si sono scontrate: quella liberale di capitale della modernità e della scienza e quella cattolica di "città santa" del papa. Il fascismo, anche con un'impronta urbanista, volle fare dell'Urbe la ca

Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione. AUDIO

Per chi avesse perso la presentazione del libro "Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione di Stefano Allievi e Gianpiero Dalla Zuanna, organizzato da Comunità di Sant'Egidio e Laterza editore a Roma il 14 giugno 2016, grazie a Radio Radicale è possibile ascoltarne la registrazione.  VAI ALLA REGISTRAZIONE Dibattito Sono intervenuti: Paolo Morozzo Della Rocca (professore), Anna Finocchiaro (senatore, Partito Democratico), Leonardo Becchetti (professore), Andrea Riccardi (presidente della Società Dante Alighieri) , Stefano Allievi (professore), Gianpiero Dalla Zuanna (senatore, Partito Democratico). Tra gli argomenti discussi: Africa, Criminalita', Crisi, Cultura, Demografia, Donna, Emergenza, Europa, Francesco, Germania, Guerra, Immigrazione, Informazione, Islam, Italia, Lavoro, Libro, Mercato, Occupazione, Parlamento, Partiti, Permesso Di Soggiorno, Politica, Poverta', Razzismo, Rifugiati, Schiavitu', Sicurezza, Siria, Societa

Il difficile cammino comune delle chiese ortodosse

Il sinodo di Mosca ha chiesto di rinviare il Concilio previsto per il 16 giugno. Se ci sarà, i russi non parteciperanno. In un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera , Andrea Riccardi offre una lettura della questione del Concilio di Creta, che vuole essere un segno di unità nel mondo contemporaneo, e delle difficoltà derivanti dalle logiche "nazionali" emerse in molte Chiese. Il sinodo di Mosca ha chiesto, viste le difficoltà di alcune Chiese, di rinviare il Concilio panortodosso previsto per il 16 giugno. Se ci sarà, i russi non parteciperanno. Non è un fatto solo ecclesiastico, ma un passaggio della faticosa ristrutturazione dei mondi religiosi nella globalizzazione. Le religioni, contraddittoriamente, si rilanciano o divengono fondamentaliste o si chiudono. Il processo conciliare ortodosso però viene da lontano . Lo avviò il patriarca di Costantinopoli, Atenagora: «La chiesa non può irradiare veramente la vita se non unificandosi», diceva. Così aprì il

Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione: Stefano Allievi e Gianpiero Dalla Zuanna ne parlano in un libro

Martedì 14 giugno alle 18.30 presso la Sala Benedetto XIII del Complesso del San Gallicano, in via di San Gallicano 25 a Roma, si terrà la presentazione del libro "Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione" di Stefano Allievi e Gianpiero Dalla Zuanna. Insieme agli autori interverranno Andrea Riccardi, Anna Finocchiaro e Leonardo Becchetti

Troppe fedi non combattono la pena di morte

Andrea Riccardi, nella rubrica "Religioni e civiltà" sul Magazine Sette del Corriere della Sera, ha pubblicato questo commento, in data 10 giugno 2016. Più di due terzi dei Paesi hanno abolito le esecuzioni capitali e il mondo non si è rivelato più insicuro. Ma in troppi la conservano. Compresi Stati buddisti. Alla fine del 2015, più di due terzi dei Paesi del mondo hanno abolito la pena di morte: 102 l'hanno cancellata dagli ordinamenti giuridici; in sei, resta solo per reati eccezionali in tempo di guerra. In 32 Paesi non si eseguono più i condannati, ma la pena capitale è prevista dalla legislazione. Si tratta quindi di Stati abolizionisti de facto in cui, da dieci anni, non si registrano esecuzioni o che si sono impegnati ufficialmente a non farle. In tutto sono 140 i Paesi che hanno eliminato - legalmente o di fatto - la condanna a morte. È un numero importante, impensato fino a non molto tempo fa, quando era diffusa la convinzione che tale pena fosse una neces

I migranti e l'Europa: fermarli con i muri o cercare di aiutarli?

È MOLTO POSITIVA LA VOLONTÀ EUROPEA DI FIRMARE ACCORDI CON GLI STATI AFRICANI, PER RESPONSABILIZZARLI di Andrea Riccardi Rifugiati e profughi sbarcano sulle coste europee. Il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz propone di internarli a Lesbo o Lampedusa, per controllarne le richieste e scoraggiarne i viaggi. È questa la soluzione? Guardiamo la realtà italiana. Nel 2015 i profughi sono stati 153.842, il 9% in meno del 2014. Nel primo trimestre del 2016 gli arrivi sono aumentati: da10.165 a 18.234. Sta diventando una costante. Per Kurz i migranti vengono perché «sperano di essere accolti». Il problema è ben più complesso: gli sbarcati sulle nostre coste sono una frazione di un "popolo" immenso che si muove nel mondo. Bisogna agire sui Paesi da cui provengono: ridurrà i flussi ed eviterà i viaggi disperati. La pace in Siria è una priorità. Da lì fuggono, non per l'attrattiva europea, ma per la disperazione della guerra

Il Gandhi dei Balcani

Andrea Riccardi, nella rubrica Religioni e civiltà di "Sette", il magazine del  Corriere della Sera, ricorda un protagonista della non violenza nel cuore dell'Europa. A Ibrahim Rugova, oggi dimenticato, si deve il maggior impulso per l`indipendenza del Kosovo dalla Serbia ortodossa, di cui era una provincia.   I Balcani sono la parte d'Europa dove la guerra è ritornata prepotente negli anni Novanta con la fine della Jugoslavia. Il presidente della Repubblica di Macedonia, Kiro Gligorov, colpito da un attentato in cui aveva perso un occhio, mi disse alludendo alla disumanità dei conflitti etnici: «È difficile rimanere uomini nei Balcani». Invece, in questo mondo, c'è stato un "Gandhi dei Balcani": Ibrahim Rugova, oggi piuttosto dimenticato. A lui si deve il maggior impulso per l'indipendenza del Kosovo (a maggioranza albanese e musulmana) dalla Serbia ortodossa, di cui era una provincia. Per i serbi, il Kosovo è territorio

Al Tayyib al Bataclan - l'Islam di pace del grande imam

Il grande iman di Al Azhar, Ahmed Al Tayyb, si è inchinato al Bataclan, a Parigi, innanzi alle vittime del terrorismo islamista . Un fatto molto significativo, per molti sorprendente, avvenuto al termine del colloquio al Municipio di Parigi su Oriente e Occidente: civiltà in dialogo, voluto dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Università di Al Azhar. Tayyb veniva da Roma, dove aveva visto papa Francesco che aveva commentato: “il nostro incontro è già un messaggio”. L’intenso omaggio al Bataclan ha culminato in una preghiera, che il religioso ha letto ad alta voce e poi deposto. Vi si legge: “Il terrorismo non ha patria, né fede, né religione”. Una condanna totale del terrorismo che si rifà all’islam. Infatti Tayyb, dal 2010 la personalità più autorevole dell’islam sunnita, sta facendo un vasto lavoro nel mondo musulmano: costruire una vasta convergenza su una piattaforma tradizionale e pacifica. In questa linea guida l’Unione dei saggi musulmani, cui aderiscono personalità islamiche