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Visualizzazione dei post da febbraio, 2020

La funzione sociale della Chiesa non è ancora stata compresa

A Bari con Papa Francesco: la nuova rotta oltre ogni barriera

Papa Francesco durante la sua recente visita a Bari - Foto Vatican News Per vincere le tante sfide (religiosa, culturale, politica) il Mediterraneo recuperi la sua antica vocazione Il Mediterraneo è una frontiera tra mondi: tra l'Africa, il Medio Oriente e l'Europa. E l'Europa spesso teme che masse di rifugiati la invadano. È una frontiera tra mondi religiosi: il Sud in gran parte islamico e con alcune isole minoritarie cristiane e lo Stato ebraico; il Nord cristiano, dove gli ebrei sono i conviventi di sempre e dove si stanno creando importanti comunità musulmane. Lungo il Mediterraneo vivono differenti comunità cristiane: cattoliche occidentali in maggioranza, ma anche cattoliche orientali, ortodosse, protestanti, armene, siriache, copte. Il Mare nostro bagna tanti mondi plurali. È il mare della diversità, che può divenire quello dello scontro. Lo è stato per secoli: dalle invasioni arabe e turche alle crociate. Il terrorismo islamico vorrebbe far tornare la guer

Zaki, l'ombra oscura di un tragico abbaglio

Il nuovo poster dedicato a Patrick Zaki e Giulio Regeni della street artist Laika - Foto da open.online Il ragazzo, cristiano copto, non violento, studia a Bologna: rigetta l'accusa di fiancheggiare il terrorismo. La sua storia evoca tristemente quella di Giulio Regeni Patrick George Zaki è uno studente egiziano dell'Università di Bologna , 27 anni, già laureato in Farmacia in patria. Il 7 febbraio scorso è stato arrestato all'aeroporto del Cairo: tornava a casa, a Mansura, città del Delta del Nilo dove è nato anche il papa della Chiesa copta Tawadros II. Patrick Zaki, un ragazzo colto e appassionato di diritti umani, è cristiano copto. Dopo l'arresto, i suoi amici di Bologna hanno subito dato l'allarme. Troppo forte è l'impressione del caso di Giulio Regeni, ucciso all'inizio del 2016 dopo orribili torture, su cui non si è fatta ancora luce, nonostante la grande mobilitazione dei genitori e di molti connazionali. L'opinione pubblica italiana no

L'allarme coronavirus: in tempi di crisi c'è sempre un nemico

Temiamo il cinese che porta malattie. Ma l'emergenza è l'occasione per ritrovare un senso globale di umanità Il Presidente Mattarella in visita alla scuola Manin, a Roma,  nel rione Esquilino - foto Quirinale La crisi del coronavirus ha provocato allarme tra la gente. È vero che la situazione in Cina è seria e bisogna prendere misure di prevenzione in tutto il mondo. L'epidemiologia mostra che con la globalizzazione, gli scambi intensi e i viaggi veloci la diffusione del virus è più rapida. Tanto panico è però ingiustificato. Addirittura ridicolo quando si scatena contro i cinesi che vivono in Italia da anni. Ad Avellino due studenti cinesi del Conservatorio sono stati insultati e malmenati per allontanarli perché presunti portatori del virus. Addirittura, a Cagliari un filippino è stato scambiato per cinese e fatto oggetto di insulti e violenza. Siamo al parossismo! Questa è l'espressione della logica della paura che ci domina e identifica il "nemico"

Il mondo è diviso, Francesco lo unisce, facendo sua la lezione di Giovanni XXII

Tensioni, conflitti, sovranismi: un pianeta sempre più lacerato. Il Papa fa sua la lezione di Giovanni XXIII La globalizzazione ha creato un vasto mercato e comunicazioni rapide e intense. Ma non un mondo unito . Oggi il mondo sembra abitato da tanti processi di divisione. Quella più drammatica è la guerra. Dopo un'innegabile diminuzione dei conflitti (dai 26 del 1992 ai 4 del 2007), oggi sono risaliti a 14, di cui 6 in Africa. Spesso guerre interne o a "bassa intensità", ma gravi. Inoltre, c'è la violenza diffusa, come i narcos in Messico. Ci sono "Stati falliti", come la Somalia. E poi il terrorismo destabilizza intere regioni, divide e contrappone le popolazioni, domina con la paura: 1.000 attentati nel 2001 e ben 11 mila nel 2015. Anche i governi sono tornati a parlare tra loro un linguaggio bellicoso, divisivo, facile alla contrapposizione. Siamo troppo abituati alla guerra: lasciare aperti i conflitti per anni appare normale e accettato. Se ne