venerdì 13 luglio 2018

Popolocrazia- In video l'intervento sul libro di Ilvo Diamanti e Marc Lazar


Il 4 luglio, Andrea Riccardi ha presentato presso la Società Dante Alighieri, il libro "Popolocrazia, la metamorfosi delle nostre democrazie", di Ilvo Diamanti e Marc Lazar.
In video il suo intervento

Andrea Riccardi è presidente della Società Dante Alighieri dal 22 marzo 2015

giovedì 12 luglio 2018

A Bari, una nuova strada sulla via del dialogo e dell'unità dei cristiani

NO ALLE STRATEGIE DELLO SCONTRO. Papa Francesco ha auspicato che l'«arte dell'incontro prevalga sulle strategie dello scontro», soprattutto in Medio Oriente.

A Bari i leader cristiani si sono ritrovati per la prima volta per affermare una visione di pace
i pare che la stampa non abbia colto a pieno, nella sua portata, l'evento accaduto sabato scorso a Bari. È stato un grande segno. Papa Francesco ha invitato i capi delle Chiese cristiane del Medio Oriente
a incontrarsi e pregare per la pace. Il motivo è stato la guerra in quest'area e la situazione dei cristiani. La Siria è sconvolta da un conflitto dai tanti volti che dura dal 2011. Molti siriani hanno abbandonato il Paese. I cristiani siriani sono ridotti a un terzo di quanti erano prima del conflitto. L'Iraq, nonostante gli attacchi terroristici, sta faticosamente ricostruendosi. Ma qui i cristiani si sono
ridotti a un quarto di prima della guerra e gli altri Paesi mediorientali presentano situazioni gravi, come in Egitto, dove gli otto milioni di copti hanno subito vari e dolorosi attentati. I cristiani se ne stanno andando da un Medio Oriente che, da anni, non conosce pace. Questa realtà ha spinto il Papa a invitare i leader cristiani mediorientali con il patriarca ecumenico Bartolomeo e il rappresentante del Patriarcato di Mosca per discutere e pregare. Il dibattito riservato, tenuto a porte chiuse nella basilica di San Nicola, santo tanto venerato in Oriente, è stato franco e fraterno. Ne è emerso il grido del Pontefice, che ha riassunto il comune sentire: «La guerra è la piaga che tragicamente assale quest'amata regione. Ne è vittima soprattutto la povera gente».
La sofferenza di tanti e il martirio dei cristiani uniscono Chiese divise da più di un millennio. A Bari è avvenuta una svolta nella storia ecumenica: per la prima volta i leader della cristianità si sono ritrovati, come in un sinodo, a parlare insieme per prendersi cura dei fedeli in Medio Oriente e lanciare una visione di pace. Non era mai avvenuto.
Le discussioni teologiche tra le Chiese sulle questioni dottrinali hanno segnato passi in avanti, ma l`unità resta lontana. I problemi politici e i nazionalismi finiscono per renderla sempre più lontana. Invece, con un gesto di responsabilità e di comunione, a Bari, si è compiuto un grande passo in avanti. Anzi si è imboccata una nuova strada. Forse oggi molti cristiani sono meno sensibili all'unità. Ma Bari è un segnale importante. Francesco, in mezzo agli altri capi cristiani senza alcuna superiorità, ha affermato: «Abbiamo dialogato fraternamente. È stato un segno che l'incontro e l'unità vanno cercati sempre, senza paura delle diversità». C'è stata una decisione del Papa e dei primati delle Chiese che ha un'intensità ben più grande delle discussioni teologiche. Lo affermava il patriarca ecumenico Athenagoras (l'incontro di Bari è capitato nel giorno dell`anniversario della morte avvenuta nel 1972), quando chiedeva una decisione di unità ai capi delle Chiese. Egli ripeteva: «Chiese sorelle, popoli fratelli».
L'unità dei cristiani è fermento della pace tra i popoli. Un cristianesimo diviso è preda dei nazionalismi, se non dei furori di guerra. A Bari è emersa un'implorazione forte, umana e semplice: «L'umanità ascolti - vi prego - il grido dei bambini».

Questo editoriale di Andrea Riccardi è stato pubblicato su Famiglia Cristiana del 15/7/2018

martedì 10 luglio 2018

Una Chiesa del popolo che guarda al futuro

La missione della Chiesa, oggi, è "rammendare" il tessuto sociale lacerato.
Il Papa e la Cei lavorano affinché le paure non sfocino in rabbia, ma diventino energia

La Chiesa italiana è un punto di riferimento nel Paese. Lo è stata nel Novecento quando, durante l'occupazione tedesca, fu asilo e sostegno per tanti nella crisi dello Stato. Nel dopoguerra, dal mondo cattolico è nata la DC, il pilastro della rinascita italiana e della profonda trasformazione della società. Negli anni Novanta, Giovanni Paolo II è stato un punto di riferimento con la preghiera per l'Italia quando viveva una crisi profonda. Oggi, di fronte ai cambiamenti radicali della società italiana, qual è il sentire della Chiesa? Alcuni parlano oggi di "irrilevanza" della Chiesa. Alcuni "passaggi" l'avrebbero messa in rilievo. Un anno fa, la classe politica lasciò cadere la legge sulla cittadinanza per i bambini nati in Italia, figli d'immigrati, cui la Chiesa teneva tanto. E poi le votazioni hanno rivelato un elettorato ansioso sui migranti e critico verso ogni apertura. Non è questo il sentire del Papa e della Chiesa.
C'è un divorzio tra la visione "buonista" della Chiesa e gli italiani che si sentono assediati dalla globalizzazione? Una distanza c'è e non solo su questi temi. Peraltro fisiologica in ogni età della storia. La Chiesa propone una lettura del nostro tempo, mentre comunica il Vangelo; non impone un'analisi o una visione politica. Certo la distanza può allargarsi e divenire un divorzio, che porta alla contraddizione tra il Vangelo e un modo di vivere e giudicare. Questo si deve anche all'affievolirsi delle culture popolari. Per questo sono preziosi strumenti, come la stampa cattolica e mi sia concesso - riviste come Famiglia Cristiana: perché aiutano a leggere la realtà, creando comunità di sentimenti e di pensieri.
Fede e preghiera non sono disincarnate: vivono nella storia. Senza gridare, la Chiesa oggi sente il bisogno di "rammendare" - è parola chiave per il cardinale Bassetti, presidente della Cei - il tessuto sociale lacerato: questo mondo di individui soli, talvolta conflittuali, preda di emozioni contrastanti. Un popolo si va sfaldando nelle sue forme comunitarie tradizionali, a cominciare dalla famiglia. La Chiesa vuole rafforzare le comunità. Intende dialogare con le paure degli italiani, che non vanno demonizzate, ma possono trovare sbocco non nella rabbia, ma in un'energia costruttiva. Questo "rammendo" è in felice sintonia con quei tanti cristiani che, in tempi di crisi, lavorano per gli altri. Siamo rimasti troppo bloccati nelle strutture assistenziali (che rischiano di divenire istituzioni). Il Papa ha chiesto di uscire.
La Chiesa sta ritrovando il gusto "materno" di riunire, collegare, aiutare a guardare al futuro con più speranza, perché lo si fa assieme agli altri. È un inizio, si tratta però di una visione per tutti: realizzare, dentro le pieghe della società, "all'italiana", quella che Francesco chiama la "Chiesa di popolo".