Passa ai contenuti principali

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre


Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace.

Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne. Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno. 

Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato! 

La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del discepolo che Gesù amava: stare sotto la Croce. Che cosa si può fare? Le donne e il giovane capiscono, meglio degli uomini che sono fuggiti, quanto sia decisivo star vicino. È non dimenticare, sperare, consolare. Diceva monsignor Romero, vescovo-martire di San Salvador, ucciso nel 1980 perché volle restare vicino al suo popolo: «Corro a mia volta questo pericolo: divenire insensibile. Insensibile di fronte alle mille cose che accadono, ascoltare come si ascolta la pioggia». 

Ci rendiamo conto che non si possono ascoltare le mille notizie dolorose come si ascolta la pioggia: con indifferenza. La morte e il dolore di ogni essere umano sono una tragedia che coinvolge chi muore e tante altre vite connesse. Invece, l'esposizione a tante notizie, oggi ci rende insensibili, perché abituati.

Se uscissimo dalla Settimana Santa più compassionevoli, sarebbe una grande conquista per noi. La compassione fa stare vicino e pregare. La preghiera è la grande forza dei cristiani. Diceva il grande teologo protestante Karl Barth che Dio non è sordo, ascolta... c'è un'influenza della preghiera sull'azione di Dio. 

Le nostre preghiere sono fragili. Quello che conta non è che le nostre preghiere siano forti. Ma che Dio le ascolti. Gesù risorto non offre la soluzione a tutti i miei problemi o a quelli del mondo, ma è vivo, accanto a noi ogni giorno. Risorgendo, Gesù dà nuova fiducia ai discepoli spaventati; dà fiducia alla Chiesa e la spinge a uscire e compiere la missione di comunicare il Vangelo; dà fiducia anche a noi perché guardiamo avanti con speranza. Gesù è risorto ed ha vinto la morte! 

La storia del mondo è nelle mani del Padre: la morte, la guerra, il male, non vinceranno per sempre. Guardando al futuro con questa fede, vediamo spiragli in cui inserirci per sperare e per agire.

Papa Leone ha detto la domenica delle Palme: «Guardiamo a Gesù, che si presenta come Re della pace, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra. Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza... Come Re della pace, Gesù vuole riconciliare il mondo nell'abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perché Egli è la nostra pace». Questa volontà di Dio non è un pio pensiero, ma è la nostra fede e la nostra ferma speranza.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 5/4/2026


Commenti

Post popolari in questo blog

Giovanni Paolo II: un uomo di Dio dalla profonda umanità

Roma 1979, uno dei primi incontri fra Giovanni Paolo II e Andrea Riccardi Sapeva ascoltare. Non si chiuse in Vaticano: la sua Chiesa voleva essere anima e compagna dei popoli Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005. Quindici anni fa. È passato tanto tempo e il mondo è cambiato. Era figlio di una terra lontana: nato in Polonia nel 1920, dopo la Prima guerra mondiale aveva vissuto l'orrore della Seconda e della Shoah, era stato testimone della persecuzione comunista. Eppure il suo ricordo e le sue immagini comunicano ancora oggi una forza viva. Non sanno di passato. Quando l'ho accostato personalmente, ho avuto sempre l'impressione di un uomo abitato da forza e fede. Nella preghiera si raccoglieva tutto in Dio in modo stupefacente. Era uno spirituale, ma nell'incontro era simpatico, umano, attento alle persone, interessato a tutti gli aspetti, anche i più laici o personali. Nonostante fosse il Papa, era un amico, fedele verso i nuovi e gli antichi amici. Sul t...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...