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Pena di morte per i palestinesi: l'ennesimo atto di guerra. Il Parlamento di Israele vara una legge controversa, fra le proteste internazionali

 

Il 3 Aprile a Beit Jala, nei pressi di Betlemme, un gruppo di israeliani e palestinesi protesta contro la legge sulla pena di morte approvata dalla Knesset - Foto da Combatants for Peace

Lo Stato d'Israele ha abolito la pena di morte nel 1954 per i crimini ordinari e in tempo di pace. È prevista tuttavia nella legislazione militare e anche per crimini contro l'umanità, contro il popolo ebraico e per tradimento. Nel 1962 venne condannato a morte Adolf Eichmann, organizzatore nazista della "soluzione finale" degli ebrei. Il processo Eichmann portò a conoscenza nell'opinione mondiale i crimini nazisti. Allora il filosofo Martin Buber si espresse contro quella sentenza. Un'altra condanna a morte fu comminata al collaborazionista ucraino SS, Demjanjuk, identificato in "Ivan il Terribile" del lager di Treblinka (la sentenza fu revocata qualche anno dopo). 

Infatti Israele, senza pena di morte, spiccava come la "più importante democrazia" del Medio Oriente, dove tutti gli Stati applicano, invece, la pena capitale e i diritti civili sono spesso calpestati. Si pensi alle impiccagioni degli iraniani che protestano contro il regime. 

Recentemente la Knesset, il Parlamento ebraico, ha votato la pena di morte, distaccando Israele dall'Europa, contraria alle esecuzioni capitali. La legge riguarda gli abitanti dei Territori occupati accusati di terrorismo, sottoposti al giudizio dei tribunali militari, per i quali si prevede l'obbligatorietà della condanna a morte (salvo circostanze speciali). Non serve l'unanimità dei giudici, basta la maggioranza semplice. Il comandante militare dei Territori riceverà dal ministro della Difesa l'ordine di modificare il sistema dei tribunali militari (e non potrà quindi dare la grazia né commutare la pena). Ma la Knesset, secondo la Convenzione di Ginevra e il Regolamento dell'Aia, non può legiferare sui Territori occupati, dove va mantenuto - quanto possibile - il regime giuridico pregresso. 

La nuova legge riguarda quindi solo i palestinesi, perché gli israeliani dei Territori sono sotto la giurisdizione dei tribunali israeliani. Questi - secondo la legge - possono comminare la pena capitale, non obbligatoria, l'ergastolo, per omicidio aggravato e per aver negato il diritto all'esistenza di Israele.

Così la pena capitale sarà comminata solo ai palestinesi sia nei Territori sia in Israele. Di fatto la pena di morte viene introdotta per gruppi specifici. L'autore israeliano del massacro di 29 arabi nel 1994, nella moschea di Hebron, in base a questa legge non sarebbe stato condannato a morte, perché non aveva l'intenzione di negare l`esistenza dello Stato d'Israele. 

La legge - dichiara Kretzmer, tra i maggiori giuristi israeliani - è stata promossa da un «politico razzista (Ben Gvir, ndr), che nutre idee razziste un tempo considerate inaccettabili nella società israeliana». Il Governo di Netanyahu sta cambiando Israele. 

Elie Wiesel ha detto: «La morte va contrastata, non inflitta. Ho visto troppa morte nella mia vita. Ho incontrato troppe persone, nella mia vita, che hanno inflitto la morte. Con ogni cellula del mio essere e con ogni fibra della mia memoria, mi oppongo alla pena di morte in tutte le sue forme». Il rabbino Benny Lau, fratello dello scampato alla Shoah l'ex rabbino capo Meir Lau, ha dichiarato: «La lotta al terrorismo è necessaria. Ma guai a noi se adottiamo la brutalità del nemico». Ed aggiunge: «La nostra Torah è vita. Il nostro popolo ama la vita. Lasciamo la morte al campo di battaglia, e teniamo lontane le esecuzioni dalla nostra società per il bene delle generazioni future».


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 12/4/2026


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