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La teologia della prosperità trasforma la religione in strumento di legittimazione politica

Alcuni pastori affiliati all'Ufficio per la fede della Casa Bianca si riuniscono in preghiera attorno al Presidente Donald Trump - Foto White House/Molly Riley

La foto di Donald Trump nello studio ovale della Casa Bianca circondato da vari pastori che lo benedicono e pregano per il successo in guerra colpisce molto. La piccola folla attorno al presidente quasi trasforma la sua scrivania in un altare. Rappresentano il mondo neo-protestante, carismatico evangelicale: tanti frammenti, ma uniti dal letteralismo biblico, il conservatorismo sociale, l'opposizione al liberalismo e alla cultura woke

Tante iniziative religiose di profeti o fondatori ora sono diventate una potente lobby di nazionalismo cristiano. Durante il pranzo pasquale alla Casa Bianca, di fronte a un Trump assorto, la pastora Paula White, capo dell'Ufficio per la fede della presidenza, ha proclamato: «Signor Presidente, nessuno ha pagato un prezzo pari a quello che ha pagato lei... è stato tradito, arrestato e accusato ingiustamente. È uno schema che ci ha mostrato il nostro Signore e Salvatore. Ma per lui non è finita lì e non è finita lì nemmeno per lei... Il terzo giorno è risorto e ha sconfitto il male... e poiché è risorto sappiamo che tutti possiamo risorgere». 

La White si rivolge poi al presidente: «Grazie alla sua resurrezione lei si è rialzato, lui ha vinto, lei ha vinto. E credo che il Signore mi abbia detto di dirle questo. Grazie alla sua vittoria, lei avrà successo in tutto ciò che intraprenderà». Sono espressioni che traggono motivi e immagini dalla Bibbia, ma nel senso contrario al messaggio evangelico, come lo hanno letto e vissuto cristiani, cattolici, ortodossi e protestanti. 

È la teologia della prosperità, per cui Dio dona ricchezza a chi gli è fedele e lo prega. Oggi questa corrente religiosa, spiega Paolo Naso nel suo recente libro, Dio benedica l' America (Claudiana editore), si è fusa con il nazionalismo americano, esalta la potenza degli Usa, chiede il rinnovamento della società per un'America nazione eletta da Dio. Così i dirigenti americani, anche se comandano guerre, hanno sulla bocca le parole della Bibbia. 

Il fenomeno è diffuso a livello mondiale, in sintonia con una globalizzazione mercatista e consumista. Sua caratteristica è l'ossequio verso lo Stato, specie nei regimi autoritari. «In questa chiesa si risolvono tutti i problemi», proclama il fondatore di Dunamis, in una "megachurch" che contiene 100 mila persone e che spicca su un'autostrada di Abuja, capitale della Nigeria, con la sua cupola dorata. Una volta in Uganda, a Kampala, entrai nel Miracle Center: un uomo "paralizzato" si alzò dalla sedia a rotelle, gridando al miracolo, grazie alla preghiera della vastissima assemblea. 

Nelle periferie delle megalopoli brasiliane i templi neoprotestanti sorgono in fretta e sono tra le case, mentre per realizzare una parrocchia cattolica ci vuole tempo, disponibilità di un prete e altro. La Chiesa universale del Regno di Dio, nata nel 1977, conta sei milioni di fedeli in Brasile e ha costruito a San Paolo un grande edificio, copia del Tempio di Salomone. Di fronte, quando l'ho visitato, c'è una piccola chiesa cattolica. 

Il mondo pentecostale e carismatico è molto variegato, ma nel Novecento ha superato il mezzo miliardo di fedeli. Una rapida crescita che impressiona. Questo mondo, attrattivo per chi cerca conforto e successo nella vita ma si sente spaesato in un universo confuso, è una grande domanda alla Chiesa di autenticità evangelica e di vera comunità che parli del Dio della Bibbia a donne e uomini inquieti e incerti.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 26/4/2026

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