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| Papa Leone partecipa ad una preghiera ecumenica all'interno del Colosseo il 28 Ottobre - Foto Sant'Egidio |
Eletto un anno fa, Prevost ha annunciato la "forza debole" della fede, nel solco di Francesco
«Navighiamo a vista, l'unica cosa sicura è che non sarà un Papa americano!», mi disse un'illustre personalità alla vigilia del Conclave. Invece è stato eletto un Papa americano che, fin dall'inizio delle votazioni, ha raccolto il maggior numero di voti. Non perché americano, ma perché uomo dell'universalità della Chiesa, con diverse esperienze (missionario, superiore di un ordine religioso, vescovo di una diocesi peruviana complessa, prefetto dei vescovi in Curia).
Apparso alla loggia di San Pietro, Urbi et Orbi, con quel misto di simpatia e riservatezza, Leone XIV ha letto un discorso che esprime i suoi primi pensieri da Pontefice: «Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi, andiamo avanti! Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L'umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l'incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace».
Lo guida la certezza dell'amore di Dio e crede che il male non prevarrà. Questa è la serenità che trasmette in tempi confusi e difficili. La Chiesa ha una missione non facile, ma decisiva, perché l'umanità ha bisogno di Dio: emerge in tanti modi.
Fin dalle prime parole di Leone XIV è apparso il tema dell'unità della Chiesa: «Uniti mano nella mano con Dio e tra noi». L'unità è decisiva in un mondo polarizzato, che rischia di coinvolgere la Chiesa nella polarizzazione. È il riflesso di una società dell'"io", che infrange il "noi". Leone è stato molto attento all`ecumenismo con le celebrazioni del Concilio di Nicea, in un periodo di difficili rapporti tra Chiese anche per motivi politici.
È il Papa dell'unità della Chiesa, che non vuol dire estenuante mediazione, ma "andare avanti" assieme. Non è un caso che al prossimo Concistoro (il secondo in poco più di un anno), propone la rimeditazione dell'Evangelii gaudium, testo basilare di papa Francesco, una carta per la missione della Chiesa nel XXI secolo.
Leone XIV, uomo di unità, è apparso "unito" a papa Francesco. Sa come l'Evangelii gaudium sia un testo in parte ignorato o non recepito da una Chiesa che resisteva a cambiare. Ma cambiare non per piacere al mondo, ma per compiere la missione di comunicare il Vangelo a tutti.
Il Papa si è rivelato un uomo di coraggio, non fosse che per il franco messaggio di pace in un mondo che l'ha cancellata come ideale e come scopo. Vangelo e pace hanno ispirato tanti suoi interventi. Specie 1'11 aprile 2026, a San Pietro, quando ha chiesto a tutti di unirsi nella preghiera: Milioni, miliardi di uomini e donne che oggi credono nella pace».
È la "forza debole" della Chiesa, con cui ha gridato: «Basta con l'idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l'esibizione della forza! Basta con la guerra!». Poi è partito per un lungo viaggio. La prima tappa a Ippona, di sant'Agostino, e nella piccola e forte Chiesa algerina. Dopo si è immerso nell'Africa delle folle, dei poveri, delle guerre.
Leone viaggerà molto. Raccoglierà i cattolici, tanti e diversi, attorno al Vangelo, alla pace, all'unità tra noi e con il Signore. La Chiesa è una globalizzazione della pace e dell'amore, cui Leone sta dando coraggio.
Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 3/5/2026

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