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Solo con comunità vive si alimenta una fede viva



Messa nella basilica della Santissima Annunziata a Genova - Foto Sant'Egidio

In Francia ci sono tanti nuovi battezzati: ma la solitudine resta forte nella Chiesa

Un vescovo francese, all'ultima assemblea della Cei, ha ricordato l'elevato numero di battesimi di adulti per Pasqua nel suo Paese. Ha fatto eco a una domanda della Chiesa di Francia: in quali comunità cresceranno questi neobattezzati? La questione tocca anche la Chiesa italiana: quali i luoghi in cui vivere con gli altri il Vangelo? Si parla di parrocchia, ma questa ha molti volti: da quelli più ricchi e abitati a quelli più poveri e scarni. Ho conosciuto la vicenda di una donna, catechista per una vita nella sua parrocchia che, divenuta anziana, non ce l'ha fatta più a vivere a casa da sola ed è finita in un istituto lontano, dove nessuno o quasi la visitava. 

Ho ripensato a questa storia, ascoltando l'introduzione del cardinale Zuppi all'assemblea della Cei: «Ci sono anziani che non aspettano più nessuno, giovani che faticano ad immaginare il futuro». La proposta è costruire comunità, farle sbocciare in tutti i luoghi ecclesiali, perché la solitudine non si imponga nella Chiesa o rafforzi l'individualismo religioso. Ha detto: «Costruire comunità non è un'operazione di marketing pastorale. È la forma stessa della fede. Crediamo in un Dio che convoca, riconcilia, fa dei molti un corpo solo». 

Ma costruire comunità laddove non ci sono chiede tempo e dedizione. Non è facile in una società vieppiù individualista. Ma, senza comunità, qual è lo spessore del popolo di Dio? Con il dissolversi del tessuto sociale tradizionale che abitava le parrocchie o le istituzioni cattoliche, si manifesta un processo che viene da lontano: il "Noi", religioso, familiare, politico o d'altro genere, si è indebolito e frammentato. 

Costruire comunità non significa imporre un modello unico. Anche le parrocchie, come ho detto, hanno tanti volti. Né si può scaricare solo su di loro (anche se spesso lo si fa) la responsabilità di dare concretezza al popolo di Dio. Nessuna realtà ecclesiale è la risposta unica e assoluta alla domanda di compagnia nella fede e di fraternità della gente del nostro tempo. C'è un pluralismo di risposte e di forme, da accettare e da suscitare. In questo mondo, aggiunge Zuppi, «segnato da una crescente polarizzazione, che ostacola il dialogo e l'incontro», la Chiesa deve rinnovare o inventare nuovamente il suo volto di fraternità cristiana. Qualche volta, nei testi ecclesiali, le priorità si accavallano e si equivalgono: da dove cominciare? 

Il presidente della Cei si ricollega anche ad un altro tema che ricorre nei discorsi di Leone XIV: affermare la pace in un tempo di guerra. Solo comunità cristiane vive potranno essere "case di pace", offrendo un'alternativa alla cultura della potenza e della forza che dai grandi scenari si riversa nel quotidiano. Parlando ai vescovi italiani, il Papa ha detto: «La fede viene trasmessa e cresce dove ci sono comunità vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare; comunità nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte..., dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare...». Sono parole su cui meditare quando si pensa al futuro della Chiesa in Italia.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 7/6/2026



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