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Visualizzazione dei post da agosto, 2026

Mazzi, il folle figlio del Concilio che apriva strade per gli altri

Ci ha lasciato una testimonianza profetica del Vangelo vissuto tra i giovani in difficoltà Pochi giorni fa si è spento don Antonio Mazzi. Prete conosciuto, che non temeva le apparizioni in pubblico, il parlare schietto, le battute mordaci, le affermazioni dirette. Ad alcuni piaceva molto, ad altri meno. Non bisogna piacere a tutti.  Nato nel 1929, ha attraversato tanti mondi, la miseria di un'Italia povera e contadina, la guerra mondiale, l'alluvione del Po nel 1951, il boom di un'Italia che si arricchiva... Era stato dal 1962 al 1969, prete ed educatore, nella misera periferia di Roma, a Primavalle (che anch'io ho conosciuto): aveva visto ragazzi e ragazze senza futuro, condannati alla marginalità della borgata. A Milano, al Parco Lambro, aveva sentito come il vuoto di futuro condannasse i giovani alla droga. Attento a tutti i poveri, sentiva con passione una "povertà" nascosta, quella dei giovani. Così era nato Exodus, negli anni '80, per tirar fuori i ...

L'esodo di Ceuta, un pretesto per minare l'unità dell'Europa

Sospendere la libera circolazione delle persone prevista da Schengen è solo un'azione dimostrativa Colpiscono molto le immagini di una folla di marocchini, in gran parte giovani maschi ma anche famiglie, che superavano la barriera tra l'exclave spagnola Ceuta e il Marocco. La maggior parte è arrivata a nuoto. Si getta su questo lembo di terra spagnola un popolo di "dannati della terra", che non hanno altro che il proprio corpo. Forse 60 mila persone, entrate in un`exclave sulla costa africana (appartenente alla Spagna dal 1668), abitata da 83.600 residenti. Si può immaginare lo sconcerto e il timore della popolazione di Ceuta. Il dramma di Ceuta è stato visto come immagine dell'invasione dei popoli del Sud verso un'Europa ricca e attrattiva.  Nella nostra politica reattiva sui social e nelle dichiarazioni, si è scatenata la colpevolizzazione del Governo spagnolo accusato dall'Italia e da vari altri Paesi europei di aver provocato l'esodo dei marocchi...

Cultura e sport sono strumenti di dialogo, non di divisione

Un gruppo di tifosi accoglie la Nazionale dell'Iran all'arrivo in Messico Biennale di Venezia, l'Iran ai Mondiali, ora il caso di Pirlo: quando è giusto che la politica intervenga? L'Unione europea ha revocato il finanziamento alla Fondazione Biennale di Venezia, per contrastare la riapertura del Padiglione Russia (chiuso dopo l'invasione russa all'Ucraina) all'Esposizione internazionale d'arte. Il Padiglione, situato nei Giardini della Biennale tra gli altri dei Paesi stranieri, appartiene alla Russia. La sua storia risale al 1914: fu realizzato dall'allora impero russo, poi gestito dall'URSS e, dopo la sua fine, dalla Repubblica federale russa. Come si vede, una storia lunga, passata attraverso regimi differenti.  L'Unione europea ha dichiarato che non finanzierà la Biennale (peraltro su programmi estranei all'esposizione russa): «La cultura», ha detto il portavoce dell'Unione, «finanziata con il denaro dei contribuenti europei de...