Passa ai contenuti principali

Leone XIV, il coraggio gentile di un Papa in un mondo inquieto

I giovani salutano il Papa all'università "La Sapienza" di Roma il 14 Maggio

A un anno dall'elezione il Pontefice americano mostra il volto di una Chiesa che parla di pace

Si è compiuto un anno dall'elezione di Leone XIV ed è ormai una figura familiare. Ma chi è papa Leone? 

Mi sono messo a leggere il volume, pubblicato dall'Editrice Vaticana, dei suoi discorsi da priore generale dell'Ordine agostiniano dal 2001 al 2013. Un periodo difficile, apertosi con 1'11 settembre 2001, gli attentati terroristici contro gli Stati Uniti, e conclusosi con la rinuncia di Benedetto XVI e l'elezione di Francesco. Nei discorsi di Prevost, centrati sulla Bibbia, l'eredità di sant'Agostino e le problematiche dell'Ordine, si sente però sempre presente la storia del mondo. Anche oggi il Papa legge e predica la Parola di Dio nella storia del nostro tempo. 

Il primo discorso del priore Prevost, in visita alle comunità agostiniane nel mondo, è nel 2001, in Nigeria, dove vive una grande Chiesa: va a Jos, dove - poco prima - erano avvenuti attacchi contro i cristiani che avevano fatto mille morti tra musulmani e cristiani. Qui comunica la nascita della Provincia agostiniana della Nigeria. Nel suo discorso tocca il dramma di Jos e la crisi dopo 1'11 settembre. Spiega la missione agostiniana: fare comunità, cercare Dio e comunicare il Vangelo «in mezzo alla sfiducia, alla divisione, all'odio e alla violenza». 

Il mondo ha bisogno del Vangelo: è un messaggio rilanciato lungo dodici anni di mandato. Non è un tempo facile: «Il neoliberismo», dichiara nel 2002, «si è imposto come via per la "salvezza dei popoli", accantonando senza pietà la grande maggioranza dell'umanità». 

Robert Prevost, un anno fa, è stato eletto Papa e ha annunciato subito la pace del Risorto, «una pace disarmata e una pace disarmante», in un mondo in cui mancano alternative alla guerra. Subito tanti si sono applicati a misurare la continuità/discontinuità del nuovo Pontefice con Francesco, se fosse come quest'ultimo o invece più moderato. 

Ma Leone XIV ha cominciato a camminare in un mondo in cui spesso la Chiesa è la sola a parlare di pace. Lo fa oggi con una fermezza serena, forte e unitiva, mostrando che il suo programma è il Vangelo, l'unità della Chiesa e la pace tra i popoli. Lo realizza predicando, incontrando e facendo del dialogo la sua proposta. Perché il dialogo non è altro che l'amore vissuto. Il dialogo che costruisce la comunità e l'unità in un mondo di polarizzazioni, al di là delle quali il Papa vuole andare. 

Leone ha proposto come testo per il prossimo incontro dei cardinali l'Evangelii gaudium di Francesco: una guida decisiva per l'estroversione della Chiesa nel mondo globale del XXI secolo. Il documento è stato trascurato, fatto cadere o rifiutato da un mondo di cattolici che non guardavano lontano. Il Papa lo ripropone, più di dieci anni dopo, per una verifica e sembra considerarlo il punto di una nuova partenza. Intanto ha cominciato a visitare vari Paesi per essere vicino e ascoltare la voce e la fede di popoli diversi, rafforzando l'unità dei cristiani in un mondo "a pezzi". 

Di fronte alle critiche e agli attacchi, mostra una forza gentile e ferma, radicata nella fede. Oggi la sua Chiesa è spesso sola, contrastata, inascoltata, ma anche attraente come alternativa alla disumanizzazione. La Chiesa di Leone ha una chiarezza semplice e profonda della sua missione, non spaventata, ma libera, perché sa come disse una volta il priore Prevost - che «convertirsi a Dio significa servire tutti».


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 17/5/2026

Commenti

Post popolari in questo blog

Sì al quesito sulla cittadinanza per un'Italia più giusta e prospera

Foto Sant'Egidio L'integrazione di chi vive e lavora nel nostro Paese genera benefici sociali, economici e demografici Il quinto quesito del prossimo referendum propone di dimezzare da dieci a cinque anni i tempi di residenza legale in Italia per ottenere la cittadinanza italiana per lo straniero extracomunitario. Sono favorevole a una risposta positiva.  Bisogna rimettere in discussione una politica che scoraggia la concessione della cittadinanza ai cittadini non Ue.  Tale politica corrisponde a una visione, anzi a una "non visione": la diffidenza verso i non italiani che vengono nel nostro Paese, vivono qui, lavorano, pagano le tasse, contribuiscono al comune benessere.  Questa diffidenza ispira le lungaggini burocratiche che ritardano le pratiche per la cittadinanza anche per chi ne ha diritto. Soprattutto manifesta il disinteresse a integrare gente che già vive in Italia e di cui la nostra economia ha bisogno, come segnalano, inascoltati, tanti imprenditori. Le i...

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Basta sacrificare vite innocenti, a Gaza è urgente una tregua

  Alcuni superstiti si aggirano tra le macerie di una scuola che era stata trasformata in rifugio per i profughi - Al Bureij (Gaza) maggio 2025 - Foto UNRWA La rappresaglia è senza sbocchi e non ha senso dividersi in tifoserie. Bisogna riconoscere due Stati Molti soffrono con Israele per le barbare uccisioni (anche di neonati) del 7 ottobre e per gli ostaggi assassinati, oppure tornati a casa dopo tempo o usati come ricatto. Uccidere, come Hamas ha fatto il 7 ottobre, esprime la volontà di annientare un popolo.  Ma tanti oggi dicono basta alla strage che sta colpendo Gaza e la sua gente, a partire dai bambini.  Le molte morti innocenti sono inspiegabili e disumane: scavano un abisso. L'anima del Medio Oriente è malata di bipolarismo dell'odio che sopraffà ogni senso di umanità. La vendetta è una vertigine che porta lontano. Hamas è un mostro ideologico che ha compiuto atti indicibili.  Ma non si possono sacrificare ancora vite umane in una guerra apocalittica. Molti...