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I bisognosi vanno messi al centro della nostra fede. Nella Giornata mondiale a loro dedicata siamo invitati a considerarli una "questione familiare"

Foto Sant'Egidio


La Chiesa celebra il 16 novembre la IX Giornata mondiale dei poveri, un'idea di papa Francesco per mettere gli ultimi al centro della Chiesa. Non è un fatto solo umanitario. Nemmeno una celebrazione dell'assistenza cattolica e delle sue istituzioni. 

Ricordare i poveri con una giornata è decisivo per la coscienza del cristiano e la comunità ecclesiale. Il povero è nel cuore della fede cristiana. Papa Leone ha scritto, con un tocco personale, nell'esortazione Dilexi te: «Tante volte mi domando perché, pur essendoci tale chiarezza nelle Sacre Scritture a proposito dei poveri, molti continuano a pensare di poter escludere i poveri dalle loro attenzioni». È una domanda da porci in questa giornata. Perché ci avviciniamo poco ai poveri e non diventiamo loro amici? Francesco avrebbe detto: perché non li tocchiamo? Spesso pensiamo che ci sono istituzioni preposte alla loro assistenza. 

Giovanni Crisostomo, il Padre della Chiesa che ha tanto riflettuto sulla presenza di Gesù nel povero, scrive: «Libera Cristo dalla fame, dal bisogno, dalle carceri, dalla nudità!». Nel Vangelo Gesù dice: «Ero ammalato e mi avete visitato». Papa Leone scrive: «In quanto è Corpo di Cristo, la Chiesa sente come propria "carne" la vita dei poveri». Non è questione umanitaria, ma siamo nel cuore della fede, tanto che qualcuno parla del povero come "sacramento" di Cristo. 

Questo suggerisce anche il modo di rapportarsi tra cristiani e poveri: «Il cristiano non può considerare i poveri solo come un problema sociale: essi sono una "questione familiare". Sono "dei nostri"», afferma Leone. Non si tratta solo di creare istituzioni o sezioni della Chiesa a favore dei poveri, ma di vivere una familiarità con essi, come parenti e amici, e rivedere le nostre opere e istituzioni alla luce di tale fraternità. 

In questa Giornata dedicata ai poveri, dopo il ricco testo del Papa, si comprende meglio cosa vuol dire Chiesa dei poveri: «La Chiesa circonda d'affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l'immagine del suo fondatore, povero e sofferente», dice la Lumen gentium. E la cura dev'essere "affettuosa", da familiari. 

Siamo in un tempo in cui pochi sono ricchi, anzi ricchissimi, mentre i poveri aumentano. Non solo nel Sud del mondo, ma in Italia si parla di sei milioni di poveri. Siamo in un tempo segnato da troppe guerre e la guerra è la madre di tutte le povertà. 

La pace, che chiediamo con convinzione, comincia dall'amore per i poveri, dalla riscoperta di un rapporto familiare ed ecclesiale con essi. In un mondo difficile, c'è paura con il conseguente rischio di nasconderci nelle nostre case, nelle nostre chiese. I poveri, i più deboli di tutti, ci chiamano ad uscire per strada e nella storia accanto a loro, con la fede che il male non può vincere. 

La Domenica dei poveri cade verso la fine dell'anno liturgico. Viene l'Avvento, tempo di speranza e di attesa. Si chiude, alla fine dell'anno, il Giubileo della speranza. Il nostro non può essere un bilancio di rassegnazione. La preghiera, la forza di speranza, la vicinanza ai poveri, spingono la Chiesa e i cristiani a essere profeti di una pagina diversa della storia, quella di un mondo più ospitale, meno disumano. Forse non è facile. Ma dà un senso vero alla vita e costituisce una scossa profetica a una società un po' spaventata e un po' ripiegata su di sé.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 16/11/2025

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