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| Foto Vatican Media |
La prima donna nominata Primate d'Inghilterra ricevuta dal Santo Padre
La settimana scorsa la nuova primate anglicana, Sarah Mullally, è stata ricevuta da Leone XIV. Ad alcuni è apparso strano vedere un vescovo donna con il Papa. Un cambiamento cattolico?
In realtà il cambiamento è avvenuto nella Chiesa anglicana, che ha cominciato a ordinare donne prima prete e poi vescovo (la prima ordinazione episcopale femminile è del 2015). La Chiesa anglicana, che ha come governatore re Carlo III, è molto attenta alle istanze della società, tra cui il ruolo della donna, e ha optato per le ordinazioni femminili. Per questa e per altre scelte gli anglicani hanno perso una parte consistente della vivace componente africana, da cui è venuto un rifiuto della Mullally come leader spirituale. Le Chiese anglicane di Nigeria (25 milioni di fedeli), Kenya, Ruanda e Uganda hanno creato un coordinamento tra loro, rompendo con la comunione anglicana. Nel 2009 Benedetto XVI provvide alla creazione di "ordinariati" per gli anglicani venuti al cattolicesimo, contrari alle "novità" introdotte. Essi conservano le loro peculiarità storiche, ma i preti (sposati) sono stati riordinati e i vescovi (sposati) ordinati preti, perché la Chiesa cattolica non riconosce valide le ordinazioni anglicane.
L'incontro tra Leone XIV e la Mullally mostra che non si vuole interrompere il dialogo, anche se in passato la Santa Sede aveva avvertito che l'ordinazione di donne avrebbe creato un nuovo problema. La Chiesa cattolica, pur impegnatasi a valorizzare le donne nella Chiesa (Francesco ha nominato donne in ruoli apicali della Curia), ordina solo uomini in conformità con la tradizione, come l'ortodossia e le Antiche Chiese orientali (armeni, siriaci, copti, e altri). Nel 1994, Giovanni Paolo II dichiarò «in virtù del mio ministero di confermare i fratelli» su quel «che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa: la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale».
Papa Leone, nel discorso di accoglienza all'arcivescovo Mullally, ha detto: «Mentre il nostro mondo sofferente ha un profondo bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere efficaci portatori di quella pace». Ha chiesto di «rimuovere qualsiasi pietra d'inciampo che ostacoli la proclamazione del Vangelo».
L'unità è decisiva, ma sembra lontana. La "fraternità ritrovata", il Battesimo fondamento dell'ecumenismo, la comunione dei martiri, l'ecumenismo spirituale sono acquisizioni decisive.
Ma, scrive il cardinale Koch, responsabile vaticano dell'ecumenismo, «mentre i dialoghi ecumenici del passato sono riusciti in gran parte a superare le vecchie differenze di fede confessionali o quantomeno a operare un riavvicinamento, oggi esistono divergenze non trascurabili nel campo dell'etica, soprattutto per quanto riguarda le questioni bioetiche... e i problemi etici legati al matrimonio, alla famiglia, alla sessualità, specialmente nell'orizzonte dell'odierno gender-mainstream».
Ci sono pure le ricadute di un mondo diviso e in guerra. Quanta strada ci resta? Se guardassimo al bisogno di fede e di pace dovremmo essere più veloci.
Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 10/5/2026

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