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La risposta all’antisemitismo? Più cultura, più conoscenza


Anche la Chiesa può avere un ruolo decisivo, facendo crescere l'amicizia con i nostri "fratelli maggiori"

L’antisemitismo non è morto, anzi è minaccioso. Si pensi all’attacco che ha ucciso due persone a Halle, in Germania, condotto a ottobre da un giovane neonazista, Stephan Balliet, che ha tentato di fare una strage nella sinagoga. Nel video girato dallo stesso criminale dice: «La radice di tutti i problemi sono gli ebrei». Le idee complottiste e antisemite purtroppo circolano ancora. Non basta consolarsi con il fatto che sono diffuse in ambienti ristretti. Ispirano azioni e avvelenano la società.

Nel mondo globale, complesso e contraddittorio, c’è una domanda di spiegazione: taluni la trovano nell’idea di una "congiura" ebraica per dominare la società attraverso un'influenza occulta sull'informazione, le banche, la politica, e praticando il razzismo, specie in Medio Oriente. È un'interpretazione rilanciata dai Protocolli dei savi di Sion, falso antisemita uscito nel 1903. Eppure questo best seller ha conosciuto un'impressionante diffusione che continua oltre il ’900. Nel XXI secolo, l'antisemitismo cresce ancora. Com'è possibile dopo la Shoah?

Per l'Italia, basti pensare alle leggi razziste e antisemite di Mussolini nel 1938. E poi alla Shoah, quando furono deportati dall'Italia e dalle zone sotto controllo italiano più di 8.500 ebrei: ne tornarono poco più di mille. In Italia altri 300 ebrei furono uccisi. E alla loro cattura collaborarono i delatori italiani e i fascisti. La memoria dovrebbe preservare, ma non è così. Anzi, espressioni e atti antisemiti assumono talvolta incredibilmente un significato contestativo del politically correct.

L'Osservatorio antisemitismo del Centro di documentazione ebraica contemporanea ha segnalato la crescita di episodi nel 2018: da 130 nel 2017 a 197. L'antisemitismo (131 casi) si sviluppa via Web, spesso anonimo. Abbiamo visto anche impressionanti espressioni del linguaggio antisemita negli stadi. La demonizzazione degli ebrei o di Israele è un capitolo base della cultura dell'odio che si comunica pure tra i giovani. In Italia non è questione dell'islam come in Francia.

Si odia l'ebreo, anche se mai lo si è incontrato, perché diventa incredibilmente il capro espiatorio delle paure e frustrazioni quotidiane. L'odio si lega al razzismo, se non al neonazismo. C'è quindi un impegno da ravvivare in molti sensi. La recente nomina di Milena Santerini a coordinatrice nazionale della lotta all'antisemitismo manifesta la chiara volontà del Governo di agire.

La Chiesa ha grande responsabilità, non solo nella lotta agli stereotipi: deve far crescere l'amicizia con gli ebrei nell'incontro con le comunità ebraiche, in familiarità e solidarietà rinnovate. L'amicizia tra ebrei e cristiani è un contributo decisivo alla pace sociale e all'educazione dei giovani.

La risposta all'odio è più cultura, più conoscenza e più amicizia con l'ebraismo. Gli episodi antisemiti non possono essere trascurati. Si devono bonificare atteggiamenti e sentimenti di una società che si sente fragile in un mondo globale percepito come minaccioso. La situazione è preoccupante. Ma possiamo ancora cambiare rotta.

Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 26/1/2020 

Commenti

  1. Speriamo che ci sia un cambiamento positivo,ma un grazie speciale alle testimonianze che sono importanti non solo per la mia generazione ma anche per le prossime

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