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I martiri respingono la logica dell'odio del radicalismo islamista

La cappella dell'Africa nella Basilica di San Bartolomeo all'Isola in Roma, Santuario del Nuovi Martiri

In Africa nel 2019 sono stati uccisi 15 missionari. Il carattere pacifico del cristianesimo suscita ostilità

A Natale è stato diffuso un filmato in cui undici cristiani nigeriani, vestiti con le macabre tute arancione, venivano pugnalati e fucilati da assassini di una fazione degli islamisti di Boko Haram, ora identificata nelle forze della Provincia dell`Africa occidentale dello Stato islamico. Lo scopo era vendicare l'uccisione del leader di Daesh, Al Baghdadi: «Un messaggio ai cristiani del mondo intero». Le vittime sono cristiani nigeriani, anche se è impossibile stabilirne l'identità. 
Non hanno alcun rapporto con l'uccisione di Al Baghdadi (fatta dagli statunitensi), ma nella follia islamista sono dalla parte sbagliata nella guerra "apocalittica" tra veri musulmani e cristiani. I quali sono considerati dagli islamisti una presenza da estirpare. Nel 2019, in un Paese vicino alla Nigeria, il Burkina Faso (i cristiani sono un terzo degli abitanti), sono stati uccisi più di 60 cristiani in una serie di attacchi alle chiese: gente in preghiera. 
I nuovi martiri del XXI secolo rifiutano la sfida dell'odio rivolta loro da più parti, specie dal radicalismo islamista. Non accettano la logica di guerra: vivono pacificamente, pregano, sperano in un mondo migliore. Il carattere non conflittuale del cristianesimo suscita odio. Con la loro vita i cristiani testimoniano che è possibile vivere insieme tra gente diversa, mostrando come il Vangelo sia un seme di pace. 
Nel corso del 2019 sono stati uccisi anche 29 operatori pastorali, uomini e donne, preti, religiosi e laici, che lavorano per il Vangelo, la pace e lo sviluppo. Di essi, 15 sono caduti in Africa. Una missionaria in Centrafrica, suor Ines, di 77 anni, è stata uccisa a maggio scorso nel laboratorio di cucito dove insegnava un mestiere alle giovani. L'odio contro questi operatori, impegnati per gli altri, si spiega con la rabbia suscitata dal bene in chi vuole una società di violenza, rapina, terrore, deprivata di ogni solidarietà. 
È per questo che hanno rapito nel settembre 2018 un missionario italiano in Niger, padre Maccalli, o la colombiana suor Gloria, sequestrata due anni fa. Aspettiamo loro notizie, insieme a quelle della giovane volontaria italiana Silvia Romano, rapita più di un anno fa in Kenya. 
Tutte queste persone, che hanno scelto di lavorare per gli altri, rappresentano "vite profetiche" in una società dominata dall'esclusivo interesse per sé stessi, anzi, intristita in esso. Operatori pastorali, missionari, semplici cristiani di ogni confessione compongono il mosaico di un'umanità che sgorga dalle pagine del Vangelo. Lontana dal nazional-cattolicesimo arrabbiato come dalla cultura del muro e dell'autodifesa. Questi cristiani non sono "eroi" o pazzi, ma spesso sono simili a noi. La loro sofferenza rivela quanto il cristianesimo sia una cosa seria e come possa cambiare il mondo toccandolo in profondità, tanto da suscitare reazioni aggressive. 
La vita cristiana, fragile ed esposta, è un fermento di pace e di cambiamento anche se non è dotata di grandi strumenti o di forza particolare. I nuovi martiri del XXI secolo mostrano come non possiamo lasciarla ingrigire, ma essere cristiani è già una profezia.

Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 12/1/2020

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