Il risveglio spirituale dell'Europa passa dalla pace e dall'unità. Di fronte a un futuro incerto papa Leone ci chiama alla riscoperta delle radici del nostro continente
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| Papa Leone alla veglia con i giovani nello "Stade de France" di Saint-Denis il 25 Settembre - Foto Vatican Media |
La visita di papa Leone in Francia ha rivelato che qualcosa di profondo sta avvenendo tra i francesi. In un Paese segnato dalla laicità, dove la Chiesa talvolta sembra ai margini, tantissimi sono accorsi per vedere e ascoltare il Papa. Alla Messa in Place de la Concorde a Parigi c'erano 800 mila persone. Tutto il viaggio papale è stato accompagnato da grande partecipazione. Non è un evento isolato. A Pasqua 2026 c'è stata una crescita dei battesimi dei giovani e degli adulti: 18 mila persone (45% in più dell'anno precedente). Prima i battesimi di adulti e giovani erano circa 4 mila l'anno, anche se va detto che i bambini oggi battezzati sono circa un quarto dei nati.
La Chiesa non può certo cantare vittoria per il successo della visita del Papa o per l'alto numero di battesimi di adulti, ma è un segno in controtendenza, a fronte di un pessimismo diffuso. Molti europei, in un periodo di spaesamento, d'incertezza anche politica (la guerra in Ucraina e la quasi rottura con la potenza "protettrice" degli Usa), d'oscurità sul futuro, s'interrogano sul senso della vita.
Al termine del viaggio papale, a Metz, terra di battaglie nelle due guerre mondiali, dov'è sepolto uno dei grandi fondatori dell'Europa, Robert Schuman, Leone XIV ha parlato delle radici dell'Europa "per la pace e l'unità". I discorsi del presidente Macron e del cardinale Aveline, che lo accoglievano, convergevano con quelli del Pontefice: c'è un senso profondo su cui si fonda l'unità dell'Europa.
Ero presente. In questa sinfonia di voci, al termine di un viaggio significativo, ho sentito, commosso, una grande speranza. L'Europa è incerta e inquieta. Ma il Papa è andato alle radici, non per una rivendicazione confessionale, bensì per guardare al futuro: «Il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l'apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana. . .».
La riscoperta delle proprie radici si accompagna all'apertura del dialogo con l'altro: fonda l'unità e la convivenza nella diversità. Non si tratta di radici intese solo in senso storico o ideologico.
Così ho compreso il viaggio di Leone e le sue parole: molte persone, di fronte a un futuro incerto, vanno positivamente alle radici della vita e s'interrogano sul senso e la fede. La debolezza dell'Europa politica è prima di tutto quella di donne e uomini spaesati. La serenità verso il futuro viene dal profondo, dalla fede e dalla convinzione delle persone. Non da un'Europa chiusa e bellicosa, perché spaventata: «Bisogna guardarsi dall`illusione del riarmo», ha detto il Papa, mentre ricordava anche la "portata storica" dell'incontro con gli immigrati.
Ho sentito a Metz, pur nella fragilità dei nostri Paesi e delle nostre Chiese, spirare una speranza verso il futuro: non i muri o la contrapposizione ai nemici, ma un cristianesimo vissuto in un'Europa pluralista, una fede profonda, non intimidita. L'orgoglio e la paura di passioni nazionaliste nascono e crescono in cuori europei sradicati che sentono un continente alla deriva.
Il viaggio di Leone XIV in Francia (ma anche in Spagna) ha messo in luce quel che Romano Guardini scriveva anni fa: «Si è iniziato un processo di incalcolabile portata: il risveglio della Chiesa delle anime». Il papa ha così concluso il suo discorso di Metz: «Che Dio vi sostenga in queste decisioni e che benedica e protegga tutta l'Europa!».
Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana dell'11/10/2026
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