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Sparito il "Noi", l'"Io" è solo in un mondo complicato. Nell'era dell'intelligenza artificiale diventa essenziale ricomporre il tessuto sociale



«Se guardiamo le dinamiche mondiali» - si legge nella Magnifica Humanitas di Leone XIV - «ri- conosciamo sempre più chiaramente l'espandersi di una cultura della potenza fatta di polarizzazioni e violenze». Questa cultura normalizza la guerra (anche con l'intelligenza artificiale, che rende le armi autonome dalla decisione umana): «Viviamo in un tempo di notevole cecità spirituale e culturale». 

La rivista Le Grand Continent parla del mondo odierno come di un «impero dell'ombra». Quale alternativa per chi vuole un utilizzo responsabile della tecnologia? La domanda è seria e rivela la nostra debolezza di fronte ai signori dell'IA. Questi, sovente, si sentono un'élite che deve rivoluzionare il mondo, ma sono agganciati a modelli tradizionalisti, tanto che si parla di «accelerazione reazionaria».

Spesso nella gente comune - dice il Papa - si insinua «una forma elegante di resa» di fronte a un presente troppo complicato. Tra il diluvio di informazioni che sfida la nostra capacità di comprensione, il potere di manipolazione delle nuove tecnologie, ci troviamo spesso inermi con sfide al di là della nostra portata: non è per noi! E ci si volta dall'altra parte. 

In fondo siamo indifesi, anche perché "soli": tanti "Io", gli uni accanto agli altri. È il cambiamento climatico culturale che ha mutato la società con la crisi dei "Noi", politici, familiari, sindacali, religiosi, sociali e l'affermazione dell'"Io". In Italia, per esempio, sono scomparse 20 mila sezioni di partito, luoghi di aggregazione che alimentavano socialità e democrazia. Smontare il "Noi" è la fase previa a quella attuale, in cui ci ritroviamo isolati e fragili davanti a una rivoluzione in corso. 

La condizione di partenza per un atteggiamento critico e vigilante, per la custodia della "persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale" (il sottotitolo dell'enciclica), è rifare il tessuto umano della società: ricostruire, su basi nuove, tanti "Noi" per vivere bene e interagire con la dimensione tecnologica, interrogandola e utilizzandola responsabilmente. 

Non è un caso che due menti profonde, papa Francesco e il sociologo Zygmunt Bauman, abbiano convenuto sulla stessa prospettiva di speranza per il futuro. L'enciclica Fratelli tutti invita a non serrarsi in sé: «La buona politica» - vi si legge - «cerca vie di costruzione di comunità nei diversi livelli della vita sociale, in ordine a riequilibrare e riorientare la globalizzazione per evitare i suoi effetti disgreganti». Bauman affermava che l'intenzione di Francesco era quella di «trasferire le sorti della coabitazione, della solidarietà e della collaborazione pacifica tra gli uomini dall'ambito vago e oscuro della grande politica» per affidarli al dialogo e all'incontro tra gente comune. 

È necessario "prendersi per mano". Ingenuo di fronte alla complessità attuale? Tutt'altro, ma è anche l'unica strada percorribile. Un mondo di "Noi", diversi ma dialoganti, è una forza "debole" ma reale. Per Bauman «siamo, come mai prima d'ora, in una situazione di aut aut: possiamo scegliere se prenderci per mano o finire in una fossa comune». Drammatico sì, ma anche aperto alla speranza: ognuno può decidere.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 28/6/2026


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