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Per un mondo diverso occorre investire su dialogo e diplomazia - La missione vaticana a Kyiv e Mosca


L'incontro di mons. Gallagher con Lavrov il 25 Agosto - Foto da Segreteria di Stato della Santa Sede


La Chiesa si oppone a vedere la guerra come unico strumento di risoluzione delle controversie

Monsignor Gallagher, "ministro degli esteri" della Santa Sede, si è recato a Mosca, dopo una visita a Kyiv e un incontro con i dirigenti ucraini. Nella capitale russa ha avuto un colloquio con il suo omologo russo Sergej Lavrov e con il consigliere del presidente Putin per le questioni internazionali, Jurij Usakov. 

Dopo la conversazione con Lavrov, il diplomatico vaticano ha dichiarato: «Nonostante persistano differenze rilevanti e sostanziali nelle nostre valutazioni su alcune questioni, sono emersi anche numerosi e importanti punti di convergenza». Le divergenze riguardano probabilmente la guerra in Ucraina. Eppure, il Vaticano e Mosca continueranno a parlare. 

Il messaggio è chiaro: bisogna investire sul dialogo e la diplomazia, in un mondo in cui tanti canali di comunicazioni sono interrotti. Oggi, anche su gravi questioni che toccano la vita di milioni di persone, i leader comunicano le loro decisioni con messaggi social: un sistema che acuisce la polarizzazione delle posizioni. Gallagher ha aggiunto: «Ho ribadito l'appello di Sua Santità papa Leone XIV a porre fine alle ostilità e ad avviare autentici negoziati con il sostegno della comunità internazionale». 

Dialogo, diplomazia, negoziato stanno scomparendo dal vocabolario della comunità internazionale, mentre il linguaggio diventa sempre più bellicoso. Nella Magnifica Humanitas il Papa, dopo aver notato l'odierna rivalutazione della guerra come strumento di politica internazionale, scrive: «La guerra appare quasi come prosecuzione naturale della politica e il mercato delle armi diventa motore autonomo di scelte belliche». 

Ormai è la guerra che domina: «La forza militare, la debolezza delle iniziative diplomatiche e la complessità degli interessi in gioco favoriscono conflitti che tendono a cronicizzarsi, con un costo umano e ambientale altissimo», constata il Pontefice. E conclude: «È molto più facile iniziare una guerra che fermarla». È tale logica che il Papa e i suoi collaboratori intendono spezzare. Non hanno una forza militare o economica, ma hanno, dalla loro, la forza "debole" di una sapienza maturata in una lunga storia e nel contatto con quanti hanno pagato il conto amaro delle guerre. E sono milioni. La Chiesa sa e crede che la guerra è "un'inutile strage", come diceva Benedetto XV durante la Grande Guerra. Sono passati più di cent'anni e questa convinzione è stata rafforzata da tanti conflitti. 

La Chiesa non ha un suo "interesse nazionale", ma si fa carico di una visione globale dei popoli, recependo l'aspirazione dei tanti che subiscono la guerra. Non fa una lezione morale, ma ricorda che la guerra «lascia il mondo peggiore di come l'ha trovato». Per questo dialoga con tutti e vuole resuscitare il dialogo pur in un intreccio di polarizzazioni. In questo senso, anche la missione del cardinale Zuppi (che è stato in Ucraina e sarà a Mosca a fine settembre) si muove tra la vicinanza alle vittime e il dialogo con gli esponenti politici. La Chiesa bussa a porte che sembrano chiuse, ma viene accolta con rispetto, forse perché molti intuiscono, almeno un po', la verità di quanto afferma, la passione con cui lo dice e la sua fiducia in un futuro diverso. Una volta papa Francesco esclamò: «Il mondo soffoca senza dialogo». Oggi vediamo quanto avesse ragione.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 6/9/2026

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