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Lo strappo dei lefebvriani: una dolorosa deriva settaria

Un momento delle ordinazioni episcopali del I Luglio a Ecône - Foto da Facebook

Ignorando l'accorato appello di Leone XIV, hanno ordinato quattro vescovi

La settimana scorsa, a Ecône , in Svizzera, sono stati ordinati quattro vescovi, senza mandato del Papa, da Bernard Fellay e da Alfonso de Gallareta, già consacrati all'episcopato da monsignor Marcel Lefebvre nel 1988. Per questo, scomunicati. 

La Fraternità di San Pio X, fondata da Lefebvre per dare una formazione preconciliare, vuole continuare con nuovi vescovi e preti. Come una Chiesa scismatica. 

Leone XIV ha pregato di evitare le ordinazioni, che portano alla scomunica e allo scisma. Il superiore della Fraternità ha affermato: «Noi vogliamo servire e amare la Chiesa». 

Ma quale Chiesa? Non quella di Leone XIV che, per loro, ha ceduto al modernismo e al protestantesimo, tradisce la tradizione con la Messa in lingua parlata e non in latino, propugna la libertà religiosa e il dialogo con i non cattolici. I tradizionalisti si rifanno alla Chiesa e alla liturgia di prima del Vaticano II. Ma chi ha conosciuto quella Chiesa preconciliare trova nella loro "ricostruzione" ecclesiale qualcosa di artefatto. Si è molto parlato di "scisma". Ma la Chiesa non si è veramente divisa. 

Ordinando quattro vescovi, i lefebvriani mostrano una deriva "settaria". I vescovi non sono stati consacrati da tre altri vescovi secondo la tradizione cattolica: gli ordinanti erano solo due. Dove sono gli altri due vescovi ordinati da Lefebvre nel 1988? Uno, Tissier de Mallerais, è morto, dopo aver ordinato un vescovo, il brasiliano Licínio Rangel, alla testa della Unione sacerdotale San Giovanni Maria Vianney (che poi si riconciliò con Roma nel 2001 e ottenne una diocesi con 30 mila fedeli tradizionalisti). L'altro, Williamson, è noto per il suo negazionismo della Shoah. Non era ad Ecône, perché ha rotto con la Fraternità e ha ordinato altri vescovi e preti. 

Come in ogni processo settario, il movimento tradizionalista è sfrangiato in varie componenti, di cui quella di Ecône è la più forte. Ci sono anche i sedevacantisti (per cui l'ultimo papa è Pio XII), i sedeprivazionisti (per loro la sede di Pietro è vacante), i conclavisti (per cui si deve fare un nuovo conclave o addirittura hanno già eletto qualche "papa")... 

I sacerdoti lefebvriani sono 733, mentre quelli degli istituti religiosi e sacerdotali tradizionalisti, uniti a Roma, sono quasi 800. Questi, infatti, sono cattolici che celebrano con il Messale del 1962 (con il permesso dalla Santa Sede). Per loro, la celebrazione non implica il rifiuto del Concilio, come per i tradizionalisti scismatici. Benedetto XVI aveva allargato la possibilità di usare il rito del 1962, sperando nell'unità con gli eredi di Lefebvre, che hanno però rifiutato l'offerta. Francesco ha dichiarato che la Messa postconciliare è l'unico rito romano. Del resto, la liturgia è cambiata nel tempo: la Messa del 1962, celebrata dai tradizionalisti, è stata riformata rispetto a quella di Pio V, a sua volta approdo di vari mutamenti. Furono conservate le liturgie con più di 200 anni all'epoca di Pio V. Oggi esiste un rito ambrosiano per la diocesi di Milano, così come le Chiese orientali cattoliche hanno loro riti. La grande Chiesa è plurale, ma non divisa. Il Vaticano Il è il grande ponte con cui ci colleghiamo al fluire della Tradizione. Yves Congar, grande teologo conciliare, pregava i lefebvriani: «Il mondo ha bisogno di ben altro che le nostre dispute. Fratelli, lavoriamo insieme!». 


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 12/7/2026

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