In primavera le vittime ucraine e russe potrebbero toccare i 2 milioni. Bisogna trovare un compromesso
Quattro anni di guerra: l'Ucraina distrutta, un popolo in ginocchio, ma la guerra continua. Nessuno, nemmeno la Russia, ha la forza di vincere. Più passa il tempo più sembra difficile fermare la guerra. Per gli ucraini è scandaloso cedere quel che resta loro del Donbas. Per Mosca, invece, è necessario per dichiarare vittoria e non perdere la faccia. Per entrambi rinunciare a qualcosa nel negoziato sembra tradire il tanto sangue versato. La guerra si prolunga nell'incertezza: non c'è più scopo chiaro.
All'inizio la Russia voleva occupare l'Ucraina e metterci un governo amico; ora sembra volerla distruggere, umiliarla. Mosca pensa che nelle mani dell'Occidente Kyiv stia diventando una specie di anti-Russia, un rischio permanente. Da parte ucraina si voleva recuperare i territori, anche quelli persi nel 2014 come la Crimea. Oggi tale proposito è svanito e molti si domandano se le vite valgano meno della terra.
La logica dell'ingranaggio bellico soffoca ogni alternativa: ognuno cerca di resistere più dell'avversario e intanto si dissangua. Dopo quattro anni sono cadute le illusioni che accompagnano l'inizio di un conflitto: rapida conquista, vittoria definitiva... La Russia ha violato brutalmente una regola essenziale della vita della comunità delle nazioni, aggredendo un Paese che non l'aveva attaccata. Tuttavia dopo tutto questo tempo, si comprende la pericolosità di una possibile escalation (atomica?) o le conseguenze nefaste di un conflitto che si prolunga senza direzione.
Malgrado droni, missili e intelligenza artificiale, è evidente che la guerra non è la soluzione. Non sono giustificate l'aggressione e nemmeno le prolungate sofferenze. Recentemente il Center for strategic and international studies di Washington ha pubblicato stime attendibili sul costo della guerra. La Russia sta pagando un prezzo altissimo: dal febbraio 2022 al dicembre 2025, avrebbe subito quasi 1,2 milioni di perdite (uccisi, feriti e dispersi), più di qualsiasi grande potenza dopo la Seconda guerra mondiale. I morti accertati sono 325 mila. Le vittime russe in Ucraina sono oltre 17 volte superiori a quelle sovietiche in Afghanistan negli anni '80. Gli ucraini avrebbero tra le 500 e 600 mila vittime (morti, feriti e dispersi) di cui 100-140 mila uccisi. Le perdite combinate di russi e ucraini potrebbero raggiungere i 2 milioni entro la primavera.
Come uscire da questo ingranaggio infernale? I colloqui, mediati dagli americani, sembrano basati sulla volontà di Trump che spinge gli ucraini a cedere. Pure Putin non pare convinto a fermarsi ora. L'Europa assiste incerta: si è schierata, ha rotto ogni legame con Mosca e ora questo appare un limite. Con chi starà la Francia dopo le elezioni? Parlare con la Russia reale (non quella che si vorrebbe) è essenziale per ricostruire la sicurezza in Europa.
Un compromesso, che rispetti l'eroica resistenza ucraina considerando anche la realtà sul terreno, andrà pur trovato. Certo, dopo questa lunga guerra, l'Ucraina è un Paese tanto ferito, ma è in qualche modo più forte di quattro anni fa da un punto di vista morale e identitario. In passato non aveva un'identità così forte e su questo puntava Putin. Ora l'unità nella resistenza e nel dolore ha plasmato un'Ucraina compatta, che non potrà essere inglobata dai russi.
Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana dell'8/3/2026
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