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La sfida della Chiesa americana alla religione del benessere

Il cardinale Cupich celebra il Mercoledì delle Ceneri per gli immigrati di lingua spagnola, all'aperto, presso la parrocchia di Nuestra Señora del Monte Carmelo - Foto di Karen Callaway/Católico

I vescovi cattolici devono fronteggiare le nuove sette neopentecostali che sostengono Trump

Leone XIV ha nominato nunzio apostolico negli Usa monsignor Gabriele Caccia, finora osservatore della Santa Sede all'Onu. Caccia conosce già gli Stati Uniti ed è un personaggio d'esperienza e di peso: assessore in Segreteria di Stato, poi nunzio in Libano e nelle Filippine. È stato ordinato prete dal cardinale Martini ed è cresciuto nel clima della diocesi milanese di quegli anni.

Si trova di fronte a una Chiesa cattolica polarizzata e un'amministrazione molto difficile, quella di Trump. Il cattolicesimo è la più folta confessione degli Stati Uniti (ben più del 20% degli americani) con 70 milioni di fedeli, circa 200 diocesi, 19 mila parrocchie, 45 mila preti, 76 mila religiose, un gran numero di università, scuole, organizzazioni assistenziali. 

Conta tre cardinali, vicini alle posizioni di Francesco. Recentemente il cardinale Blase Cupich ha rilasciato una severa dichiarazione su un video della Casa Bianca a proposito della guerra all'Iran, definendolo disgustoso: «So che il popolo americano è migliore di così. Abbiamo il buon senso di sapere che ciò che accade non è intrattenimento ma guerra, e che l'Iran è una nazione di persone, non un videogioco ...». 

Tuttavia - lo si vede dall'elezione del presidente della conferenza episcopale - la maggioranza dei vescovi americani ha avuto perplessità e talora prese di distanza da papa Bergoglio, considerandolo poco schierato sulle posizioni pro-life. Il cattolicesimo americano è molto polarizzato (sulle questioni umanitarie è più unito). Compito del nunzio sarà condurlo a una maggiore unità, anche con nuove nomine. 

La figura di Leone XIV, statunitense, ma che ha tanto lavorato in Perù, suggerisce di pensare insieme il destino del cattolicesimo del Nord e del Sud dell'America. L'esortazione apostolica di Wojtyla, Ecclesia in America del 1999, offriva un orizzonte ecclesiale più vasto alle Chiese americane del Nord e del Sud. È l'orizzonte su cui si sono collocati i vescovi latinoamericani, quelli del Canada e degli Stati Uniti con un importante documento, in cui si dice che «nessun migrante è straniero per la Chiesa». 

La questione religiosa è centrale nella vita americana. Il mondo non cattolico è attraversato da un movimento di tante comunità differenti, neoprotestanti, neopentecostali, legate alla "teologia della prosperità". Fanno riferimento alla Bibbia, ma i due pilastri della loro offerta religiosa sono la salute e il benessere economico. 

Si tratta di tante comunità, anche molto diverse, unite attorno alla figura di un pastore-fondatore. Le si ritrovano, ben consolidate, in America Latina, Africa e Asia. Sono in piena consonanza con la vincente cultura globale neo-liberista. I poveri, i non prosperi non suscitano solidarietà, mentre si è concentrati sul benessere proprio e della propria famiglia. È il Vangelo del nostro tempo! E attrae persone in difficoltà, isolate, gente desiderosa d'inserirsi nella società dei consumi. 

Una volta un tassista guatemalteco mi disse, passando davanti a una chiesa neo-protestante: «La Chiesa ha scelto i poveri, ma i poveri hanno scelto le sette». Una constatazione intelligente, ma amara. Credo che questa situazione porti a ripensare la missione della Chiesa cattolica alla luce di quanto scriveva papa Francesco: «Guardiamo ai primi discepoli, che immediatamente dopo aver conosciuto lo sguardo di Gesù, andavano a proclamarlo pieni di gioia». 


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 22/3/2026

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