Passa ai contenuti principali

Guerra in Siria: in 5 anni 250.000 morti. Gridiamo 'Pace!'

Andrea Riccardi leva di nuovo la sua voce contro la guerra in Siria. Insieme all'editoriale sull'edizione di questa settimana di Famiglia Cristiana, pubblichiamo il video appello, lanciato ieri: Bisogna fare presto. Troppe le vite perse.

Siamo in una stagione in cui ogni limite ai desideri individuali ci fa sentire in un insopportabile stato di impotenza. Ma non ci sentiamo così di fronte alla guerra in Siria. C'è un silenzio assordante. In 5 anni la guerra ha prodotto 250 mila morti. Ne vediamo i risultati, come i tanti rifugiati che premono alla frontiera turca (sigillata), in fuga da Aleppo bombardata (dai russi). I rifugiati approdano in Italia con i barconi o entrano in Europa attraverso i Balcani. Restiamo in un insopportabile stato d`impotenza. Bisogna chiedere a voce alta la pace per la Siria. Si deve pregare con insistenza perché la guerra finisca. Non ho sentito quasi mai, tra le preghiere dei fedeli alle Messe domenicali, un'invocazione per la Siria. Siamo rassegnati? Nemmeno Dio può dare la pace? È vero: si fatica a capire quello che succede. Il fallimento dei negoziati di Ginevra. Poi Monaco: una luce nel buio, ma in parte smentita. Una nuova guerra fredda? Più insanguinata di così! La Russia è in campo con una forza implacabile: colpisce i nemici di Assad (tra cui i ribelli amici dell`Occidente, della Turchia e dell`Arabia Saudita), ma anche le truppe di Daesh e Al Qaeda. Assad e i suoi alleati vogliono arrivare ad Aleppo, prima dell`inizio della tregua, e togliere spazio ai ribelli e a Daesh. Gli Usa, dopo aver negato a lungo un ruolo alla Russia, ora inclinano saggiamente alla trattativa. Non così Turchia e Arabia Saudita, che difendono gli interessi dei sunniti contro gli sciiti e Assad e minacciano un intervento armato. Ci sono poi i curdi siriani che allargano il loro spazio, osteggiati e colpiti dai turchi, ma non da Assad. Nel Sud della Siria si respira un clima un po` più tranquillo. I cristiani fuggono dappertutto. Crisi umanitarie - fame, sete, mancanza di medicine - ovunque.
Spero che la prospettiva di Monaco sia realizzabile. La tregua è per favorire gli aiuti. Nel 2014 avevo lanciato un appello per una tregua attorno ad Aleppo, su cui l`inviato Onu Staffan de Mistura ha lavorato. Ma invano. Allora si credeva stupidamente alla forza delle armi. Bisogna pacificare zona dopo zona, evitare che la gente muoia, che i profughi siano senza aiuti. C`è poi lo scontro con il terrorismo del Daesh, a cui tutti gli Stati si dicono avversi. Per sciogliere una matassa così ingarbugliata e provare a ricomporre la Siria, ci vorranno anni. Intanto la gente non deve morire in guerra. E noi non voltarci dall'altra parte.  

GUARDA IL VIDEO

 
L'appello è stato pubblicato anche sull'Huffington Post

Commenti

Post popolari in questo blog

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...