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Il dialogo è una scelta, non un debole ripiego

Dopo la storica visita di papa Francesco al Cairo, l'incontro con l'Imam Al Tayyib, il patriarca copto Tawadros, Andrea Riccardi riflette sul messaggio che il papa ha voluto dare al mondo sul rapporto tra le Chiese cristiane, l'Islam, le altri fedi: che l'alleanza tra le religioni è indispensabile per spezzare il legame tra fede e violenza.

I1 viaggio di papa Francesco in Egitto non è stato solo un evento importante, ma un vero messaggio, proposto al mondo, alla sua Chiesa, alle altre Chiese cristiane e anche all'Islam e alle religioni. Innanzitutto è stato un viaggio coraggioso, per i pericoli all'orizzonte di un Egitto tormentato. Ma il Papa non ha voluto misure di sicurezza particolari. Del resto si è incontrato con il martirio, così recente, dei copti: i cristiani uccisi al Cairo, proprio in una chiesa del grande complesso dove risiede il patriarca papa Tawadros II e dove Francesco si è recato per pregare e onorare i caduti; ma anche quelli assassinati la Domenica delle Palme ad Alessandria. Attraverso Francesco, la Chiesa cattolica si è definitivamente immedesimata con quella copta. Oggi, in Egitto, anche andare a pregare in chiesa è un rischio per i fedeli. Francesco, parlando delle vittime e rivolgendosi a Tawadros II, ha affermato: «Unico è il nostro martirologio, e le vostre sofferenze sono anche le nostre sofferenze, il loro sangue innocente ci unisce». Non sempre sono stati idilliaci i rapporti tra Roma e la Chiesa copta. Ormai sembra avvenuta una svolta profonda. «Adoperiamoci per opporci alla violenza predicando e seminando il bene, facendo crescere la concordia e l'unità»: il Papa ha indicato la via. Il viaggio di Francesco è stato un messaggio ecumenico. In un clima tanto drammatico, la divisione tra cristiani sembra un non senso. C'è stato un altro messaggio di grande rilievo.
Il Papa ha visitato l'Università islamica di al-Azhar, il più autorevole centro nel mondo musulmano, incontrando il suo grande imam, alTayyib. La visita è avvenuta nel quadro d'una conferenza internazionale per la pace, cui partecipavano non solo musulmani, ebrei e cristiani, ma anche rappresentanti delle religioni asiatiche. Francesco ha proposto di allearsi per il bene comune, smascherando la violenza religiosa. In questo modo si toglie spazio al radicalismo e si spezza il legame tra fede e violenza. Ci si chiede: gli interlocutori sono affidabili? La proposta del Papa può sembrare un'ingenuità. Ma lui è giustamente convinto che bisogna sostenere quanti, in ogni religione, cercano una convivenza pacifica, perché nessuna fede è condannata di per sé a un destino di violenza. Ha indicato il bivio che ci sta di fronte: «L'unica alternativa alla civiltà dell'incontro è l'inciviltà dello scontro». Il patriarca ortodosso Bartolomeo, presente all'evento, ha commentato: «Non abbiamo altra strada che il dialogo». È la verità, non una scelta debole.


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