Sì, ad Assisi abbiamo visto il mondo come dovrebbe essere
![]() |
| I leader delle religioni mondiali riuniti nel momento finale dell'Incontro nello "spirito di Assisi" - 27 Ottobre, Assisi - Foto Sant'Egidio |
I leader delle religioni uniti per pregare per la pace, oggi come nel 1986: la guerra non è mai santa
Sono quarant'anni che lo "spirito di Assisi" soffia in tante parti del mondo. Non solo dove annualmente viene celebrato (il 27 ottobre scorso era ad Assisi, da dove è partito), ma anche in luoghi meno noti, come a Lahore, in Pakistan, quando l'imam della grande moschea - in nome di questo spirito - fermò gruppi musulmani che volevano colpire il quartiere cristiano, oppure quando ha ispirato processi di pace e infine quando ha aiutato a vivere insieme tra gente di religione ed etnia diversa.
Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986, in un mondo tutto diverso da oggi, raccolse ad Assisi i leader delle religioni e delle Chiese, non per trattare di teologia o politica, ma per pregare gli uni accanto agli altri per la pace. Fu un'immagine tutta nuova, rivelatrice della responsabilità dei credenti, che possono promuovere la pace oppure - avviene oggi! - incitare alla guerra e dichiararla santa.
Alla fine dell'Incontro di Assisi, in un freddo ottobre, Wojtyla parlò della forza della preghiera: «La pace dipende fondamentalmente da questo Potere che chiamiamo Dio». Invitò tutti ad agire: «La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi... A seconda del loro modo quotidiano di vivere con gli altri, gli uomini scelgono a favore della pace o contro la pace».
Quel giorno ad Assisi sentii che era una chiamata, colpito dalla forza dell'evento e dalla pace che da esso sgorgava: la forza della preghiera di credenti diversi senza confusione e senza separazione. Preghiera e dialogo sono tanto legati: «La preghiera esprime a dialogo tale rapporto [con Dio]», disse Paolo VI. Assisi non poteva restare un evento isolato! Taluni non la pensavano così, anche per evitare novità rischiose.
La Comunità di Sant'Egidio intuì che Assisi non andava seppellita come nel passato, ma continuata. Al primo Incontro del 1987, a Roma, risposero tanti leader religiosi, rivelando il bisogno di uscire da un orizzonte particolare e stretto per incontrare l'altro. Così si è continuato anno dopo anno. Giovanni Paolo II appoggiò questi Incontri, perché realizzavano il suo desiderio di continuare da Assisi. Disse: «Ardisco affermare che questi Incontri sono divenuti un "segno dei tempi" (...) opportuno per il XXI secolo e per il terzo millennio, caratterizzato sempre più dal pluralismo religioso».
Oggi, in un mondo che soffoca senza dialogo (lo diceva papa Francesco), c'è ancor più bisogno dello spirito di Assisi per coltivare pace e dialogo, dimenticati in un'età di riabilitazione della guerra. Nei giorni ad Assisi, la scorsa settimana, da più di 300 leader religiosi è emersa forte la fiducia nella preghiera e nel dialogo.
L'ha confortata Leone XIV (che doveva essere presente, ma ha inviato un videomessaggio): «In questi tempi di cultura della potenza, c'è bisogno di far crescere lo spirito di Assisi», ha detto, «che è rifiuto della legittimazione religiosa della guerra, spirito di mediazione e dialogo, esperienza contemplativa e azione creativa per un futuro di pace. Sì, perché la pace deve tornare a essere l'ideale comune dei popoli, la stella che guida ogni nostra scelta...».
La pace è l'ideale comune di tanti rappresentanti delle religioni, che - lo dicevano in molti - hanno avuto la sensazione di vivere ad Assisi, specie nel momento finale, come nel mondo dovrebbe essere. La pace è possibile. È la nostra fiducia, animati dalla fede che, superando la cecità degli uomini, il Signore ci darà pace!
Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana dell'8/11/2026


.jpg)
Commenti
Posta un commento