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Fragili e disorientati, siamo chiamati a remare insieme. #prayforhumanity

Foto da Vatican News

L'appuntamento rilanciato da papa Francesco, perché «il virus ci fa capire che siamo nella stessa barca»

Per giovedì 14 maggio è stata proposta una giornata di preghiera, digiuno e opere di misericordia da parte dell'Alto comitato per la fratellanza umana, composto dai leader che si ispirano al documento di Abu Dhabi per la pace mondiale e la convivenza comune. Questo testo è stato firmato da papa Francesco e dal grande imam di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb, nel febbraio 2019. In esso si afferma: «Le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo. Infatti Dio l'Onnipotente non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente».
È una proposta di fraternità aperta a tutti i credenti nel mondo, che vuole ispirare comportamenti fraterni e responsabili, a partire dalla differente fede religiosa di ciascuno. Oggi la situazione è grave. Il mondo è stato colpito dal Covid-19.
La domanda che inquieta molti è come uscire dalla crisi e costruire un futuro migliore. Per realizzarlo non si potrà avanzare come prima, divisi, indifferenti o in conflitto. L`ha ben espresso papa Francesco nella sua preghiera per la fine della malattia: «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda».
Essere sulla stessa barca dell`umanità comporta l`impegno a «remare insieme». È una coscienza difficile da comunicare in un mondo individualista. Non solo: siamo in un tempo di nazionalismi, per cui si persegue il presunto interesse nazionale, a prescindere dagli altri o contro gli altri.
Tuttavia le religioni, in modi differenti, tendono a mostrare che il destino dell'umanità è uno. Non è scontato perché possono anche essere utilizzate per benedire i conflitti o sacralizzare le divisioni, come si vede dai fondamentalismi. Giovanni Paolo II aveva intuito che il mondo religioso era a un bivio quando, nel 1986, invitò i leader delle religioni mondiali ad Assisi per pregare gli uni accanto agli altri e non più - come disse - gli uni contro gli altri. Fu un gesto profetico che indicava la strada sul lungo periodo. Il cammino di Assisi è poi continuato in una sequela di incontri, che hanno creato familiarità e comunicazione tra leader e credenti di religioni diverse.
C'è stata una vera crescita spirituale, controcorrente rispetto alla cultura dello scontro di civiltà e tra religioni diffusa tra la fine del XX e l`inizio del XXI secolo. Nella linea della fratellanza si colloca il documento firmato da Francesco e al-Tayyeb nel febbraio 2019 cui si sono uniti altri leader religiosi nell'anno passato.
La giornata di preghiera, digiuno e misericordia del 14 maggio è nata per «implorare Dio di aiutare l`umanità a superare la pandemia di coronavirus», ha spiegato il comitato invitando tutti i credenti a lasciarsi coinvolgere. In un mondo dove gli interessi economici si sono mondializzati, ma in cui le politiche nazionali restano divise e conflittuali, la sintonia "globale" nella preghiera e nei sentimenti tra ebrei, cristiani, musulmani e altri credenti è un segno potente e umile di una globalizzazione spirituale che parla, nelle differenze, dell'unità dell'umanità: solo insieme riusciremo a porre le basi di una nuova civiltà.

Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 17/5/2020

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