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| Missili ipersonici su Kiyv |
Con la fine del trattato New Start, l'ultimo argine al disarmo nucleare, si apre una fase senza regole
La Russia non si sente più vincolata dal trattato New Start sulle armi nucleari, scaduto il 5 febbraio scorso. Secondo Mosca, gli Stati Uniti «hanno deliberatamente lasciato senza risposta» la proposta di estendere di un anno il trattato sulla limitazione degli ordigni nucleari strategici. Mosca «rimane aperta», si dichiara «alla ricerca di vie politico-diplomatiche per una stabilizzazione complessiva della situazione». Firmato nel 2010, il New Start - evoluzione dei precedenti Salt, Start 1 e Start 2 - fissava a 1.550 il numero di testate nucleari operative schierate. Era l'ultimo accordo in vigore, frutto dell'era della distensione.
Tutto è cambiato: il disarmo non è più un obiettivo. Nel 2019 era già scaduto l'INF, l'accordo che dal 1988 aboliva le testate di gittata tra 500 e 5000 km a raggio intermedio: i cosiddetti euromissili che terrorizzavano l'Europa. Poi sono state interrotte le ispezioni reciproche.
Ora non c'è più quel limite formale alla proliferazione che aveva portato alla diminuzione delle testate da oltre 65.000 alle attuali 13.000. La guerra in Ucraina ha cambiato il clima internazionale: si è tornati a parlare di nucleare, soprattutto da quando - già dal 2022 - Mosca ha più volte minacciato l'uso dell'atomica tattica, modificando la propria dottrina di deterrenza.
Così l'amministrazione Trump ha annunciato la ripresa dei test su cui da trent'anni vigeva la moratoria. Le altre potenze atomiche (per prima la Cina, ma anche Francia, Regno Unito, Pakistan, India ecc.) stanno aumentando le testate. Parigi ha proposto un piano di "ombrello atomico europeo" ai partner dell'Unione.
Oggi il mondo è più vasto e complesso del tempo della guerra fredda, meno controllabile; mentre l'appetito nucleare va crescendo in vari Paesi, che si preparano a dotarsi dell'arma. Infine l'intelligenza artificiale permette di inventare e gestire armi micidiali, incluse le atomiche, con controlli di allarme e di lancio automatici. La fine del disarmo nucleare non fa più scalpore. Donald Trump sostiene che di accordi «se ne faranno di migliori in futuro», senza considerare che restare senza rete può avere effetti dirompenti.
Ancora non è successo niente di tragico, ma verso dove si sta andando? I segnali sono preoccupanti: la Russia si è da poco dotata di missili ipersonici. Sotto la spinta del conflitto, l'innovazione tecnologica può cambiare tutto: se l'URSS avesse avuto quei missili a fine anni Ottanta, forse lo scudo spaziale di Reagan non avrebbe avuto effetto.
La ragione ufficiale per cui gli Stati Uniti non hanno confermato il New Start è che vorrebbero includervi la Cina, che non ha intenzione di partecipare e sta aumentando testate e missili. Il pericolo più grave è che, a furia di parlare del loro eventuale utilizzo tattico, le atomiche vengano considerate soltanto armi solo un po' più potenti di quelle convenzionali. Banalizzare le atomiche porta in una zona sconosciuta: quella della guerra atomica distruttrice della vita e della natura, di cui nessuno può prevedere le conseguenze ultime. Papa Leone ha lanciato un pressante allarme, poiché la situazione «esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti». Ma finché si procederà a scelte unilaterali, senza un senso globale del destino del mondo, l'umanità sarà sempre più sotto minaccia.
Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 15/2/2026

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