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Un mondo senza pensiero critico in balia di propaganda e social

Circolano tante informazioni, ma manca la capacità di analisi e la politica ha divorziato dalla cultura

L'umanità ha raggiunto un successo. Nel 2022, il 95% dei quasi otto miliardi di esseri umani erano scolarizzati. Nel 1948, ancora in tempo coloniale, dei 2 miliardi e 400 milioni di abitanti solo il 45% era scolarizzato. Ma un attento osservatore del mondo contemporaneo, Jacques Attali, nota che il «mondo non sa cosa trasmettere...». La narrativa degli eventi è instabile, volubile, incomprensibile, fatta di colpi scena o rappresentazioni catturanti, spesso manipolata. 

Laddove non c'è pensiero autonomo e critico è difficile che la gente prenda posizione o si mobiliti. In Iran, invece, si è vista la forza di un diffuso sentimento critico verso il regime degli ayatollah con manifestanti che hanno pagato un duro prezzo (si parla di 30 mila morti). Lì un pensiero, nutrito di voglia di libertà, è stato represso con le armi. Forse per questo non si vuole che la gente pensi e giudichi. 

Un mondo, dove circolano tante informazioni, vive però un impoverimento di pensiero e di senso della storia, che è approfondimento, autonomia, critica, dialogo e via dicendo. È anche frutto dell'età della forza, in cui la guerra sta divenendo protagonista. La propaganda di guerra porta a letture polarizzate: bianco o nero, torto o ragione. È da sempre il pensiero della guerra che ostracizza chi la vede diversamente. Ne emerge un ulteriore rifiuto del "pensiero complesso", di cui c'è tanta necessità, specie in un mondo globalizzato che richiede un di più di intelligenza per essere comprensibile e vivibile. Lo storico Aldo Schiavone vede in Occidente "un vuoto inquietante": «La scomparsa dalla scena dell'Europa del grande pensiero sull'umano: filosofia, teoria politica, scienze storiche e sociali». 

In Europa c'erano centri e figure di riferimento che hanno formato tanti dal punto di vista umanistico. Anche le classi dirigenti. 

La politica ha divorziato dalla cultura (in Italia i partiti avevano la loro rivista culturale): prima si è alleata con la televisione, per passare poi ai social che portano alla semplificazione. Il dibattito avviene sempre meno sulla stampa (che consentiva di argomentare le posizioni), ormai in crisi. Ed è una gravissima perdita. 

Lo scontro ora è sui social. In fondo per i gruppi tecno-capitalistici - continua Schiavone - il miglior mondo è quello abbandonato «a una completa anomia e a una totale frantumazione». Non un mondo di persone che si guarda intorno, pensa, partecipa, si fa un'idea sui problemi piccoli e grandi. Un mondo, che perde le sue radici nella storia, non guarda al futuro. 

La globalizzazione è riuscita da un punto di vista economico, ma la realtà sociale è frantumata in tanti io. Non tutto è perduto, però. Si può ripartire da sé, rifiutando il confinamento in un limbo senza idee e senza storia. Papa Francesco aveva colto questa realtà nell'enciclica Fratelli tutti: «Si favorisce... una perdita del senso della storia che provoca ulteriore disgregazione... Restano in piedi unicamente il bisogno di consumare senza limiti e l'accentuarsi di molte forme di individualismo senza contenuti». E aggiungeva: «Se una persona vi fa una proposta e vi dice di ignorare la storia... di disprezzare tutto ciò che è passato e guardare solo al futuro che lui vi offre... quella persona ha bisogno che siate vuoti, sradicati, diffidenti di tutto».


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana dell'8/2/2026

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