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Se vogliamo la pace cominciamo da noi stessi e dalle nostre scelte

Una manifestazione davanti a San Pietro nella Giornata Mondiale della Pace - 1° Gennaio 2023 - Foto Sant'Egidio

In un tempo segnato da guerre, incertezza e paura possiamo disarmarci e disarmare gli altri

Alcuni criticano le spese natalizie: i regali, le luminarie. Tutto effimero. Eppure, dietro a tutto questo, c'è una voglia di felicità, di far piacere agli altri, di vivere un bel momento. È male? Purtroppo questi desideri si spengono nel giro di qualche giorno nelle delusioni del non riuscire a stare con gli altri e far festa. 

Infatti la società è scarica di sogni. Di fronte al nuovo anno abbiamo pochi sogni o abbiamo paura di averne. Essere cauti nel sognare ci viene consigliato dalla realtà in cui viviamo: l'orizzonte del mondo è segnato da troppa guerra e da molta incertezza. Questo si riverbera anche nel piccolo della nostra vita. Se ci si affaccia alla finestra del mondo, ci si ritrae spaventati nel proprio guscio. E starsene da soli, nel proprio guscio, di certo non favorisce i sogni. 

Papa Francesco ha tanto insistito sul non «perdere la capacità di sognare il futuro». Ha ricordato come i sogni non siano qualcosa di superficiale, ma anche una realtà della Bibbia. 

Se ci affacciamo alla finestra e vediamo la guerra, bisogna sognare la pace: per tutti, per la martoriata Ucraina che non riesce a raggiungerla dopo quattro anni di guerra, per Gaza, per il Sudan segnato da una catastrofe umanitaria. Il 1° gennaio di ogni anno è dedicato dalla Chiesa alla pace. Papa Leone ha indirizzato un messaggio per l'occasione in cui, tra l'altro, si legge: «Sebbene non siano poche, oggi, le persone col cuore pronto alla pace, un grande senso di impotenza le pervade di fronte al corso degli avvenimenti, sempre più incerto». Il mondo si riarma - fa notare il Pontefice - tanto che le spese militari sono aumentate del 9,4% nel 2024. Che fare? 

Sembra che quasi niente sia possibile. Non è così. Si può cominciare da sé. Vorrei dire - lo affermo personalmente per quel poco che vale - che, se non si comincia da sé, non succede niente. Questo tempo di conflitti non ci deve trasformare in persone bellicose. 

Possiamo disarmarci e disarmare gli altri. Leone XIV afferma: «La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino». Se si sogna la pace per tutti e si cerca di essere persone di pace, qualcosa comincia a cambiare. 

Mi ha molto colpito leggere in un testo della direttrice dell'Intelligence britannica, Blaise Metreweli, questa convinzione: «In un'epoca d`incertezza rimane una costante: le scelte fatte dagli esseri umani determinano ancora la forma del mondo». La sua è una prospettiva tutta diversa, ma arriva alla stessa conclusione. 

Il mio sogno di pace, se vissuto costantemente, può incidere. Innanzi tutto mi affratellerà alle persone vicine e mi spingerà a incontrare altri. 

La fraternità è già uno spazio di pace. Senza amici o fratelli, è difficile vivere un sogno. Tutti abbiamo bisogno di essere amati e sostenuti. Le donne e gli uomini di pace sono cercatori del meglio che è nell'altro. Si possono superare i muri di ostilità e pregiudizio. Diceva un maestro, Paul Ricoeur: le religioni insegnano «a liberare il fondo di bontà degli uomini, ad andarlo a cercare laddove si è nascosto». 

Nessuno è condannato all'inimicizia o al male per sempre. Si può liberare in tutti il fondo di bontà. Così si migliora un ambiente e, di ambiente in ambiente, con un movimento di pace, non guidato da nessuno, si finisce per toccare la società. Si può sognare di fare molto nell'anno che viene e contrastare, così, questo clima pesante.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 4/1/2026

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