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Una missione a sostegno di una nuova stagione di pace. Dal 27 novembre al 2 dicembre il Pontefice visita terre che incarnano l'incontro fra culture

 

Papa Leone XIV, il patriarca Bartolomeo e altri capi delle Chiese cristiane si raccolgono in preghiera a Nicea il 28 Novembre - Foto di Nikos Papachristou/Patriarcato Ecumenico

Dal 27 novembre al 2 dicembre, papa Leone compie il suo primo viaggio: va in Turchia e in Libano. A partire da Giovanni Paolo II, il Papa, all'inizio del ministero, si reca a Istanbul, in visita al Patriarcato ecumenico, guidato da Bartolomeo. 

Paolo VI, nel 1964, compì il suo primo viaggio nel mondo in Terra Santa, dove incontrò Athenagoras, predecessore di Bartolomeo: cominciava l'ecumenismo tra cattolici e ortodossi. Monsignor Roncalli (Giovanni XXIII), da delegato apostolico in Turchia, visitò il Patriarcato, fatto inusitato in tempi non ecumenici. 

Le memorie cristiane di queste terre motivano il viaggio di Leone: in particolare i 1.700 anni del Concilio di Nicea, basilare per la cristianità indivisa. Questa fu una terra abitata dai cristiani, non solo all'epoca bizantina, ma anche dopo la conquista di Costantinopoli da parte ottomana nel 1453. 

I cristiani erano ancora, a inizio Novecento, circa il 20-22% della popolazione di quella che sarebbe divenuta la Turchia: greco-ortodossi, armeni, siriaci, assiri con una piccola minoranza cattolica (latina, armeno-cattolica, siriaco -cattolica, caldea). La guerra mondiale segnò la crisi per i cristiani, specie gli armeni, che subirono una strage da parte ottomana e curda: ne furono uccisi circa un milione e mezzo con molti altri cristiani. La vicenda è stata negata dalla Turchia repubblicana e ancora oggi è un tema delicato. 

Dopo la guerra greco-turca, con il Trattato di Losanna del 1923, un milione e 200 mila greci dovettero lasciare le terre ancestrali in Anatolia e i turchi di Grecia furono spostati in Turchia. Poterono restare solo i greco-ortodossi di Istanbul e delle isole di Imbro e Tenedo. 

Oggi sono ridotti a poche migliaia, ma è forte l'autorità morale del Patriarca di Costantinopoli, con sede al Fanar, antico quartiere di Istanbul, che ha giurisdizione sulla diaspora greca nel mondo. Leone va al Fanar, come i predecessori, nella festa di Sant'Andrea, patrono del Patriarcato: Roma e il Fanar sono protagonisti della storia ecumenica da sessant'anni. Bartolomeo è figura di rilievo tra i leader spirituali, amico dei Papi, che si sono succeduti. 

Ad Istanbul Leone visita, oltre al Fanar, il Patriarcato armeno e la Chiesa siro-ortodossa (inaugurata nel 2023). Il Papa ha collegato il viaggio in Turchia al Libano: una novità. Il Libano è decisivo per la presenza cristiana in Medio Oriente. 

Qui cristiani e musulmani vivono insieme su un piano di parità. Il quadro politico è difficile per i passati rapporti con la Siria, Israele, la presenza armata di Hezbollah, i profughi palestinesi nel Paese dal 1948. 

Ma il Libano - disse Giovanni Paolo II - è un messaggio: evoluzione del regime multireligioso dell'Impero ottomano, oggi è un laboratorio del vivere tra diversi nel cuore del mondo arabo-musulmano. Leone porta il suo sostegno al dialogo cristiano-musulmano e visita i cattolici. La Chiesa tiene molto alla libera società civile del Libano nel quadro dell'incontro tra cristianesimo e islam. 

Non è un caso che la visita si concluda con una preghiera del Papa al porto di Beirut, dove nel 2020 esplose un carico di ammonio che uccise 200 persone, ne ferì 7 mila, lasciando senza casa 300 mila persone e senza riserve di grano. Così il Papa ricorda i conflitti nel Paese dell'ultimo mezzo secolo e sostiene una nuova stagione di pace.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 30/11/2025

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