Passa ai contenuti principali

I cristiani in Turchia: un segno di speranza per il futuro

La chiesa di Santa Maria a Trebisonda dove fu ucciso don Andrea Santoro
- Foto Sant'Egidio

Viaggio nel Paese musulmano, dove piccole comunità tengono viva la presenza di Cristo

La Turchia è un grande Paese musulmano, giovane, con 86 milioni di abitanti. Ha vissuto una storia novecentesca che ha creato lo Stato nazionale e laico con Atatürk, ma, nel XXI secolo con Erdoğan, ha messo l'islam al cuore della società. La Turchia, però, è stata terra cristiana dalle origini (si pensi alle lettere di Paolo o all'Apocalisse, ai Padri, al monachesimo e ai secoli di vita cristiana, anche sotto l'islam ottomano). 

Il cristianesimo in quella terra è ormai alla fine? Fin da giovane sento con passione la realtà cristiana in Turchia, realtà più grande del loro numero. "Residuo" della storia in un Paese islamico? La "Grande Chiesa di Cristo", il patriarcato ecumenico di Costantinopoli, con sede nel quartiere ex greco del Fanar, è una "piccola barca" che contiene frammenti del passato. Oggi gli ortodossi sono poche migliaia, ma grazie ai patriarchi, dal grande Atenagora fino all'attuale Bartolomeo - qui pulsa un cuore di unità specie tra ortodossi. Dal Vaticano II, ogni papa è venuto in visita. A Istanbul c'è la Chiesa armena (la più grande comunità cristiana in Turchia), scomparsa dall'Anatolia e segnata dal dramma delle stragi durante la Prima guerra mondiale.

Ai confini della Siria vive l'antico mondo dei siriaci, raccolti attorno ai monasteri del Tur Abdin. Una Chiesa, un tempo, un popolo in una società islamica, stretta nel conflitto tra curdi e Turchia, oggi svuotatasi con l'emigrazione. Ma i siriaci restano ancora. Un colto parroco siriaco a Mardin, 13 figli e un po' più di cento fedeli, ortodossi e cattolici, celebra per tutti e cambia chiesa ogni volta per utilizzarle tutte. 

Non lontano, a Adiyaman, nel 2011, è stata riaperta l'unica chiesa (siriaca) per concessione governativa e i cristiani sono riemersi dalla massa islamica. Le chiese del Tur Abdin, tra campagna e montagna, sono aperte e restaurate, con un siriaco come guida. Pochi monaci vivono in due monasteri aperti. Mi dice padre Gabriel: «La mia famiglia emigrava negli Stati Uniti. Volevo restare e sono entrato in monastero. La scelta è tra Dio e il benessere».

La Chiesa cattolica latina ha un rapporto particolare con turchi e immigrati: dalle chiese di Istanbul a quelle sperdute in Anatolia. Attraverso i missionari non dimentica piccole comunità, importanti ai suoi occhi. 

Tenere aperta una chiesa è fedeltà ai presenti e speranza che domani ne verranno altri. In questo mondo grandeggia il ricordo del prete romano Andrea Santoro, ucciso mentre pregava nella sua chiesa di Trebisonda sul Mar Nero. Si ricorda pure il vescovo Padovese, anche lui ucciso. Santoro era li per i cristiani, ma pure per i musulmani. Spiegava così il senso della sua missione: «Io credo che ognuno di noi possa diminuire la lontananza di questi mondi». Le ridotte presenze in Turchia ricordano ai cristiani occidentali come la Chiesa sia ovunque fragile, anche in Europa. Affermava il cardinale Martini: «La perennità è assicurata alla Chiesa, non alle Chiese... la loro sopravvivenza è legata alla loro risposta». E concludeva: «Dunque la storia è seria ed è affidata a noi». In Oriente e in Occidente. In Italia come in Turchia. La storia è affidata a noi.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 21/1/2024

Commenti

Post popolari in questo blog

Giovanni Paolo II: un uomo di Dio dalla profonda umanità

Roma 1979, uno dei primi incontri fra Giovanni Paolo II e Andrea Riccardi Sapeva ascoltare. Non si chiuse in Vaticano: la sua Chiesa voleva essere anima e compagna dei popoli Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005. Quindici anni fa. È passato tanto tempo e il mondo è cambiato. Era figlio di una terra lontana: nato in Polonia nel 1920, dopo la Prima guerra mondiale aveva vissuto l'orrore della Seconda e della Shoah, era stato testimone della persecuzione comunista. Eppure il suo ricordo e le sue immagini comunicano ancora oggi una forza viva. Non sanno di passato. Quando l'ho accostato personalmente, ho avuto sempre l'impressione di un uomo abitato da forza e fede. Nella preghiera si raccoglieva tutto in Dio in modo stupefacente. Era uno spirituale, ma nell'incontro era simpatico, umano, attento alle persone, interessato a tutti gli aspetti, anche i più laici o personali. Nonostante fosse il Papa, era un amico, fedele verso i nuovi e gli antichi amici. Sul t...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...