Passa ai contenuti principali

Ci vuole l'audacia della pace per abbattere il muro delle guerre

A Berlino il convegno di Sant'Egidio: non basta più il realismo, bisogna credere nell'impossibile

S'intitola L'audacia della Pace il convegno di donne e uomini di religioni diverse (circa 200 leader religiosi), tenutosi a Berlino dal 10 al 12 settembre. Ha una storia che viene da lontano attraverso incontri, promossi dalla Comunità di Sant'Egidio, fin da Assisi nel 1986, quando Giovanni Paolo II convocò per la prima volta nella storia - i leader delle Chiese e delle religioni mondiali per pregare per la pace: «Gli uni accanto agli altri, non più gli uni contro gli altri». 

Ogni anno, gente di religioni diverse si è ritrovata in diverse città del mondo. Quest'anno, nella capitale tedesca, luogo significativo della caduta del Muro: la fine della guerra fredda. Nel 1989, pochi mesi prima di quell'evento, si era tenuto a Varsavia (ancora sotto controllo sovietico) un incontro, nello spirito di Assisi, dal titolo War never again! (Mai più la guerra!). 

A Berlino, la guerra non è lontana. La Germania sostiene la resistenza dell'Ucraina. Nel paese ci sono 500.000 profughi. La guerra è tornata in Europa, come mai era accaduto dopo il 1945 (eccetto i conflitti legati alla dissoluzione della Jugoslavia). 

Papa Francesco nel messaggio, letto nella suggestiva cerimonia conclusiva, di fronte alla Porta di Brandeburgo (cui hanno partecipato i rappresentanti delle religioni) ha affermato: «Si è costruito sugli interessi particolari e sulla diffidenza nei riguardi altrui. Così, anziché abbattere muri, se ne sono alzati altri. E dal muro alla trincea il passo purtroppo è breve». In molti panel, donne e uomini di religioni diverse, umanisti, gente di cultura si sono confrontati per due giorni sui temi della convivenza. 

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha affermato il sostegno all'Ucraina e ha espresso apprezzamento per "il realismo nell'azione" di Sant'Egidio. Ha detto: «Vi affidate alla forza pacificatrice dell'incontro, al reciproco conoscersi». Il grande imam di Al Azhar, al-Tayyib, firmatario del patto di fraternità con Francesco ad Abu Dhabi nel 2019, il cardinal Zuppi, il cardinal Kasper, il rabbino Di Segni e molti altri hanno aperto prospettive diverse, ma sempre con al centro il tema della pace. 

Dal presidente della Germania federale è venuto un importante riconoscimento al ruolo di pace dei credenti: «Tutti condividete una profonda convinzione che la fede è una grande forza di pace». L'Ucraina e altri 59 Paesi del mondo non conoscono la pace. Abituarsi alla guerra vuol dire accettare la sofferenza e la morte di tanti. In questo senso, da Berlino si è levato un invito a essere audaci nella ricerca della pace. 

Non basta più la prudenza, pur necessaria, non più il realismo o la lealtà: occorre l'audacia, che ci porti oltre il muro dell'impossibile, di fronte a cui ci siamo arrestati. Audacia della pace significa credere che c'è un'alternativa alla guerra. Che si deve investire di più nel dialogo e nella diplomazia, per soluzioni giuste e pacifiche. 

Parlare di pace non è svendita dell'altrui libertà, ma coscienza realista del male della guerra. Audacia, per i credenti, è invocazione a Dio che ha disegni di pace. Le religioni ricordano a un mondo diviso e conflittuale che i popoli sono un'unica famiglia. Il messaggio del convegno di Berlino alla politica può essere espresso con le parole di Vàclav Havel, grande lottatore per la libertà nell'Est europeo: «La politica non può essere solo l'arte del possibile... ma piuttosto deve essere l'arte dell'impossibile, rendere migliori sé stessi e il mondo».


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 17/9/2023





Commenti

Post popolari in questo blog

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...