Passa ai contenuti principali

Benedetto XVI mise sempre al centro il prossimo. Ritratto di un pontefice che lascerà un segno profondo

Un'immagine della visita di papa Benedetto XVI alla casa per gli anziani della Comunità di Sant'Egidio il 12 Novembre 2012 - Foto Sant'Egidio

Benedetto XVI non sarà ricordato solo per le dimissioni, ma per il rigore intellettuale, la fede e l'attenzione alle persone, soprattutto se fragili

Sono rimasto colpito dell'affluenza della gente davanti al feretro di papa Benedetto, esposto nella Basilica vaticana, e della partecipazione (non solo di italiani) ai suoi funerali. Eppure sono quasi 10 anni che è Papa emerito, completamente fuori dai riflettori, anche se gli addetti ai lavori vaticani si sono interrogati sull'inedita convivenza tra i due Papi nello stesso recinto vaticano. Un fatto veramente nuovo. Non che siano mancati nella storia papi dimissionari, ma le condizioni in cui si dimisero erano turbolente. Molto nota è la rinuncia di Celestino V che, nel 1294, depose le insegne pontificie per riprendere gli abiti dell'eremita. Fu posto sotto ferreo controllo dal successore Bonifacio VIII. Ma, prima di lui, altri Papi erano stati costretti alla rinuncia o deposti con interventi del potere politico. La rinuncia poi regolò la situazione tra Papi e antipapi durante lo scisma d'Occidente. 

In realtà vari Papi del Novecento hanno pensato alle dimissioni: Pio XII di fronte alla minaccia di rapirlo da parte di Hitler e poi per i problemi di salute; così papa Giovanni XXIII e Paolo VI in caso di inabilità. Giovanni Paolo II studiò la questione, ma decise di restare nonostante la malattia: «Gesù non è sceso dalla croce», disse. Papa Ratzinger ha deciso in altro modo. Una novità assoluta, apparsa sorprendente per un uomo della tradizione come lui. 

Ma Benedetto XVI non è stato significativo solo per la rinuncia. Di molti aspetti si parla nelle pagine che seguono. Vorrei sottolinearne solo uno, di cui sono stato anche testimone. Era stato eletto per mettere ordine dopo il pontificato carismatico di Wojtyla e gli anni della sua malattia. 

Era considerato un "rottweiler", il pastore tedesco. Fu tutt'altro. Anzi deluse in buona parte chi lo aveva sostenuto. Infatti era profondamente mite. Non era facile per lui il rapporto con le folle, come invece era stato per il predecessore e sarà poi per il successore. Tuttavia fece un grande sforzo per cambiare stile. Ma eccelse nel rapporto umano, sempre molto attento alle persone e cortese con loro. 

Profondamente credente e uomo di preghiera, era una personalità di grande rigore intellettuale e di forte onestà: quasi ingenuo, tanto da non capire la piccolezza, se non la bassezza, delle persone. Aveva un senso alto del suo dovere di Papa, compiendolo sino alla fine in tante visite nel mondo, in Italia e nella sua diocesi. 

Coglieva finemente il clima in cui si trovava, come - ricordo - durante la visita a una casa per gli anziani della Comunità di Sant'Egidio, quando disse: «Nessuno può vivere solo e senza aiuto... E in questa casa vedo, con piacere, che quanti aiutano e quanti sono aiutati formano un'unica famiglia, che ha come linfa vitale l'amore». In quella visita, poco tempo prima dell`annuncio delle dimissioni, si rivolse così agli anziani: «Pregate per la Chiesa, anche per me, per i bisogni del mondo, per i poveri, perché nel mondo non ci sia più violenza. La preghiera degli anziani può proteggere il mondo, aiutandolo forse in modo più incisivo che l'affannarsi di tanti». 

Per quasi 10 anni, Benedetto, isolato nei giardini vaticani, ha vissuto ritirato, credendo proprio che la preghiera protegge il mondo. Non è facile ritirarsi del tutto dopo aver tanto lavorato e insegnato. Ma Ratzinger sorprendentemente realizzava quanto aveva scritto nella Deus Caritas est: il cristiano «in umiltà farà quello che è possibile fare e in umiltà affiderà il resto al Signore. È Dio che governa il nostro mondo, non noi. Noi gli prestiamo il nostro servizio solo per quello che possiamo e finché egli ce ne dà la forza».


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 15/1/2023

Commenti

Post popolari in questo blog

Giovanni Paolo II: un uomo di Dio dalla profonda umanità

Roma 1979, uno dei primi incontri fra Giovanni Paolo II e Andrea Riccardi Sapeva ascoltare. Non si chiuse in Vaticano: la sua Chiesa voleva essere anima e compagna dei popoli Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005. Quindici anni fa. È passato tanto tempo e il mondo è cambiato. Era figlio di una terra lontana: nato in Polonia nel 1920, dopo la Prima guerra mondiale aveva vissuto l'orrore della Seconda e della Shoah, era stato testimone della persecuzione comunista. Eppure il suo ricordo e le sue immagini comunicano ancora oggi una forza viva. Non sanno di passato. Quando l'ho accostato personalmente, ho avuto sempre l'impressione di un uomo abitato da forza e fede. Nella preghiera si raccoglieva tutto in Dio in modo stupefacente. Era uno spirituale, ma nell'incontro era simpatico, umano, attento alle persone, interessato a tutti gli aspetti, anche i più laici o personali. Nonostante fosse il Papa, era un amico, fedele verso i nuovi e gli antichi amici. Sul t...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...

I bisognosi vanno messi al centro della nostra fede. Nella Giornata mondiale a loro dedicata siamo invitati a considerarli una "questione familiare"

Foto Sant'Egidio La Chiesa celebra il 16 novembre la IX Giornata mondiale dei poveri, un'idea di papa Francesco per mettere gli ultimi al centro della Chiesa. Non è un fatto solo umanitario. Nemmeno una celebrazione dell'assistenza cattolica e delle sue istituzioni.  Ricordare i poveri con una giornata è decisivo per la coscienza del cristiano e la comunità ecclesiale. Il povero è nel cuore della fede cristiana. Papa Leone ha scritto, con un tocco personale, nell'esortazione Dilexi te : «Tante volte mi domando perché, pur essendoci tale chiarezza nelle Sacre Scritture a proposito dei poveri, molti continuano a pensare di poter escludere i poveri dalle loro attenzioni». È una domanda da porci in questa giornata. Perché ci avviciniamo poco ai poveri e non diventiamo loro amici? Francesco avrebbe detto: perché non li tocchiamo? Spesso pensiamo che ci sono istituzioni preposte alla loro assistenza.  Giovanni Crisostomo, il Padre della Chiesa che ha tanto riflettuto sulla ...