Passa ai contenuti principali

Intervento del Prof. Andrea Riccardi alla Memoria del 16 ottobre 1943 (17 ottobre 2020)


I
ntervento del Prof. Andrea Riccardi, Fondatore della Comunità di Sant’Egidio 
alla Memoria del 16 ottobre 1943 (17 ottobre 2020)

Tanti anni fa, nel 2006, Michele Tagliacozzo, un ebreo romano, giovane all’epoca del 16 ottobre, ora scomparso, m’inviò da Israele questa pagina del suo diario, come contributo alla nostra memoria:

« Alle 6,15 del mattino eravamo ancora nei nostri letti, quando elementi armati delle SS irruppero nell’appartamento situato al mezzanino dello stabile… Ai ripetuti colpi sulla porta, la mamma aprì la porta e mentre leggeva a voce alta il biglietto presentato dagli sgherri in cui s’intimava di seguirli, riuscì a dire ‘Reshudde’ che nel vernacolo giudaico voleva dire ‘scappare’. Saltai immediatamente dal letto ancora in pigiama e mi calai dalla finestra della stanza che dava sui giardini del fabbricato. Gli inquilini del caseggiato non ebrei compresero subito che l’operazione riguardava solo gli ebrei e così cercarono… di aiutarci. Una modesta lavandaia che abitava al terzo piano m’offrì di salire nella sua casa… in quell’attimo mi colpì l’esclamazione della donna: ‘Povera sora Grazia ! I tedeschi la stanno portando via coi figli’ ».

E’ una delle tante pagine su quel giorno, il 16 ottobre, che tutti ricordano freddo e piovoso. Ma scritta da un ricercato! Una giornata di disumanità, in cui brilla l’umanità della madre che salva il figlio: “Resciud”. E quella di una povera lavandaia, che apre la porta: “Povera sora Grazia! I tedeschi la stanno portando via con i figli”. E’ un’espressione che spicca di fronte all’apatia di tanti, a una comunità ebraica, isolata dalle leggi del ’38. Il grido di una lavandaia mostra che ha Roma non si era persa tutta l’umanità. Di fronte al dramma di quel giorno e dei mesi successivi per gli ebrei, si vide la forza dei giusti, quella delle lavandaie. Ma si vide, di fronte alla violenza folle e razionale dei nazisti, alla fame di denaro dei delatori, l’inerzia di un mondo che aveva perso con la libertà, consegnandosi al fascismo, il senso della responsabilità e dell’umanità. Mistero della storia, quello dei popoli che si spogliano della loro libertà consegnandosi a quello che Umberto Eco, da par suo, chiamava il fascismo eterno.

Sono storie dolorose. Per gli ebrei romani costituiscono un dolore familiare acuito dall’abbandono. Michele Tagliacozzo reagì al dolore ricordando, raccogliendo materiale, trasmettendolo, convinto che non si dovesse dimenticare quell’inverno così lungo come fu quello 1943-44. Lo confortava sapere che il 16 ottobre non era divenuto una ritualità, ma una memoria di popolo.

Roma, anche nella storia recente, ha passato brutte giornate. Alcune si rammentano, altre si dimenticano. Ma, il 16 ottobre, per sua evidenza, s’è imposto come un ricordo che resta. Lo dicono tante presenze, pur in una situazione così difficile. Leggiamo in quel giorno il frutto amaro di una storia, fatta di lungo antisemitismo, di disprezzo, di abdicazione dalla libertà, che ha annullato la capacità di resistere, forse di capire l’orrore che arrivava. Così ci si chiude nel silenzio degli spettatori, ma ogni spettatore può divenire vittima o carnefice. Il disprezzo è l’inizio del male. Nessuno merita disprezzo. L’indifferenza è consenso distratto al male. 

Tutto diventa grigio con il tempo e resto solo io con le mie paure e i miei bisogni. Al contrario abbiamo bisogno di luci forti. Ne abbiamo bisogno in questo tempo confuso, in cui ci siamo abituati –sul quadro internazionale- a convivere con la violenza, il terrorismo e la guerra. Un tempo in cui non è normale immedesimarsi nell’altro che soffre, anzi se ne sfugge. Si chiede Domenico Quirico, nel suo ultimo bel libro: “Mi chiedo perché da questa parte del mondo, la nostra, non riusciamo più a provare compassione verso quell’altra parte di noi, i sofferenti, i vinti…”. Per questo, la Comunità Ebraica e la Comunità di Sant’Egidio non lasceranno mai cadere questa memoria. Avremmo paura di una città, di un mondo dove si smarrisse tale memoria.


Commenti

Post popolari in questo blog

Giovanni Paolo II: un uomo di Dio dalla profonda umanità

Roma 1979, uno dei primi incontri fra Giovanni Paolo II e Andrea Riccardi Sapeva ascoltare. Non si chiuse in Vaticano: la sua Chiesa voleva essere anima e compagna dei popoli Giovanni Paolo II è morto il 2 aprile 2005. Quindici anni fa. È passato tanto tempo e il mondo è cambiato. Era figlio di una terra lontana: nato in Polonia nel 1920, dopo la Prima guerra mondiale aveva vissuto l'orrore della Seconda e della Shoah, era stato testimone della persecuzione comunista. Eppure il suo ricordo e le sue immagini comunicano ancora oggi una forza viva. Non sanno di passato. Quando l'ho accostato personalmente, ho avuto sempre l'impressione di un uomo abitato da forza e fede. Nella preghiera si raccoglieva tutto in Dio in modo stupefacente. Era uno spirituale, ma nell'incontro era simpatico, umano, attento alle persone, interessato a tutti gli aspetti, anche i più laici o personali. Nonostante fosse il Papa, era un amico, fedele verso i nuovi e gli antichi amici. Sul t...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...