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Il programma italiano dei corridoi umanitari: «Questa la risposta umana ai drammi dei viaggi della morte»



Accogliere i rifugiati è una soluzione priva di costi e modello per altri Paesi europei. I risultati già si vedono

Abbiamo davanti agli occhi le tragiche immagini dei migranti in fuga da povertà, guerre e crisi. Nel Mediterraneo e nel mondo, masse di uomini, donne e bambini rischiano la vita fuggendo morte, miseria, cambiamenti climatici che rendono inospitale l’ambiente. La reazione nei Paesi di approdo è spesso la paura. E la chiusura. Lo si vede in Europa, dove ai flussi di rifugiati siriani, iracheni (cristiani, musulmani, yazidi, curdi) si sono aggiunti gli africani. Occorre trovare un modo ragionevole e umano per aiutare chi fugge, evitando i rischi in mare o nel deserto, i trafficanti di uomini e i neoschiavisti. Infatti non si possono difendere solo i nostri diritti come europei e non riconoscere nessun diritto agli extraeuropei. Se faremo così, prima o poi anche i nostri diritti saranno calpestati. La soluzione nuova a questo dramma sono i corridoi umanitari: un`iniziativa presa dalla società civile, ideata in maniera ecumenica dalla Comunità di Sant`Egidio con la Federazione delle Chiese evangeliche italiane nel 2015. Fino a oggi ha salvato 1.600 profughi siriani, di cui il 40% minori. Più recentemente si è aggiunto un altro corridoio dal Corno d`Africa promosso da Cei, Caritas italiana e Sant'Egidio: vi sono passati finora 500 profughi africani. I corridoi umanitari prevedono l’accoglienza per i rifugiati vulnerabili (donne, bambini, anziani e malati) provenienti da Siria, Iraq, Corno d`Africa, avviando nei Paesi di transito (Libano ed Etiopia), prima dell`arrivo in Europa, la valutazione dei candidati alla protezione internazionale e all’asilo. I corridoi umanitari sono una risposta ai "viaggi della morte", perché evitano caduti in mare e nel deserto e consentono ai più fragili di accedere al sistema di protezione internazionale attraverso l’ingresso legale in Italia. È un modello replicabile: una proposta per i Paesi europei. Dopo essere stato avviato in Italia, è stato adottato anche in Francia, Belgio, Andorra e San Marino, sempre dalla società civile e in modo ecumenico. Si prevedono più di 3.500 profughi in Europa attraverso questa via legale e sicura. Il programma è privo di costi per gli Stati: è sostenuto attraverso una rete d`impegno sociale e umanitario, fatta di famiglie, comunità religiose e civili, volontariato e singoli. Si punta all’inserimento lavorativo e all’integrazione sociale dei rifugiati. I risultati sono andati oltre le previsioni. Si deve registrare l’impegno della gente e di vari ambienti per l’integrazione delle famiglie dei rifugiati. È un segnale in controtendenza rispetto alle paure e alle chiusure. In Italia, in questo tipo di azione, è emersa una società accogliente, maturata nel contatto con donne e uomini che hanno tanto sofferto e cercano una nuova vita. Infatti, nel rapporto diretto e personale, cadono le prevenzioni e si realizzano, anche in piccoli centri, collaborazioni cordiali, che contrastano la chiusura e le reazioni populiste. Incontrare e aiutare portano a superare la propaganda della paura e a sentirsi parte attiva nella costruzione della società. Insomma, non è impossibile accogliere. È utile a chi arriva. Ed è utile anche a noi.

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