Passa ai contenuti principali

Al G20 indiano si gioca un'altra carta per la pace in Ucraina

Il premier indiano Narendra Modi il 15 Agosto mentre si rivolge alla folla dal Forte Rosso di New Delhi, in occasione della celebrazione della festa dell'Indipendenza dell'India - Foto da https://www.pmindia.gov.in/

È ormai chiaro che una soluzione del conflitto potrà avvenire solo in un orizzonte internazionale

L'Ucraina non sarà invitata al G20 in India il 9 e il 10 settembre prossimo. La decisione è dell'India. La Russia invece sarà presente. La scelta ha sorpreso quanti pensavano che la riunione potesse essere l'occasione per cercare una soluzione al conflitto russo-ucraino e favorire un incontro tra Putin e Zelensky (in realtà gli ucraini hanno dichiarato da tempo di non accettare un confronto diretto). 

L'India non vuole deviare dal programma del prossimo G20, centrato sulla crescita globale. L'ha dichiarato il ministro degli Esteri indiano, Jaishankar, dicendo però che il suo Governo è preoccupato per come la guerra pesi sull'economia mondiale. 

L'incontro del G20 rappresenta i Paesi che detengono più dell'80% del Pil mondiale, il 60% della popolazione della terra e il 75% del commercio globale. Raccoglie Arabia Saudita, Australia, Argentina, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sudafrica, Turchia e Ue. L'Ucraina non è membro del gruppo, ma avrebbe potuto essere invitata come fu per il G20 in Indonesia. La presidenza indiana intende valorizzare al massimo la riunione. L'evento infatti s'incrocia con il rilancio dell'India come grande player mondiale. 

In occasione della festa dell'Indipendenza indiana, il 15 agosto, il premier Narendra Modi, parlando a una grande folla, nel quadro solenne del Forte Rosso di New Delhi, ha affermato che il suo Paese è ormai decisivo nel plasmare un nuovo ordine mondiale. Ha previsto che, in cinque anni, l'India sarà la terza economia del mondo. Il Paese - ha rivendicato - «sta diventando la voce del Sud globale» nel quadro di «un nuovo ordine globale e di una nuova equazione geopolitica». Il conflitto tra Russia e Ucraina può forse trovare una via di soluzione proprio nel più vasto orizzonte internazionale, come si è già visto nel recente incontro (ancora di carattere esplorativo) in Arabia Saudita. 

Del resto, il ruolo della Cina, in buoni rapporti con Kyiv ma molto vicina a Putin, resta decisivo, se si vuole pensare a una soluzione pacifica. Non è un caso che la Santa Sede, dopo aver inviato il cardinale Zuppi a Mosca, Kyiv e Washington, pensi a un confronto con i cinesi in materia. I presidenti africani inviati a Mosca da Putin, il presidente Lula in varie occasioni, il Sudafrica, alcuni Paesi del Sud globale, in un modo o nell'altro, hanno mostrato di essere disponibili ad aiutare la fine del conflitto e determinati a non pagarne ulteriormente le conseguenze. 

Questo non significa però che per ora s'intraveda una via per la pace. Gli ucraini chiedono il rispetto della loro integrità territoriale, mentre i russi, dopo l'aggressione del Paese, non sono disposti a retrocedere. Sembra uno stallo. Per questo non bisogna scartare le strade che, qua e là, si vanno aprendo nel mondo. Deve finire la carneficina dei combattenti ucraini e russi, come anche le sofferenze del popolo ucraino. A queste motivazioni principali si aggiungono quelle di un Sud globale che non vuole più subire le conseguenze del conflitto.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 27/8/2023

Commenti

Post popolari in questo blog

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...