Passa ai contenuti principali

La comune fede cristiana sia un ponte sull'abisso della guerra



Come insegnava Giovanni XXIII, bisogna «cercare sempre ciò che unisce e mai quello che divide»

Provare a scrutare i segnali di speranza non è negare la terribile realtà della guerra in corso. Certo siamo sopraffatti dalla violenza dei fatti. E la violenza allarga l'abisso tra governi e popoli. Non solo tra ucraini e russi. Ma tra Russia e Occidente. 

Eppure sull'abisso vengono gettate, talvolta, passerelle, pur fragili. La recente telefonata tra papa Francesco e il patriarca Kirill è stato un segnale importante, dopo che il primo gerarca ortodosso russo aveva parlato di una «guerra metafisica» in corso. Non è la posizione di Francesco, come egli ha detto chiaramente. 

Tuttavia il Papa ha cercato il dialogo, dichiarando che «le guerre sono sempre ingiuste, perché chi paga è il popolo di Dio». La videochiamata non ha registrato una piena convergenza, ma i due capi religiosi si incontreranno tra non molto. 

Anche nel seno della Chiesa russa è maturata un'opinione critica sulla guerra. Ben 236 sacerdoti e diaconi, russi e ortodossi, hanno scritto una lettera, parlando di «guerra fratricida»: «Piangiamo il calvario a cui i nostri fratelli e sorelle in Ucraina sono stati immeritatamente sottoposti». 

Questi sacerdoti non rappresentano tutta la Chiesa, ma il loro messaggio esprime la sensibilità di pastori di fronte al dramma della gente. Certo non mancano religiosi in Russia che difendono la guerra. Da parte sua, il metropolita di Kiev, Onufry, alla testa della Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca, ha fatto appello a Putin perché cessi la guerra, mostrando una diversità di sentire dal Patriarca russo. Anche in Ucraina, taluni sacerdoti incitano alla lotta. Il Patriarca ortodosso di Romania ha invitato alla pace, condannando l'aggressione. La comune fede cristiana è una passerella gettata sull'abisso che divide i due popoli. 

Ci sono aspetti che fanno apparire questa guerra come fratricida. Sono i legami personali tra tanti russi e ucraini. Innanzitutto, in Russia vivono più di tre milioni di cittadini russi di origine ucraina, mentre le famiglie miste in entrambi i Paesi sono tantissime. La storia sovietica ha determinato tanti spostamenti. I legami intercorrenti tra russi e ucraini sono di natura familiare, personale, amicale. In questa condizione, nonostante la propaganda di guerra, è difficile odiarsi, anzi, si sente il bisogno di avere notizie dell'altro, come mostrano i tanti contatti intercorsi tra russi e ucraini a livello personale. Ho avuto varie testimonianze di questi rapporti, mentre si combatte la guerra. 

Oggi, se non ci trovassimo di fronte all'abisso della guerra, vorrei dire che il conflitto è davvero anacronistico. È un ritorno indietro nella storia. Ho accennato ai tanti legami tra russi e ucraini, e di entrambi i popoli con gli europei. I legami crescono tra i giovani rispetto alle generazioni precedenti, anche se la Russia ha chiuso i social. C`è ancora molto che unisce e che la guerra non riesce a spezzare.

L'atteggiamento cristiano di fronte alla guerra non è viltà, diserzione, paura, ma è capacità di vedere, oltre le fitte tenebre del conflitto, quei segni che precostituiscono un futuro di pace. Diceva un grande uomo di pace, Angelo Giuseppe Roncalli, papa Giovanni XXIII: «Cerchiamo sempre ciò che unisce e mai quello che divide». È la lezione di un uomo che aveva vissuto due guerre mondiali.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 27/3/2022





Commenti

Post popolari in questo blog

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Sudan, la guerra invisibile che riguarda anche l'Europa

Profughi sudanesi in Ciad, ad Adre - 24 Gennaio 2025 - Foto Foreign Office UK/Russel Watkins Da 3 anni il Paese è devastato da scontri tra fazioni. E i rifugiati diventeranno un nostro problema Tra le troppe guerre aperte (oltre 50), forse una delle più sanguinose è quella in Sudan, dove il conflitto civile è iniziato nell'aprile del 2023. Se ne parla solo a tratti.  Sulle vittime i dati sono scarsi perché la guerra è avvolta dal silenzio e dal disinteresse: è raro che giornalisti indipendenti od operatori umanitari abbiano accesso alle aree degli scontri. Si parla di circa 30 mila morti in combattimento e di 150 mila per fame e malattie. Secondo gli esperti, tuttavia, oltre 5 milioni di sudanesi sono a rischio.  La guerra è esplosa tra i due alleati del golpe del 2021: l'esercito ufficiale (Saf, Sudanese Armed Forces) e le Forze rapide di supporto (Rsf), milizia paramilitare usata per combattere i ribelli del Darfur. I due gruppi si sono divisi per ragioni economiche (il c...

La Settimana Santa ci richiama alla compassione. Dall'Ucraina al Libano e all'intero Medio Oriente, non possiamo abituarci al grande dolore delle guerre

Siamo in tempi difficili. Talvolta spaesati e disorientati. Non si vede come le guerre in corso - basta pensare all'Ucraina o alla situazione infiammata in Medio Oriente - approdino a una tregua o alla pace. Ma siamo nella Settimana Santa, in cui la memoria della Passione di Gesù ci spinge a pensare al suo grande amore e alle croci di tanti uomini e donne.   Il piccolo Libano, paese di convivenza (non sempre facile) tra cristiani e musulmani, con meno di sei milioni di abitanti, accoglie due milioni di profughi spinti dal Sud del Paese verso il Centro e il Nord. Una situazione dolorosa e di estremo bisogno.  Non si dimentichi che il Libano ospita dal 1949 mezzo milione di rifugiati palestinesi e da qualche anno due milioni di siriani che hanno lasciato la Siria per la guerra civile. E noi ci lamentiamo di qualche rifugiato!  La Passione e la Croce di Gesù ci chiamano a stare vicini a chi soffre: accanto a noi e in terre lontane. È la scelta di Maria, delle donne, del dis...