«Chi fa la guerra odia Dio e l'umanità»


L'aggressione è il fallimento della politica. Bisogna guardare non alle ideologie, ma al dolore della gente

In Ucraina c'è l'inferno della guerra. Si combatte nelle città con danni gravissimi e morti anche tra i civili. C`è chi è rimasto intrappolato nella battaglia, chi ha cercato di fuggire verso Occidente. 

Ho lanciato, con la Comunità di Sant'Egidio, un appello che ha registrato 16 mila adesioni, per "Kiev città aperta", perché non si combatta per le strade della metropoli ucraina. 

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A tutt'oggi, il filo del negoziato continua, ma i combattimenti non si fermano. L'Occidente si è schierato unanime contro l'aggressione di Putin, prendendo misure severe per colpire l'economia russa e rallentare lo sforzo bellico. L'Europa è unita. 

Francesco ha espresso un punto di vista particolare, centrato sulla pace. La sua visita all'ambasciatore russo presso la Santa Sede, al di là di ogni protocollo, ha evidenziato come l'invasione rappresenti un fatto molto grave per la Chiesa. 

All'Angelus, il Papa ha mostrato che la prospettiva della Chiesa è il ripudio della guerra: «Chi fa la guerra dimentica l'umanità. Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune, che vuole la pace; e che in ogni conflitto è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani, a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini... Sono fratelli e sorelle per i quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti». 

Sempre la Chiesa ha guardato prima di tutto alla sofferenza dei popoli in guerra, mentre ha respinto la «logica perversa e diabolica delle armi». Più volte Francesco ha insistito come la produzione e il commercio delle armi incrementino la guerra. 

La Santa Sede si pone il problema del rapido "cessate il fuoco", del negoziato tra Mosca e Kiev e, soprattutto, della pace. La guerra non produce mai un futuro positivo. Questa è la sapienza storica della Chiesa, maturata a contatto con le guerre del XX e del XXI secolo. La si trova espressa nell'enciclica Fratelli tutti: «Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell'umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni».

Il Papa, la Santa Sede, in queste ore di contrapposizione sanguinosa, in cui mancano vie d'uscita, costituisce una risorsa di pace: uno spazio di incontro. Questo spazio si fonda sulla ferma convinzione che la guerra è uno sbaglio e che una conciliazione è possibile, anzi, è l'interesse vero di ucraini e russi. Viene da pensare che se Mosca ha perseguito la via della guerra, non avrà interesse a questa strada. La pace è allora un sogno? Con il tempo, le prospettive cambiano. Resta però, nel cuore dell'Europa, la testimonianza potente del Papa: tutto è perduto con la guerra e niente lo è con la pace. Sostenere questa posizione può significare essere vilipesi o considerati paurosi. Ma la storia insegna quanto questa visione sia saggia.

Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 13/3/2022



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