Alla finestra del 2021: dove stiamo andando, verso il caos o la comunità?

Il flashmob dei Giovani per la Pace di Pavia il I Gennaio 2021- Foto Sant'Egidio

«Questa forma di governo sta vivendo un momento complicato. Molti sono attratti da regimi autoritari e populisti. Purtroppo ci sono ancora troppe guerre: dalla Libia al Nagorno Karabakh»

Care amiche e cari amici,

il 2020, con la pandemia, è stato un anno globale, in cui si sorpassano le frontiere e i fenomeni si diffondono con velocità. Un unico destino: si è visto dal contagio e da come aspettiamo il vaccino. Quasi per difenderci, abbiamo vissuto tante reazioni alla globalizzazione, particolarismi a vari livelli: nazionali, di gruppo, personali (l'isolamento, raccomandato giustamente dalle autorità sanitarie per evitare il contagio). Molti Paesi hanno affrontato la pandemia da soli. E anche le regioni, talvolta. Alcuni Governi addirittura hanno negato la necessità di prendere precauzioni, irridendo i "prudenti`.

Vorrei proporvi di affacciarci insieme alla finestra del 2021: ci stupisce quanto il mondo sia cambiato. Sono cambiati gli italiani. Incontro gente incerta, quasi sospesa. Oppure persone che vorrebbero fare di più per la società, ma non sanno come. Il problema oggi è che si discute del virus, ma poco del futuro. Proviamo a ravvivare il dibattito e l'interesse per il nostro domani, senza restare prigionieri del presente. 

Molto è cambiato e non sempre in peggio. L'Unione europea è pronta ad aiutare l'Italia per la ripresa in modo consistente. È un'ottima notizia, rivelatrice della realtà positiva dell'Unione. Lascia perplessi, invece, la rissosità della politica anche nella maggioranza. La vera chance è governare bene e costruire un futuro per l'Italia. Non si dimentichi che l'idea di affidarsi al populismo è sempre viva in tanti nostri concittadini, spaesati. Qualche volta i politici dimenticano ciò che stiamo rischiando. 

Una buona notizia viene dagli Stati Uniti: l'elezione del nuovo presidente, Joe Biden, personalità equilibrata e di grande esperienza internazionale, che conosce il valore delle alleanze e dell'Europa. Soprattutto è consapevole che le democrazie vivono un momento complicato in tutto il mondo e vuole rafforzarle. Il suo predecessore, Trump, è stato un modello di leader populista, estemporaneo, nonostante le istituzioni democratiche degli Stati Uniti. Biden rafforzerà l'alleanza tra le democrazie, in un mondo in parte attratto dai regimi autoritari, semi-autoritari e populisti. 

Cari amici, nel mondo c'è ancora troppa guerra. Guardiamo alla Libia, dove esistono ancora migliaia di rifugiati prigionieri di un inumano sistema carcerario. L'islamismo radicale diventa un'alternativa alla stabilità in Africa e attrae tanti giovani, oltre a connettersi a irrisolti problemi etnici L'area saheliana e quella sahariana sono in difficoltà. Il Burkina Faso era uno Stato solido ed è oggi in crisi: le scuole sono assalite dai terroristi, come in Nigeria. Il jihadismo esercita attrazione su giovani senza futuro e li arma, come nello sconvolto Nord del Mozambico. Nel Mediterraneo dura la guerra in Siria, iniziata nel lontano 2011: il Paese è stato in parte distrutto e i profughi sono in tutta Europa. In un Libano in gravissima crisi politico-sociale questi profughi sono oggi in larga parte alla fame. 

Ci vuole una comunità internazionale che abbia l'autorità di imporre vie di dialogo. Invece ci si combatte, come tra Armenia e Azerbaijan per il Nagorno Karabakh. Molti Governi oggi scelgono con facilità la guerra con i loro eserciti o con milizie assoldate. Martin Luther King nel 1967 pubblicò un libro con un titolo che esprime una questione ancora attuale: Dove stiamo andando: verso il caos o la comunità? Stiamo andando verso il caos? Basterebbe pensare alle questioni ecologiche o agli sterili tentativi di parecchi Paesi di perseguire il proprio interesse in modo esclusivista e indifferente agli altri. 

Papa Francesco ha detto: «Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato». Ora non è più possibile. Da soli non ci si salva. Anche se si è ricchi. Anche se si è una nazione forte. Bisogna far emergere la dimensione della "comunità" del "noi" a livello locale, nazionale, internazionale. Non ci si illuda: la pandemia non sarà una parentesi, dopo cui tornare a vivere come prima. Bisogna rifondare la società su basi nuove. Lo dobbiamo ai tanti morti per la pandemia, ai concittadini impoveriti, a chi ha sperimentato amaramente l'inadeguatezza della società, ai profughi frutto delle guerre. 

Potremmo dire che questa è un'illusione. Ma chiediamoci, cari amici e amiche: io cosa posso fare? Non dobbiamo farci prendere dallo scoraggiamento o dal senso d'impotenza di fronte alle istituzioni o ai protagonisti della vita pubblica. Il mondo così non va: bisogna cambiarlo! Ciascuno di noi può cominciare in qualcosa. Dobbiamo maturare nuove idee sul futuro in un mondo povero di idee e senza visioni.

È il potere dei senza potere, così lo chiamava Václav Havel, intellettuale divenuto poi presidente, che contribuì, in modo determinante e non violento, a rovesciare il potere comunista cecoslovacco: dobbiamo - scrive - «non vergognarci di essere capaci di amore, di amicizia, di solidarietà, di compassione e di tolleranza, ma al contrario di liberare queste dimensioni fondamentali della nostra umanità dall'esilio del privato». Per lui, «la speranza in un futuro positivo per l'umanità sta soprattutto nel ridestare la responsabilità generale». 

Più modestamente, anche io non perdo la speranza che potrà esserci un risveglio per abitare insieme, come comunità di donne e uomini responsabili, coni loro sentimenti, questo mondo globale. Questo cambierà in profondità la vita e quindi il 2021 e gli anni a venire. 

Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 3/1/2021

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