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Il papa sulla pena di morte. Un rifiuto deciso di ogni violenza

La modifica del Catechismo non contraddice il Magistero, ma lo sviluppa alla luce del Vangelo

Papa Francesco ha approvato, il 1° agosto, la modifica del Catechismo della Chiesa cattolica sulla pena di morte.
Il testo precedente non escludeva la pena capitale «quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani». L'ammetteva nel capitolo dedicato alla "legittima difesa", quasi come parte di essa, in casi rari, «se non addirittura praticamente inesistenti». Nella Chiesa, impegnata nella difesa della vita, la pena capitale appariva ripugnante da tempo. Sembra che anche Giovanni Paolo II non fosse soddisfatto della formulazione del Catechismo, che è stata invocata da chi si opponeva all'abrogazione della pena di morte dalla legislazione degli Stati. Nel vecchio testo aveva prevalso la preoccupazione che la negazione della liceità della pena di morte fosse un cambiamento nella dottrina che indeboliva l'autorità del Magistero. Francesco non ha condiviso questa preoccupazione e ha dichiarato: «La pena di morte è inammissibile perché attenta all'inviolabilità e dignità della persona». La frase è il cuore del nuovo testo del Catechismo. La Congregazione vaticana spiega: si tratta di «un autentico sviluppo della dottrina, che non è in contraddizione con gli insegnamenti anteriori del Magistero». Avrebbe detto con semplicità Giovanni XXIII: «Non è il Vangelo che cambia, ma siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio». La Chiesa nel tempo va verso una comprensione più profonda e fedele, vissuta con il Papa e i vescovi, cui tanti umilmente danno il loro contributo. Lo insegna il Vaticano II nella Dei Verbum: «Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro, sia con l'intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità». Colpisce allora la reazione critica alla decisione di Francesco. Dietro questo timore c'è anche la concezione tradizionalista del legame tra violenza di Stato e cultura dell'autorità. La Chiesa cattolica non "svende" la verità, ma si lascia guidare dallo Spirito e dai suoi pastori, gioiosa di crescere nella comprensione del Vangelo. In tempi di estesa paura dell'altro e di violenza diffusa, si sente il bisogno di riflettere a fondo sui limiti e la realtà della "legittima difesa", che talvolta motiva l'uso della forza da parte dei privati e l'incremento delle armi. La migliore difesa non è un popolo in armi: è uno Stato responsabile ed efficace assieme a una coscienza civile collettiva. La decisione del Papa ci guida al distacco coraggioso dalla cultura della violenza da qualunque parte venga, anche dallo Stato.

NEL 2017 QUASI MILLE ESECUZIONI Secondo un rapporto di Amnesty International, nel 2017 sono state effettuate 993 esecuzioni in 23 Stati, il 4 per cento in meno rispetto alle 1.032 esecuzioni del 2016 e il 39 per cento in meno rispetto alle 1.634 del 2015, anno che aveva fatto registrare il più alto numero dal 1989. 

Editoriale di Andrea Riccardi per Famiglia Cristiana del 12 agosto 2018

Commenti

  1. Caro ed esimio prof Riccardi, un articolo scritto con chiarezza cristallina fa piacere leggerlo, detto ciò, le ultime tre righe mi fanno trasalire: lei crede davvero possibile che si possa, anche solo auspicare, oggi, in Italia, uno "Stato responsabile ed efficace, assieme a una coscienza civile collettiva"? In proposito mi taccio... "ogni parlar sarebbe poco." Roma è sepolta dalla spazzatura, venga a fare una passeggiata alla Basilica di S.Paolo! S.Paolo... lo Vas d'Elezione... venga! La Chiesa è tra le cinque più importanti della Cristianità, non devo dirlo a lei: un buon Papa non basta, e la speranza a buon mercato del popolo,la melassa devozionale, non fa che offendere il Signore.

    Le auguro ogni bene.

    Tiziana Berardi

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