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Il caso dei Cavalieri di Malta dimostra che il Papa è misericordioso ma non è un debole

Un editoriale di Andrea Riccardi sul magazine Sette, del Corriere della Sera, sulla questione della ritrutturazione dell'Ordine dei Cavalieri di Malta. "Francesco  - scrive Riccardi - ha piena stima per l'attività umanitaria dell'ordine religioso, ma ciò non gli ha impedito di chiedere le dimissioni del Gran Maestro".

I Cavalieri di Malta sono saliti alla ribalta con le dimissioni del Gran Maestro, richieste da papa Francesco. In questa vicenda, è apparso un aspetto del governo di Francesco, rispettoso della libertà dei Cavalieri e pieno di stima per le loro attività umanitarie, ma anche capace d'interventi forti.
Chi confonde la "misericordia" predicata da Francesco con la debolezza deve ricredersi. L'intervento deciso del Papa è un segnale su cui riflettere. I Cavalieri di Malta hanno una storia quasi millenaria. Spesso una storia di battaglie, specie contro i cosiddetti "infedeli", gli arabi e i turchi che dominavano la Terra Santa o che minacciavano i successivi possessi dell'ordine, Rodi prima e poi Malta. Ma il colpo mortale è venuto ai Cavalieri dai cristiani. Napoleone Bonaparte nel 1798 li scacciò da Malta, dove si erano insediati creando uno stato teocratico, guidato dai Cavalieri-monaci aristocratici. E il congresso di Vienna, pur attento a restaurare i diritti dei sovrani, non restituì l'isola ai Cavalieri, ma la dette agli inglesi. L'Ordine sovrano militare ospedaliero di Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta - così si chiamano un po' pesantemente i Cavalieri - si è stabilito a Roma nel 1834, senza rinunciare a essere un soggetto internazionale. Senza territorio su cui esercitare la sovranità, il Gran Maestro - così si chiama il superiore dell'Ordine, che è anche capo di Stato - gestisce due zone extraterritoriali a Roma: il palazzo di Via Condotti e la Villa all'Aventino. L'Ordine ha sviluppato, specie nel Novecento, un'intensa attività umanitaria. Se ne incontrano i presìdi in tutto il mondo. Si tratta di una costruzione molto particolare, che può sembrare legata al passato, ma ha anche aspetti di modernità: Stato senza terra, guidato da un ristretto numero di Cavalieri-religiosi (e nobili), quindi dipendenti dalla Santa Sede, in cui operano laici nobili e non, è un'organizzazione complessa, impegnata del lavoro umanitario, con un sostanzioso patrimonio. È anche uno Stato con relazioni diplomatiche con più di cento paesi e vari ambasciatori. Uno è in Vaticano, che però non ricambia con un suo rappresentante presso l'Ordine.
È un'organizzazione umanitaria? Un'istituzione religiosa, come tante, dipendente dal Papa? Un soggetto sovrano come uno Stato indipendente? I Cavalieri nel 2048 celebreranno mille anni di fondazione. In questo nostro tempo senza memoria, si dimentica però che le battaglie dell`Ordine, dopo la perdita di Malta, sono state spesso con la Santa Sede. Basta leggere un romanzo storico, Cavalieri di Malta, pubblicato nel 1957 da Roger Peyrefitte. Racconta la grande "battaglia" tra l'Ordine e un settore vaticano, guidato dal card. Canali, che voleva controllare l'istituzione per farne una sua creatura. Non è un saggio scientifico, ma un libro che narra la battaglia appassionata tra i Cavalieri e i loro avversari. La prima mossa fu trattarli da "religiosi" dipendenti dal Vaticano. La congregazione vaticana dei religiosi nominò tre cardinali, Canali, Micara e Pizzardo, per dirigerli. I Cavalieri difesero l'indipendenza sovrana dell'Ordine. A questo punto, Pio XII formò una commissione di cardinali, comprensiva dei tre già ricordati più un altro, presieduta dall'autorevole decano del Sacro Collegio, Tisserant. Nella vicenda comparve pure il futuro Paolo VI, in una posizione molto equilibrata. La battaglia, a colpi di esposti, ricorsi, ricostruzioni storiche, è vissuta dai Cavalieri come un assedio, stavolta non dai turchi ma da un cardinale: durò cinque anni, finché - nel 1955 - i Cavalieri elessero un Gran Maestro sgradito a Canali. Il romanzo storico (che deve la documentazione -pare - ad ambienti dell'Ordine di allora) si conclude con l'immagine del cardinale disperato per la sconfitta. Il segretario prova a consolarlo così: «Eminenza, non avete preso Malta; ma vi resta l'Italia». Oggi siamo lontani da quel mondo. La storia non si ripete mai, anche se riguarda l`Ordine di Malta.

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