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Pio XII e gli ebrei, la storia non è un processo: serve a capire

Ecco che cosa sappiamo e qual è il ruolo della lettera di König da poco riemersa dagli archivi

Nel dicembre 1942, il riservato segretario di Pio XII, padre Leiber, ricevette una lettera inquietante. Gli scriveva un gesuita tedesco come lui, Lothar König, sulle stragi naziste a Belzec: «Ogni giorno vengono uccise fino a 6000 persone, soprattutto polacchi ed ebrei». Vi si diceva anche il numero dei morti a Dachau. König, in tempi di comunicazioni difficili, era il tramite segreto tra vescovi e gesuiti tedeschi. L'importante lettera è stata ritrovata e pubblicata recentemente in Le "carte" di Pio XII, oltre il mito (Città del Vaticano, 2023) da Giovanni Coco, valido archivista vaticano e storico. Il prezioso documento apparteneva alle carte personali che il Papa teneva nel suo appartamento e che, dopo la sua morte, iniziarono un viaggio tortuoso attraverso archivi e depositi vaticani, con una certa dispersione, senza che ne venisse compreso il valore. 

La lettera di König a Leiber è uno scoop? È finalmente la prova che Pio XII sapeva della strage degli ebrei da parte dei nazisti? Qualcuno lo ha scritto. Ma Coco non lo dice. Fin dal 1963, con la pubblicazione del dramma di Rolf Hochhuth su Pio XII, Il Vicario, che accusava il Pontefice di silenzio di fronte alla Shoah, si è impostata la ricerca storica sul papa quasi come un "processo". La "difesa" (cattolica) ha anche negato, all'inizio, che sapesse delle stragi naziste. 

Ma la storia non è un processo. Il grande storico francese Marc Bloch scrive: «Una parola... domina e illumina i nostri studi: comprendere». Tuttavia si è diffuso tra i ricercatori il gusto di cercare la "prova" che inchiodi Pio XII alle sue responsabilità. Questo è avvenuto anche dopo la recente apertura degli archivi vaticani su Pacelli. Coco ha trovato il documento probante? È studioso troppo avveduto per non sapere che il Vaticano era stato raggiunto da varie testimonianze degli orrori nazisti lungo il 1942. Gli americani ne avevano parlato. Don Pirro Scavizzi aveva viaggiato nell'Est Europa più volte e raccontato tante storie. Il metropolita greco-cattolico di Leopoli aveva scritto al Papa in proposito. Giovanni Malvezzi, dirigente Iri, aveva visto in Polonia la drammatica situazione di ebrei e polacchi... 

Queste informazioni, ben note a Coco, precedono la lettera di König (dicembre 1942), che costituisce un ulteriore importante documento sul dramma degli ebrei. Dopo queste notizie, nel radiomessaggio del Natale 1942, Pio XII, pur non nominando esplicitamente gli ebrei, parla di «centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento». 

Il Pontefice credeva di aver parlato con chiarezza, ma molti (tra cui gli americani) si dissero insoddisfatti della sua prudenza. I nazisti invece capirono. Pio XII era convinto che un discorso più esplicito lo avrebbe schierato contro la Germania, mettendo in discussione l`imparzialità della Chiesa e rendendo il suo lavoro umanitario impossibile. Questa la radice del "silenzio". Silenzio di cui non fu accusato, durante la guerra, dagli ebrei, quanto invece dai polacchi che speravano che il Papa "fulminasse" i tedeschi per la distruzione della Polonia. Il libro di Coco ci fa immergere in un tempo drammatico e illumina la complessa personalità di Eugenio Pacelli. Leggendolo si comprende meglio quella storia e si viene confermati nella convinzione dell'orrore della guerra.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 22/10/2023 


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