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La risposta giusta al terrorismo è lavorare di più e meglio all'integrazione


Corone di fiori e ceri deposti presso il luogo dell'attentato di Vienna - Foto da © Bwag/Commons

Solo un'Europa più unita e coesa, dall'intelligence alle politiche sociali, può battere il fanatismo

Due attacchi terroristici hanno colpito l'Europa. Tre persone sono state uccise nella basilica di Notre-Dame di Nizza, in Francia: due donne in preghiera e un accogliente sacrestano. L'assassino è un giovane tunisino, 21 anni, da poco sbarcato in Italia e trasferitosi in Francia. Sembrava un caso di terrorismo solitario, ma si indaga sulle connessioni. A Vienna quattro morti, molti feriti, alcuni dei quali gravi: gente che la sera sedeva ai tavoli dei bar, colpiti da un ventenne macedone, cittadino austriaco, affiliato a Daesh. Il dolore è grande per le vittime. Questi atti vogliono terrorizzare gli europei e mostrare che il radicalismo terrorista può colpire ovunque e crudelmente.

C'è una strategia eversiva contro l'Europa? Si tratta di lupi solitari risvegliatisi dopo la vicenda delle vignette francesi e la barbara uccisione del professor Paty in Francia? Indubbiamente i terroristi, giovani folli e sbandati, ma molto pericolosi, vogliono una guerra tra Europa/cristianesimo e islam. È una battaglia che fanno anche all'interno del mondo islamico, dove vogliono strappare la leadership ai musulmani che credono nella convivenza pacifica, come il grande imam di al-Azhar, Al Tayyeb. 

Con molta saggezza, il cancelliere austriaco Kurz ha dichiarato: «Noi dobbiamo essere coscienti che non c'è una battaglia fra cristiani e musulmani, o fra l'Austria e i migranti. No. Questa è una lotta fra le molte persone che credono nella pace e alcuni che auspicano la guerra». I giovani attentatori, con storie diverse, cercano l'esaltazione nell'eroismo o nel martirio. Alle loro spalle c'è un armamentario di motivazioni totalitarie e di stimoli violenti che circola in gruppi radicali e si comunica via social: un mondo di odio, di frustrazione, di follia ideologica, di male. Al giovane tunisino non importa niente che, ora, in Europa si guarderà con sospetto ai suoi compatrioti in fuga dal Paese. C'è la possibilità che i terroristi si infiltrino. In Austria si parlerà del fallimento del modello di integrazione: ma che importa al giovane macedone? Intanto tanti immigrati sono positivamente inseriti nella società austriaca e altrove. 

La risposta al terrorismo è lavorare di più e meglio all'integrazione, che toglie terreno sotto i piedi dell'aspirante terrorista. Quando leggo che un giovane di origine turca, che ha lavoro e cittadinanza in Austria, si lamenta che la gente lo considera un immigrato, penso che bisogna fare qualcosa in più. Sono fatti spiacevoli, ma dobbiamo insistere sull'integrazione, superare vittimismi e razzismo, costruire un clima di pace. Perché è proprio minare la pace delle nostre società l'obiettivo del terrorismo. Loro sono per lo scontro di civiltà.

Ed è necessario preservare il nostro diritto di libero dibattito, fondamento della nostra civiltà, ma anche rispettare i simboli religiosi altrui. Poi c'è bisogno dello scudo dell'intelligence, frutto di collegamento tra agenzie e polizie europee. Anche a questo livello, un'Europa più unita può vincere la battaglia.


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 15 /11/2020









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