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Accordo Cina - Santa Sede: Solo il vero dialogo può essere armonia

Cade una delle ultime barriere della Guerra fredda. Storia e prospettive dello storico documento

L'accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese è un fatto storico. Cade una delle ultime barriere della Guerra fredda. La Cina di Mao Zedong aveva regolato la presenza dei cattolici nel Paese nel quadro di un'associazione patriottica dipendente dal Governo che annullava i rapporti con Roma e la nomina dei vescovi cinesi da parte del Papa.

Si realizzava, in maniera netta, l'antica aspirazione cinese a recidere i legami del cristianesimo con l'Occidente. Il comunista italiano Giancarlo Pajetta ricordava di aver detto nel 1959 a Mao Zedong che i vescovi cinesi dovessero ricevere l'investitura di Roma. Ma il leader cinese rispose severamente: «La sovranità nazionale cinese si estende anche al regno dei cieli».

Di fronte a questa situazione, una parte dei cattolici della Cina scelse la via di quella che è stata definita la "Chiesa clandestina", fuori dalle strutture riconosciute e con vescovi in comunione con Roma. Fu una scelta coraggiosa, pagata duramente da non pochi. Altri cattolici restarono in quella che veniva definita la "Chiesa patriottica", riconosciuta dallo Stato.

Ho conosciuto monsignor Jin Luxian, arcivescovo "patriottico" di Shangai, gesuita che era rientrato in Cina da Roma nel 1951, pur sapendo di andare incontro a una dura sorte. Dopo lunghi periodi d'internamento e di prigione, ritornò in libertà come vescovo a Shangai, dove progressivamente ricostruì la Chiesa. Dal 2005 fu ufficialmente riconciliato con il Papa e morì nel 2013. Le storie dei cattolici cinesi sono tante e spesso dolorose. Molti hanno sofferto la prigione e l'internamento. Ma oggi la società è tanto cambiata e sviluppata. Sono cresciute anche nuove forme di cristianesimo, neoprotestante, spesso con comunità domestiche: il numero di questi cristiani è in costante crescita e di tanto superiore ai cattolici, i quali restano un po' bloccati nelle difficoltà interne e con lo Stato.

La Santa Sede ha deciso, da tempo, di negoziare con il Governo. Giovanni Paolo II iniziò questo processo. Ora il Vaticano ha stabilito un accordo provvisorio per la nomina dei vescovi, come dice papa Francesco nella sua lettera ai cattolici cinesi, «al fine di sostenere e promuovere l'annuncio del Vangelo in Cina e di ricostruire la piena e visibile unità nella Chiesa». Sette vescovi ufficiali sono riaccolti nella comunione con il Papa. L'unità dei vescovi è la premessa di futuri sviluppi della Chiesa. Il Governo cinese, trattando con la Santa Sede, ha riconosciuto che nella nomina dei vescovi e nella vita cattolica cinese il Papa ha un suo ruolo peculiare e finale, anche se tutto si farà negoziando. Francesco è consapevole che alcuni cattolici fedeli possano sentirsi «abbandonati dalla Santa Sede» dopo tanto soffrire. È convinto che, per il bene della missione cristiana in una Cina che cambia, la Chiesa cattolica debba unificarsi e proporsi come testimone di fede nella vita quotidiana. Lo scopo non è politico, ma «sostenere e promuovere l'annuncio del Vangelo». Questo farà bene non solo alla Chiesa, ma all'intera società cinese.

Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana

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