Passa ai contenuti principali

I gesti di Francesco contro le paure

I muri sono una scelta miope, fintamente protettiva. Bergoglio ha parlato con semplicità evangelica

Avevamo già segnalato il valore della visita di Francesco a Lesbo. Ma l'evento è andato ben oltre le previsioni. Il Papa non ha solo parlato ai rifugiati, ma ne ha portati 12 (musulmani) con sé, dicendo con questo gesto di non aver paura di loro. Lesbo è l'estrema frontiera europea. Lì approdano tanti per venire nel Vecchio continente. Hanno alle spalle guerre e viaggi pericolosi. Troppi sono morti in mare. Proprio sulla frontiera europea, il Papa ha parlato all'Europa. Qui stanno risorgendo le frontiere, che divengono muri. Ha cominciato l'Ungheria; altri l'hanno seguita. C'è stata la vergogna anglofrancese di Calais. Perfino la Macedonia s'è difesa con una barriera dai rifugiati. Ora l'Austria fortifica il Brennero. Alla Grecia e all'Italia è stato lasciato, per un po', il compito di fare da campi di raccolta. Ora - con l'accordo tra Ue e Turchia - il Governo di Ankara deve frenare i flussi (e riceve un congruo aiuto e un diverso trattamento politico).
È la logica dei muri in unEuropa così gelosa del proprio orticello da non mettere in comune l'azione dei servizi di sicurezza di fronte alla sfida terroristica.
I muri sono una scelta miope, fintamente protettiva. Ma che fare?, si controbatte. Gli europei non possono farsi sommergere da una marea di stranieri (e musulmani).
Francesco da Lesbo ha parlato all'Europa della paura con semplicità evangelica, ma anche con la saggezza d'una Chiesa che, più volte, ha visto le frontiere diventare muri e generare conflitti. Erano con il Papa il patriarca ecumenico Bartolomeo e l'arcivescovo di Atene Ieronymos. È necessario che i cristiani europei parlino con un'unica voce sul problema dei rifugiati. L'incontro di Lesbo deve dare inizio a una testimonianza ecumenica e sinodale, di cui ha bisogno la coscienza europea. Il Papa propone ponti. "Ponte" significa anche una politica consapevole nel mondo attorno a noi. Prima di tutto contro la guerra, che genera l'esodo dal Medio Oriente. Ma c'è un altro tema: aiutare lo sviluppo dell'Africa e responsabilizzare i suoi Governi. La proposta del Governo Renzi per impegnare l'Ue verso i Paesi africani (nel senso dello sviluppo e dell`azione sui migranti) va in questo senso. Se l'Europa non riprende generosamente a fare politica nel Mediterraneo e in Africa, finirà vinta e paurosa dietro un muro. 

Questo articolo appare su Famiglia Cristiana del 24 aprile 2016

Commenti

Post popolari in questo blog

Sì al quesito sulla cittadinanza per un'Italia più giusta e prospera

Foto Sant'Egidio L'integrazione di chi vive e lavora nel nostro Paese genera benefici sociali, economici e demografici Il quinto quesito del prossimo referendum propone di dimezzare da dieci a cinque anni i tempi di residenza legale in Italia per ottenere la cittadinanza italiana per lo straniero extracomunitario. Sono favorevole a una risposta positiva.  Bisogna rimettere in discussione una politica che scoraggia la concessione della cittadinanza ai cittadini non Ue.  Tale politica corrisponde a una visione, anzi a una "non visione": la diffidenza verso i non italiani che vengono nel nostro Paese, vivono qui, lavorano, pagano le tasse, contribuiscono al comune benessere.  Questa diffidenza ispira le lungaggini burocratiche che ritardano le pratiche per la cittadinanza anche per chi ne ha diritto. Soprattutto manifesta il disinteresse a integrare gente che già vive in Italia e di cui la nostra economia ha bisogno, come segnalano, inascoltati, tanti imprenditori. Le i...

L'avvenire dell'Africa può cominciare dalla Costa d'Avorio

Una veduta di Abidjan di Gennaio 2025 - Foto Creative Commons Decisivo consolidare la democrazia del Paese. Le prossime elezioni saranno un banco di prova L'Africa non è tutta "nera" - così titolava anni fa Limes , l'autorevole rivista geopolitica. È un invito a leggere con attenzione le diversità e gli squilibri di un continente forse più complesso del nostro.  Sono ritornato di recente in Costa d'Avorio, Paese che conosco dagli anni Novanta. La capitale economica (in pratica pure politica), Abidjan, non era allora la megalopoli odierna con oltre sette milioni di abitanti, ma una città tranquilla, verde, niente di simile alla realtà caotica, vivace e trafficata di oggi. Nel 1960, all'indipendenza, contava 200 mila abitanti. Ora le grandi costruzioni, i grattacieli, le torri, le tante opportunità offerte in differenti campi, ne fanno una megacittà avveniristica, ben collocata nel mondo globale.  Abidjan è una città ricca, molto ricca, differente da tante c...

Basta sacrificare vite innocenti, a Gaza è urgente una tregua

  Alcuni superstiti si aggirano tra le macerie di una scuola che era stata trasformata in rifugio per i profughi - Al Bureij (Gaza) maggio 2025 - Foto UNRWA La rappresaglia è senza sbocchi e non ha senso dividersi in tifoserie. Bisogna riconoscere due Stati Molti soffrono con Israele per le barbare uccisioni (anche di neonati) del 7 ottobre e per gli ostaggi assassinati, oppure tornati a casa dopo tempo o usati come ricatto. Uccidere, come Hamas ha fatto il 7 ottobre, esprime la volontà di annientare un popolo.  Ma tanti oggi dicono basta alla strage che sta colpendo Gaza e la sua gente, a partire dai bambini.  Le molte morti innocenti sono inspiegabili e disumane: scavano un abisso. L'anima del Medio Oriente è malata di bipolarismo dell'odio che sopraffà ogni senso di umanità. La vendetta è una vertigine che porta lontano. Hamas è un mostro ideologico che ha compiuto atti indicibili.  Ma non si possono sacrificare ancora vite umane in una guerra apocalittica. Molti...