giovedì 29 settembre 2016

Possa Assisi salvare la Siria e Aleppo

CINQUE ANNI DI GUERRA: ALEPPO SENZA TREGUA, QUASI DUE MILIONI DI PERSONE RESTA SENZA AIUTI UMANITARI
Dall'incontro dei rappresentanti delle religioni nel mondo scaturisce un grande movimento per la pace


Aleppo è ancora bombardata. L'altro giorno ci sono stati novanta morti, tra cui molti bambini. Quasi due milioni di persone sono senza i necessari aiuti umanitari che si sperava raggiungessero la città con la tregua. L'assedio prosegue spietato. L'accordo tra Russia e Stati Uniti si rivela inefficace. Non controllano le forze in campo? Non importa salvare Aleppo? Pensavo ad Aleppo, il 20 settembre scorso, sul colle di Assisi, mentre i leader delle religioni proclamavano l'appello contro la guerra e accendevano le luci di pace: «Ci siamo posti in ascolto della voce dei poveri, dei bambini, delle giovani generazioni, delle donne e di tanti fratelli e sorelle che soffrono per la guerra; con loro diciamo con forza: No alla guerra! Non resti inascoltato il grido di dolore di tanti innocenti». Così recita quel testo. Il dolore di Aleppo non è stato dimenticato in una cerimonia di gioia e tristezza: la gioia di credenti che proclamavano insieme - nonostante la differenza di religione - un messaggio di pace; ma anche la tristezza di tanti conflitti aperti (e una donna di Aleppo ha testimoniato il dramma della città). 
Papa Francesco, seduto semplicemente sul palco tra i religiosi durante la cerimonia, ha parlato della "debolezza" delle religioni, ma della "forza" della preghiera e della fede: «Noi non abbiamo armi. Crediamo però nella forza mite e umile della preghiera. In questa giornata, la sete di pace si è fatta invocazione a Dio, perché cessino guerre, terrorismo e violenze».
Sono passati trent'anni dal primo incontro di Assisi, voluto da Giovanni Paolo Il nel 1986. Il cammino è proseguito, anno dopo anno, in tante città del mondo. Ha acceso speranze. Ha aperto processi che hanno posto fine alla guerra. Ha spezzato il blasfemo binomio guerra-religione. Purtroppo, nelle società civili degli ultimi dieci anni, il movimento per la pace (come quello del 2003 contro la guerra in Iraq) si è smorzato. Ci si è rassegnati all'uso delle armi e della violenza? Così è avvenuto nella guerra siriana.
Ad Assisi Francesco ha parlato della «grande malattia del nostro tempo: l'indifferenza, un virus che paralizza, rende inerti e insensibili, un morbo che intacca il centro stesso della religiosità, ingenerando un nuovo tristissimo paganesimo: il paganesimo dell`indifferenza». 
Francesco ha gridato la convinzione di tanti uomini e donne di religione: «Solo la pace è santa, non la guerra!». Da Assisi scaturisce un movimento per la convivenza nel mondo: «Il nostro futuro è vivere insieme», ha detto il Papa. E ha auspicato che i credenti di religioni diverse «si riuniscano e creino concordia, specie dove ci sono conflitti». Possa la pace di Assisi sconvolgere i disegni di guerra in Siria! Se gli uomini hanno un cuore duro, Dio ascolta le invocazioni e può darci presto il gran dono della pace.

domenica 25 settembre 2016

Presentazione del libro 'Servitore di Dio e dell'umanità. La biografia di Benedetto XVI'

Andrea Riccardi Pietro Parolin, Federico Lombardi 
presentano il libro di Elio Guerriero 
"Servitore di Dio e dell'umanità - la biografia di Benedetto XVI"


venerdì 23 settembre 2016

Il ritorno dello "spirito di Assisi"

Andrea Riccardi, nella rubrica 'Religioni e civiltà' del magazine Sette del Corriere della Sera del 23 settembre 2016

Nella città umbra, 30 anni di preghiera comune delle religioni. Una "profezia" di Wojtyla per le generazioni attuali e future che papa Francesco continua a coltivare

I1 20 settembre, papa Francesco è salito ad Assisi per incontrare i leader religiosi del mondo e pregare con loro per la pace. C'era pure il patriarca ortodosso Bartolomeo. E molti rabbini, imam, vescovi, pastori, monaci e responsabili buddisti e induisti. Non mancavano esponenti del pensiero umanista, come Zygmunt Bauman. Con loro, tanta gente comune di varie religioni. È stata una risposta pacifica al terrorismo. Si sono celebrati i trent'anni dalla prima Giornata di preghiera per la pace ad Assisi, voluta fermamente da Giovanni Paolo 11 nell'ottobre 1986. Ne ho già parlato su queste pagine. Fu un fatto storico: per la prima volta, tanti leader di religioni diverse si trovarono insieme, dopo essersi ignorati o combattuti per secoli, forse millenni. Non mancarono forti opposizioni nella Chiesa cattolica per timore di un passo nuovo e azzardato. Si dice che lo stesso cardinal Ratzinger, allora tra i primi collaboratori di Wojtyla, fosse perplesso. In ogni modo, da papa, Ratzinger, celebrò "l'autentico 'spirito di Assisi'... che si oppone ad ogni forma di violenza e all'abuso della religione quale pretesto per la violenza". In realtà polemiche non erano mancate. Cominciarono a diffondersi voci di riti sincretistici ad Assisi. I tradizionalisti di monsignor Lefebvre attaccarono duramente Giovanni Paolo II. Qualcuno, indicando gli esponenti di altre religioni, gridò mentre passava il Papa: "Digli che si devono convertire!". Per molti, l'evento di Assisi era una stravaganza di un papa mistico, come Wojtyla. In parecchi ambienti vaticani, si determinò una forte preoccupazione: alla fine era meglio lasciare Assisi 1986 come un momento isolato. Da parte sua, Giovanni Paolo II sognava che, da Assisi, partisse invece un movimento di pace che coinvolgesse le religioni. Queste, per l'opinione corrente, negli anni 8o, erano ormai destinate a essere spazzate via dalla modernità, mentre già si cominciava a vedere il ruolo pubblico che stavano assumendo. E questo ruolo doveva essere indirizzato nel senso della pace: era il disegno di Giovanni Paolo II, che non trovò molti interlocutori. Eppure l'evento di Assisi de1 1986 sembrò qualcosa di troppo grande per lasciarlo cadere. Si cominciò a parlare di "spirito di Assisi". Lo fecero i francescani in tante parti del mondo. La Comunità di Sant'Egidio, ogni anno, ha riproposto l'evento in vari luoghi del mondo. Sorprendentemente, fin da1 1987, il primo incontro a Roma registrò un gran numero di adesioni tra i leader religiosi: segno del bisogno di uscire da prospettive ristrette e conflittuali. Il mondo cambiava: gente di tutte le fedi cominciava a coabitare in ogni parte del pianeta.
Questo fenomeno sarebbe cresciuto con la globalizzazione. Lo "spirito di Assisi» e il dialogo delle religioni sono alla radice della civiltà del vivere insieme. È stato un percorso in controtendenza rispetto alla teoria dello scontro di civiltà e religioni, motivata anche dalla rinascita terroristica, spesso legittimante politiche bellicose specie dopo l'11 settembre 2001. Dopo quei terribili fatti, Giovanni Paolo II volle riunire nuovamente le religioni ad Assisi per ribadire che non dovevano benedire conflitti e terrorismo. Sono stato testimone di quanto la collaborazione tra le religioni sia stata all`origine di processi di pace nei confronti di vari conflitti, ma anche di situazioni locali di tensione.
 Papa Bergoglio è tornato ad Assisi, il 20 settembre, per rafforzare il dialogo interreligioso in un tempo segnato dal terrorismo. Ne ha fatto esperienza in una metropoli plurale, come Buenos Aires, dove vivono insieme Chiese cristiane di tutti i tipi assieme a ebrei (la più grande comunità latino-americana) e musulmani. Così, nel 2007, Bergoglio scriveva: «L'imperativo di Assisi è profondamente attuale per la sfida della convivenza tra culture e religioni diverse, che ha bisogno di uomini di fede profonda». E concludeva: «La profezia di Assisi è un lascito di Giovanni Paolo II alle generazioni attuali e future».


martedì 20 settembre 2016

Andrea Riccardi ad Assisi: le religioni sono fonti di speranza per chi ha sete di pace

Andrea Riccardi parla all'Incontro di Preghiera per la Pace
tra le religioni
Assisi 2016
Un “momento bello” che mostra “la pace nel cuore di tante religioni e persone”. Così Andrea Riccardi, intervenendo alla cerimonia conclusiva dell’incontro “Sete di Pace” in corso ad Assisi alla presenza di Papa Francesco e di oltre 500 leader delle grandi religioni mondiali. Per il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che ha raccolto l’intuizione di Giovanni Paolo II in 30 anni di incontri nello spirito di Assisi, le religioni sono “fonti di speranza per chi ha sete di pace”, perché “ogni comunità religiosa, che prega, può liberare energie di pace”. “Tutti possono essere artigiani di pace con la forza debole della preghiera e del dialogo”, ha affermato Riccardi, osservando che “le religioni sono chiamate a maggiore audacia” per “eliminare per sempre la guerra che è madre di tutte le povertà”.

sabato 17 settembre 2016

Andrea Riccardi Assisi 2016, dono e gesto provvidenziali

La proposta dell'arte di vivere insieme religiosamente fondata. Pubblichiamo la riflessione di Andrea Riccardi sullo Spirito di Assisi da Avvenire del 17 settembre 2016


Lo “spirito d’Assisi” ritorna oggi ad Assisi, dov’è di casa. Da qui prese le mosse nel lontano 1986, trent’anni fa, al tempo della guerra fredda. Fu un’iniziativa personale audace di Giovanni Paolo II. Nella transizione del mondo, allora agli albori, papa Wojtyla aveva ben colto come le religioni potessero esercitare un ruolo di pace, ma anche come fossero tentate dalla santificazione dei conflitti e delle identità. Così invitò ad Assisi i leader religiosi del mondo non a discutere tra di loro, ma soprattutto a pregare per la pace. Era un’intuizione profonda: geopolitica e allo stesso tempo mistica. Giovanni Paolo II, nell’intervista a Messori, afferma a proposito delle religioni: "Tenterò di mostrare che cosa costituisce per queste religioni il comune elemento fondamentale e la comune radice". Ad Assisi, il Papa mostrò come l’aspirazione alla pace costituisse qualcosa di unificante tra le religioni, mettendo in luce come la preghiera è la radice della pace. Fu una svolta. A partire dalla preghiera si è sviluppato, negli anni, un cammino di dialogo ecumenico e interreligioso.

Quel 27 ottobre 1986 fu percepito, non solo dai partecipanti, come una giornata storica: proponeva qualcosa di nuovo, atteso da tanti. Ebbe un grande impatto sulle religioni: basti pensare al mondo religioso giapponese, che perseguì con forza questa strada negli anni successivi. Ebbe un forte impatto anche sull’opinione pubblica. Era un segnale della fine della guerra fredda. Fu la conclusione di storie secolari di contrapposizione, isolamento, ignoranza tra i mondi. Storie che sembravano dovessero durare per sempre, quasi come un destino. Gente di religione diversa, nel giro di pochi anni, sotto l’impulso della globalizzazione, si sarebbero ancor più mischiate in tante parti del nostro pianeta. Ormai nessuno poteva più vivere da solo, come in un’isola. Lo “spirito di Assisi” è stata la proposta dell’arte di vivere insieme, religiosamente fondata.

Il mondo globale ne aveva e ne ha bisogno ancor di più oggi: di fronte a inedite convivenze, a una diffusa riaffermazione delle identità in contrapposizione, al terrorismo, alla rivalutazione della guerra. Negli anni Novanta, bisognava fondare, al di là dello scontro di civiltà e di religione (che era presentato come il destino del mondo globale), una “civiltà” del vivere assieme. Per questo sono stati tanto importanti l’incontro di Assisi e la storia che ne segue.

Nella città di Francesco, in quel 1986, le religioni si presentarono le une accanto alle altre in pace e preghiera. Molti, più “papisti” del papa, vollero ricordare i rischi di quell’iniziativa al vescovo di Roma. Altri, paurosi, consigliarono che l’episodio dell’incontro tra le religioni nel segno della pace restasse un fatto isolato, da non ripetere. Altrimenti ci sarebbero stati errori o sbavature. Ma papa Wojtyla teneva tenacemente che quella storia continuasse. Gli anni successivi gli hanno dato ragione. Lo “spirito di Assisi” si è diffuso. Nell’incontro tra donne e uomini di religione, si è sviluppato un dialogo ricco e articolato anno dopo anno. Le famiglie francescane, nel mondo, hanno parlato dello spirito di Assisi. L’arcivescovo Bergoglio, a Buenos Aires, dichiarò che "la profezia di Assisi" era "un lascito di Giovanni Paolo II alle generazioni attuali e future”. Ricordo un vescovo siriaco di Aleppo, Mar Gregorios Ibrahim, che si gettò con entusiasmo nel dialogo tra le religioni, dopo aver partecipato ad Assisi 1986: è stato rapito nel 2013 e da anni non se ne hanno più notizie.

Domenica, ad Assisi, inizia un convegno, cui partecipa anche il patriarca ecumenico Bartolomeo, alla presenza del presidente Sergio Mattarella , in cui leader religiosi, personalità umaniste s’incontrano per dialogare sui problemi spirituali, ma anche sulle situazioni di conflitto. Martedì, papa Francesco si unirà all’invocazione di pace di tanti credenti di ogni religione sul colle di Assisi, dopo le preghiere secondo le diverse tradizioni religiose nel recinto del Sacro Convento, non lontano dalla tomba di San Francesco. Ad Assisi pregheremo per la pace. La preghiera può piegare i disegni dei violenti, mentre si fa grido dei sofferenti, a causa della guerra, presso Dio.Si pregherà per Aleppo e la Siria. E per tutti i paesi in guerra o minacciati dalla violenza.

Non sarà un evento isolato. La Chiesa italiana si unisce a questa preghiera per la pace. (nello stesso giorno in cui esprime nuova, corale e concreta solidarietà alle vittime del terremoto in Centro Italia). Così fanno altre Chiese del mondo. In cinquantacinque città, in tutti i continenti, esponenti delle diverse religioni pregheranno anch’essi per la pace proprio in questo stesso giorno. Il nostro mondo è troppo carico di odi e di guerre. La preghiera è una forza di pace (non violenta, ma umilmente potente). San Giovanni Paolo II, nel 2000, scrisse alla Comunità di Sant’Egidio per l’incontro di Lisbona: "Sono convinto che lo "spirito di Assisi" costituisce un dono provvidenziale per il nostro tempo. Nella diversità delle espressioni religiose, lealmente riconosciute come tali, stare insieme gli uni accanto agli altri manifesta anche visibilmente l’unità della famiglia umana".

Madre Teresa, donna dei poveri e della pace

C'è il rischio di dare un'immagine semplicistica della santa. Che invece ha vissuto i drammi del suo secolo individuando la linea per la convivenza fra le religioni

Papa Francesco ha canonizzato Madre Teresa di Calcutta, la prima Premio Nobel per la Pace diventata santa. Il messaggio di questa piccola donna si è espresso con un lessico semplice e attraverso l'aiuto concreto ai poveri, anzi ai poveri più poveri. La sua vita è stata una combinazione tra mistica profonda e forte concretezza nel servizio ai poveri e nella costruzione di una rete di case per accoglierli. Lei stessa sfidò quell'Occidente ricco, che conobbe tardi nella sua vita lungamente passata in India, ad aprirsi alla gioia del dono. Chiese, anche nel discorso per il Premio Nobel, di non far morire i bambini con l'aborto, ma di darli a lei. C'è il rischio, però, di dare un'immagine semplicistica di questa donna In realtà, con la sua semplicità evangelica, Madre Teresa ha attraversato situazioni di grande complessità, vivendola in profondità. Lo ha fatto rivolgendosi ai più poveri e invitando chi incontrava a trovare il senso della vita nel sostegno a chi aveva bisogno. Con il suo lessico evangelico è andata al di là del mondo dei cattolici devoti e si è imposta all'ascolto dei leader politici. Invitata a parlare alla tribuna dell'Onu, fu così salutata dal segretario generale, Javier Pérez de Cuéllar: «Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo». Del resto, non si peritava di scrivere, alla vigilia della guerra del Golfo, a George Bush e a Saddam Hussein per invitarli alla pace. In rapporti cordiali con Paolo VI (come ha ben documentato Leonardo Sapienza in un libro recente), è stata amica di Giovanni Paolo II, che le ha fatto aprire una casa per i poveri in Vaticano.
La giovinezza di Agnese Gonxha Bojaxhiu, divenuta poi Teresa, è segnata dalla complessità balcanica dell'inizio Novecento. Di se stessa ha detto: «Per sangue e origini sono albanese pura. Per cittadinanza sono indiana. Come suora sono cattolica. Per vocazione appartengo a tutto il mondo. E quanto al mio cuore sono tutta del cuore di Gesù». Alla sua morte, ha ricevuto i funerali di Stato alla presenza del presidente indiano, mentre quello pakistano diceva la sua stima per lei. Madre Teresa ha trascorso solo diciotto anni nei Balcani, tra i più complicati della storia della regione. Apparteneva a una minoranza religiosa (i cattolici) nella minoranza albanese in Macedonia che, al momento della sua nascita era parte dell'impero ottomano. Nella sua Macedonia natia, si erano formati tanti ufficiali dei "giovani turchi" e lo stesso Kemal Ataturk, mentre quasi nello stesso tempo prestava servizio il giovane chierico ortodosso Athenagoras, greco, destinato a diventare patriarca ecumenico. Era una terra in cui s'intrecciavano religioni ed etnie, che faticavano a essere dimensionate in uno Stato nazionale. Alla canonizzazione di Madre Teresa, in piazza San Pietro, c'erano i presidenti di Albania, Macedonia e Kosovo, che - a loro modo - la considerano una
connazionale. Inoltre la madre e la sorella della suora hanno vissuto anni nell'Albania comunista di Hoxha, dove sono state sepolte.
Madre Teresa è una figura novecentesca: nata nel 1910, morta nel 1997 a Calcutta, conosce tanti drammi del secolo. L'altro religioso è sempre esistito nell'orizzonte di Madre Teresa, anche quando la Chiesa cattolica lo ignorava, come prima del Vaticano II. La suora, nell'India britannica dal 1928, fa l'esperienza della complessità religiosa ed etnica del grande impero. Postasi fuori dall'Europa, in India, attenta alla religiosità non cristiana ma ben radicata nella fede cattolica, viene apprezzata dagli induisti e da gente di altra religione. Soprattutto la solidarietà con i poveri va al di là delle barriere confessionali, costruendo una trama di amicizia interreligiosa. Significativo è il rispetto dei poveri: «Non cerchiamo mai di convertire al cristianesimo coloro che accogliamo».
Nella semplicità di Madre Teresa, chiara ma anche dalle radici misteriose, si legge un messaggio per il mondo di oggi, in cui le religioni vivono assieme ma non sempre in pace: il valore della preghiera e il servizio ai più poveri. Per alcuni, la Madre è una suora tradizionale. Vibra in lei la grande tradizione cattolica, ma c`è un'intuizione profonda di tempi nuovi del cristianesimo. Si capisce perché, nell'ottobre 1986, volle essere presente ad Assisi, alla preghiera interreligiosa per la pace, voluta dal suo amico Giovanni Paolo.                          

venerdì 16 settembre 2016

Costruire la pace, lezione magistrale guardando ad Aleppo

"Costruire la pace" è il tema della lezione magistrale che Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, storico ed ex ministro, tiene oggi alle 15 al XVI Festival di Filosofia di Modena.
Il quotidiano Avvenire ne pubblica un ampio passaggio, in cui Andrea Riccardi riprende il discorso che tanto gli sta a cuore su Aleppo LEGGI



Il festivalfilosofia 2016, che si tiene a Modena, Carpi e Sassuolo dal 16 al 18 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città, mette a tema la dimensione agonistica e competitiva che pervade non solo gli ambiti della vita collettiva, ma anche le forme di vita dei singoli.


Vedi anche l'intervista a Andrea Riccardi su www.vita.it