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L'inverno della ragione si abbatte sul mondo in fiamme. Dalla Palestina all'Ucraina, l'Onu è umiliata e l'umanità affonda nella guerra globale

Il Segretario Generale dell'Onu, António Guterres, parla all'Assemblea Generale il 2 Giugno - UN Photo/Manuel Elias

È l'inverno della ragione. Papa Francesco parlava di "guerra mondiale a pezzi", ma oggi i "pezzi" si uniscono - così pare - tra loro nello scenario di un grande conflitto. Specie in Medio Oriente dove i bombardamenti israeliani e americani sull'Iran hanno allargato la guerra. Ne soffrono gli iraniani e il regime s'indurisce (anche contro i profughi afghani). Trump afferma di rinviare la decisione se bombardare o no, ma poi - a sorpresa - colpisce i siti iraniani. Un rapporto dell'Aiea, l'Agenzia per l'energia atomica, aveva dichiarato che l'Iran era prossimo all'obiettivo della fabbricazione dell'atomica. Tre giorni dopo, il suo direttore generale ha ridotto l'allarme. C'è differenza! 

Certo gli iraniani sono inaffidabili. Israeliani, arabi, europei e americani sono assolutamente contrari a che Teheran entri nel club nucleare. Nel gioco degli specchi, spunta Putin, aggressore in Ucraina, che si propone come mediatore tra Israele e Iran. Ma pure la Russia vuole un Iran nucleare.

Intanto continuano i martellanti bombardamenti in Ucraina, Paese distrutto con milioni di profughi all'estero e non si vede la via d'uscita. La pace, che Trump aveva detto di ottenere presto, nonostante la ribadita amicizia con Putin, si fa lontana. L'Europa si arma insistendo sulla minaccia di Putin, «con il rischio», scrive Massimo Nava, «delle più classiche profezie autoavveranti». Le forze armate di una Germania, che investe tanto sull'esercito convenzionale (e lo vuole primo in Europa), dichiarano che la Russia è un "pericolo esistenziale" per Berlino. 

Gaza paga ogni giorno un grave tributo di sangue e dolore alle azioni israeliane, mentre i rapiti da parte di Hamas restano nelle mani dell`organizzazione terroristica. Per i palestinesi non c'è alcuna soluzione per il futuro, nonostante gli europei ribadiscano quella di due Stati e due popoli, difficile da realizzare, ma unica. 

Il Sudan è una tragedia. Nella lontana Myanmar da quattro anni c'è guerra civile e più della metà del territorio è nelle mani delle milizie etniche. Si diffonde la logica della guerra come unica via per affermarsi. 

Una marea di rifugiati. Nel 2024, 123 milioni (7 per cento in più del 2023): 73,5 milioni all'interno del proprio Paese e 42,7 all'estero, specie nei Paesi vicini. I conflitti in Sudan, Ucraina e Myanmar sono all`origine dei principali flussi. Da Gaza pochissimi palestinesi escono, come si vede dalla difficoltà di far evacuare alcuni casi umanitari. Dal 2015 gli sfollati sono quasi raddoppiati, ma i fondi per loro sono quasi gli stessi. 

La più grande crisi umanitaria dell'ultimo decennio, la Siria (6 milioni e più di rifugiati all'estero), è finita e 500 mila siriani sono rientrati. Il conflitto siriano è durato dal 2011 al 2024: si dovrà aspettare così tanto anche per gli altri Paesi? 

Il quadro internazionale è deteriorato con il discredito della diplomazia, l'umiliazione dell`Onu e l'accantonamento del diritto internazionale. La guerra calpesta i fondamenti della comunità internazionale. Tutto è possibile: se Trump vuole la Groenlandia perché la Cina non dovrebbe riprendersi Taiwan? È l'inverno della ragione. La pace è oggi il vero bisogno dei popoli. Su essa ci si deve concentrare con urgenza. E riprendere ovunque a trattare!


Editoriale di Andrea Riccardi su Famiglia Cristiana del 29/6/2025


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